Il saggio tenta di ricostruire, mediante l'esame di fonti più o meno tradizionali (le carte di polizia, le relazioni di questori e prefetti, i rapporti di informatori dell'OVRA, la corrispondenza censurata, ma anche il teatro, la letteratura, il cinema, le canzoni) le subculture, i comportamenti di massa, gli atteggiamenti mentali che caratterizzarono prima la guerra, poi la sconfitta e la drammatica divisione del Paese. Una storia, dunque, del conflitto non secondo tematiche meramente istituzionali e politiche, ma della mentalità o - per dir meglio - della sensibilità in tempo di guerra. L'attenzione, pertanto, è stata rivolta sia alla rappresentazione del conflitto operata dagli apparati culturali del regime, sia all'immagine che del conflitto ebbero gli italiani. Un'immagine che si basava certamente su quella trasmessa dalla propaganda fascista, ma che poteva confrontarsi - a differenza di quanto era accaduto con la prima guerra mondiale - con la terribile realtà quotidiana, fatta di bombardamenti, di fame, di paure, di sofferenze, di atrocità di cui tutti erano, chi più chi meno, testimoni.

La fine di un mondo. Atteggiamenti mentali e sentimenti degli italiani nella seconda guerra mondiale (1940-1943)

CAVALLO, Pietro
2005

Abstract

Il saggio tenta di ricostruire, mediante l'esame di fonti più o meno tradizionali (le carte di polizia, le relazioni di questori e prefetti, i rapporti di informatori dell'OVRA, la corrispondenza censurata, ma anche il teatro, la letteratura, il cinema, le canzoni) le subculture, i comportamenti di massa, gli atteggiamenti mentali che caratterizzarono prima la guerra, poi la sconfitta e la drammatica divisione del Paese. Una storia, dunque, del conflitto non secondo tematiche meramente istituzionali e politiche, ma della mentalità o - per dir meglio - della sensibilità in tempo di guerra. L'attenzione, pertanto, è stata rivolta sia alla rappresentazione del conflitto operata dagli apparati culturali del regime, sia all'immagine che del conflitto ebbero gli italiani. Un'immagine che si basava certamente su quella trasmessa dalla propaganda fascista, ma che poteva confrontarsi - a differenza di quanto era accaduto con la prima guerra mondiale - con la terribile realtà quotidiana, fatta di bombardamenti, di fame, di paure, di sofferenze, di atrocità di cui tutti erano, chi più chi meno, testimoni.
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