I versi in epigrafe, composti nella seconda metà del XV secolo alla corte di Filippo il Buono, recuperavano il topos oraziano della natura imperitura delle opere poetiche, che possono reggere meglio dei monumenti agli assalti del tempo e delle intemperie . Ma in una innovativa ‘estensione’ dell’immagine oraziana, il poeta evoca le porte e le chiare finestre («le huis et le cleres fenestres») attraverso le quali gli eventi del passato filtrano come raggi luce e si trasmettono al presente . Ecco che le finestre e le vetrate, che le rendevano chiare, possono lasciare filtrare tratti della mentalità dei secoli passati, e ci spingono a interrogarci su come venissero percepiti gli interni architettonici, i loro spazi, i loro arredi grazie alla luce naturale ed artificiale che in essi risplendeva. Nata come efficace schermo protettivo delle finestre, la vetrata divenne presto un complemento di arredo lussuoso, i cui colori tra tarda Antichità e Medioevo vennero apprezzati sia da un punto di vista puramente estetico come una gioia per gli occhi, sia teologico perché visti come evocativi delle gemme con le quali sono costruite le mura della Gerusalemme Celeste, sia spirituale perché ritenuti uno stimolo verso la contemplazione mistica. Nella vetrata, e nella luce di cui essa è vettrice, veniva colta la presenza divina, l’incarnazione del Cristo-Luce. Non a caso al cospetto di vetrate colorate e istoriate sono accaduti miracoli e visioni mistiche, grazie alla coincidenza tra lume naturale e irradiazione divina.

Di fronte alle vetrate

DELL'ACQUA, Francesca
2004-01-01

Abstract

I versi in epigrafe, composti nella seconda metà del XV secolo alla corte di Filippo il Buono, recuperavano il topos oraziano della natura imperitura delle opere poetiche, che possono reggere meglio dei monumenti agli assalti del tempo e delle intemperie . Ma in una innovativa ‘estensione’ dell’immagine oraziana, il poeta evoca le porte e le chiare finestre («le huis et le cleres fenestres») attraverso le quali gli eventi del passato filtrano come raggi luce e si trasmettono al presente . Ecco che le finestre e le vetrate, che le rendevano chiare, possono lasciare filtrare tratti della mentalità dei secoli passati, e ci spingono a interrogarci su come venissero percepiti gli interni architettonici, i loro spazi, i loro arredi grazie alla luce naturale ed artificiale che in essi risplendeva. Nata come efficace schermo protettivo delle finestre, la vetrata divenne presto un complemento di arredo lussuoso, i cui colori tra tarda Antichità e Medioevo vennero apprezzati sia da un punto di vista puramente estetico come una gioia per gli occhi, sia teologico perché visti come evocativi delle gemme con le quali sono costruite le mura della Gerusalemme Celeste, sia spirituale perché ritenuti uno stimolo verso la contemplazione mistica. Nella vetrata, e nella luce di cui essa è vettrice, veniva colta la presenza divina, l’incarnazione del Cristo-Luce. Non a caso al cospetto di vetrate colorate e istoriate sono accaduti miracoli e visioni mistiche, grazie alla coincidenza tra lume naturale e irradiazione divina.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/1633522
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