L’analisi delle implicazioni paidetiche di alcuni tra i principali paradigmi psicologici ha lo scopo di evidenziare la natura del legame tra pedagogia e psicologia e la sua evoluzione nel tempo, individuando piste di riflessione che possano sfociare in direzioni reciprocamente produttive. Da un punto di vista metateorico tale problematica può configurarsi come un tentativo di rispondere alle domande fondamentali dell’antropologia pedagogica: l’uomo è educabile?In quale misura?A quali condizioni?In quale direzione? La giustificazione teorica dell’identità della pedagogia va colta nello sguardo conoscitivo e critico-riflessivo sull’educazione e nell’individuazione-produzione di concetti, idee, paradigmi, categorie relazionati all’educativo. Una possibilità di legittimazione della pedagogia può essere rinvenuta in un’epistemologia che, acquisendo consapevolezza critica delle altre scienze, ne filtri i contributi. Il rapporto psicologia-pedagogia è la naturale conseguenza nella necessità per la pedagogia, nel momento in cui descrive i processi educativi, di conoscere i processi psichici. Concetti quali la maturazione cognitiva, affettiva, etica, scaturiscono da un’ibridazione dei paradigmi psicologico e pedagogico, specchio dell’intersezione forte tra psichismo ed educazione. L’intersezione psicologia-pedagogia si è sviluppata su due percorsi fondamentali: la psicologia dell’istruzione, sulla base del paradigma comportamentista fino alla metà del secolo scorso, poi sostituito dal paradigma cognitivista e la psicologia della personalità, entro la quale si collocano gli approcci teorici della psicoanalisi, dell’interazionismo sociale, dell’analisi transazionale, della psicologia umanistica e all’interno di questa gli approcci logocentrici (logos come senso) dell’antropoanalisi, dell’analisi esistenziale frankliana, della psicoanalisi personalistica. La psicologia contemporanea, com’è noto, presenta un panorama di notevole complessità, configurandosi come scienza la cui epistemologia è caratterizzata da un pluralismo sia epistemico che metodologico e da una dialettica tra teorie/paradigmi alternativi. Dal punto di vista della formazione continua gran parte della psicologia può diventare oggetto dello sguardo pedagogico. Allo stato attuale si può affermare che il dialogo tra psicologia e pedagogia ha inciso profondamente sulla coscienza culturale contemporanea per ciò che riguarda la considerazione di una molteplicità di aspetti inerenti i processi educativi: si pensi alla progressiva attenzione per una conoscenza scientifica dell’educando, alla sempre più matura considerazione ed integrazione delle differenze, al miglioramento dei metodi psicodidattici dovuti all’impatto delle teorie psicologiche sulla ricerca educativa che ha preso in esame i processi di insegnamento, apprendimento, valutazione del rendimento scolastico, all’attenzione per l’organizzazione familiare e scolastica in funzione delle crescenti trasformazioni sociali, alla diffusione sempre più estesa della coscienza della basilarità dell’aspetto educativo-formativo per il benessere psichico-sociale, concetto quest’ultimo che rischia di essere riduttivo se privo di riferimenti alla riflessione sui valori che danno significato e senso all’educazione. Se infatti l’essenza stessa dell’impresa educativa è lavorare per migliorare la condizione umana, quando il pedagogista si impadronisce delle teorie psicologiche le trasforma nella misura in cui dona loro una finalità, quella di cambiare il corso degli eventi. Allora il sapere scientifico deve sposarsi con la riflessione filosofica concepita come una riflessioni critica sui valori. Se chi educa ha il dovere di conoscere la psiche delle persone alle quali deve facilitare l’avvenire occorre che si domandi incessantemente: per quali fini?

Dimensioni paidetiche della ricerca psicologica

D'ALESSIO, Chiara
2005

Abstract

L’analisi delle implicazioni paidetiche di alcuni tra i principali paradigmi psicologici ha lo scopo di evidenziare la natura del legame tra pedagogia e psicologia e la sua evoluzione nel tempo, individuando piste di riflessione che possano sfociare in direzioni reciprocamente produttive. Da un punto di vista metateorico tale problematica può configurarsi come un tentativo di rispondere alle domande fondamentali dell’antropologia pedagogica: l’uomo è educabile?In quale misura?A quali condizioni?In quale direzione? La giustificazione teorica dell’identità della pedagogia va colta nello sguardo conoscitivo e critico-riflessivo sull’educazione e nell’individuazione-produzione di concetti, idee, paradigmi, categorie relazionati all’educativo. Una possibilità di legittimazione della pedagogia può essere rinvenuta in un’epistemologia che, acquisendo consapevolezza critica delle altre scienze, ne filtri i contributi. Il rapporto psicologia-pedagogia è la naturale conseguenza nella necessità per la pedagogia, nel momento in cui descrive i processi educativi, di conoscere i processi psichici. Concetti quali la maturazione cognitiva, affettiva, etica, scaturiscono da un’ibridazione dei paradigmi psicologico e pedagogico, specchio dell’intersezione forte tra psichismo ed educazione. L’intersezione psicologia-pedagogia si è sviluppata su due percorsi fondamentali: la psicologia dell’istruzione, sulla base del paradigma comportamentista fino alla metà del secolo scorso, poi sostituito dal paradigma cognitivista e la psicologia della personalità, entro la quale si collocano gli approcci teorici della psicoanalisi, dell’interazionismo sociale, dell’analisi transazionale, della psicologia umanistica e all’interno di questa gli approcci logocentrici (logos come senso) dell’antropoanalisi, dell’analisi esistenziale frankliana, della psicoanalisi personalistica. La psicologia contemporanea, com’è noto, presenta un panorama di notevole complessità, configurandosi come scienza la cui epistemologia è caratterizzata da un pluralismo sia epistemico che metodologico e da una dialettica tra teorie/paradigmi alternativi. Dal punto di vista della formazione continua gran parte della psicologia può diventare oggetto dello sguardo pedagogico. Allo stato attuale si può affermare che il dialogo tra psicologia e pedagogia ha inciso profondamente sulla coscienza culturale contemporanea per ciò che riguarda la considerazione di una molteplicità di aspetti inerenti i processi educativi: si pensi alla progressiva attenzione per una conoscenza scientifica dell’educando, alla sempre più matura considerazione ed integrazione delle differenze, al miglioramento dei metodi psicodidattici dovuti all’impatto delle teorie psicologiche sulla ricerca educativa che ha preso in esame i processi di insegnamento, apprendimento, valutazione del rendimento scolastico, all’attenzione per l’organizzazione familiare e scolastica in funzione delle crescenti trasformazioni sociali, alla diffusione sempre più estesa della coscienza della basilarità dell’aspetto educativo-formativo per il benessere psichico-sociale, concetto quest’ultimo che rischia di essere riduttivo se privo di riferimenti alla riflessione sui valori che danno significato e senso all’educazione. Se infatti l’essenza stessa dell’impresa educativa è lavorare per migliorare la condizione umana, quando il pedagogista si impadronisce delle teorie psicologiche le trasforma nella misura in cui dona loro una finalità, quella di cambiare il corso degli eventi. Allora il sapere scientifico deve sposarsi con la riflessione filosofica concepita come una riflessioni critica sui valori. Se chi educa ha il dovere di conoscere la psiche delle persone alle quali deve facilitare l’avvenire occorre che si domandi incessantemente: per quali fini?
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