Su Gaetano Mammone di Sora, e sui suoi fratelli e sodali Luigi e Fran¬cesco, nonostante un importante saggio di Benedetto Croce e il recente e documentato contributo di Luigi Alonzi, si conosce ancor oggi assai poco, come del resto su tutti i fatti del 1799 nel Sorano. Se la documen¬ta¬zione inedita consente di ridimensionare drastica¬mente l’ipotesi crociana del coinvolgimento di Mammone in trame gia¬co¬bine dopo il ’99, si sviluppa nel saggio la collaterale ma signi-ficativa vicenda di un gregario di Mammone, il ca¬pomassa Giuseppe Man¬cini di Atina. A differenza della generalità degli altri capomassa, questi era di condizione socio-professionale abbastanza elevata, essendo infatti notaio ed esponente di una delle principali famiglie di Atina. La ricostruzione delle sue vicende consente di far luce sugli avvenimenti del 1799 nel Sorano e sul ruolo in essi svolto da Mammone. In effetti, però, il sanfedista atinate riuscì a non essere coinvolto nella caduta in disgrazia, nell’arresto e nella con¬dan¬na di Mammone, e quindi a dimostrare la sua estraneità agli «eccessi» e agli efferati delitti del capomassa di Sora. Successivamente, anzi, Il notaio di Atina tese in sostanza ad attribuirsi i meriti e le imprese del capomassa di Sora, ma senza farsi minimamente carico della responsabilità dei suoi delitti e abusi. E, anche in questo, la posizione del Mancini è estremamente significativa dell’ambiguità cinica e oppor¬tu¬nistica dei sanfedisti di estrazione borghese nei confronti dell’ala e¬strema del mo¬vimento sanfedista, emblematicamente rappre¬sen¬tata da Mammone.

Un luogotenente di Mammone. Il capomassa Giuseppe Mancini di Atina e la ricostruzione crociana del Novantanove

BARRA, Francesco
2005

Abstract

Su Gaetano Mammone di Sora, e sui suoi fratelli e sodali Luigi e Fran¬cesco, nonostante un importante saggio di Benedetto Croce e il recente e documentato contributo di Luigi Alonzi, si conosce ancor oggi assai poco, come del resto su tutti i fatti del 1799 nel Sorano. Se la documen¬ta¬zione inedita consente di ridimensionare drastica¬mente l’ipotesi crociana del coinvolgimento di Mammone in trame gia¬co¬bine dopo il ’99, si sviluppa nel saggio la collaterale ma signi-ficativa vicenda di un gregario di Mammone, il ca¬pomassa Giuseppe Man¬cini di Atina. A differenza della generalità degli altri capomassa, questi era di condizione socio-professionale abbastanza elevata, essendo infatti notaio ed esponente di una delle principali famiglie di Atina. La ricostruzione delle sue vicende consente di far luce sugli avvenimenti del 1799 nel Sorano e sul ruolo in essi svolto da Mammone. In effetti, però, il sanfedista atinate riuscì a non essere coinvolto nella caduta in disgrazia, nell’arresto e nella con¬dan¬na di Mammone, e quindi a dimostrare la sua estraneità agli «eccessi» e agli efferati delitti del capomassa di Sora. Successivamente, anzi, Il notaio di Atina tese in sostanza ad attribuirsi i meriti e le imprese del capomassa di Sora, ma senza farsi minimamente carico della responsabilità dei suoi delitti e abusi. E, anche in questo, la posizione del Mancini è estremamente significativa dell’ambiguità cinica e oppor¬tu¬nistica dei sanfedisti di estrazione borghese nei confronti dell’ala e¬strema del mo¬vimento sanfedista, emblematicamente rappre¬sen¬tata da Mammone.
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