Nell’ambito del convegno tenutosi ad Atene nel 2006 su Atene e l’Occidente l’Autore ha presentato un quadro di sintesi sul problema dell’Agora del Ceramico dal momento della sua formazione sino alla spedizione in Sicilia, momento che segna la fine delle aspirazioni ateniesi in Occidente. Un particolare rilievo riveste l’indagine sulle fasi più antiche dell’Agora del Ceramico, tema oggetto in questi ultimi anni di un ampio e affascinante dibattito che è ben lontano dall’essersi concluso. Nello specifico l’Autore prova a inquadrare la nascita dell’Agora del Ceramico nel più ampio processo della formazione della città alto-arcaica, valorizzando l’esistenza di possibili spazi liberi intorno ai quali avrebbero potuto organizzarsi i nuclei abitativi della città nel corso della prima età del Ferro, nuclei forse all’origine dei futuri demi urbani ancora dotati di specifiche agorai in epoca classica. In particolare l’Autore fa riferimento al demo en Koile e a quello di Skambonidai ma anche, e soprattutto, a quello di Afrodite Pandemos non lontano dai propilei, alle pendici sud dell’Acropoli (la ben nota archaia agora di Apollodoro) e, probabilmente, le stesse agorai alle pendici orientali e nord-occidentali (l’Agora del Ceramico) dell’Acropoli. In sostanza seguendo l’approccio che de Polignac ha avanzato per le più antiche poleis tardo-geometriche del mondo coloniale d’Occidente (Megara Hyblaea e Siracusa in primis) l’Autore prova a tracciare un possibile percorso di formazione e di trasformazione della realtà urbana ateniese, dapprima organizzata intorno all’Acropoli e ai suoi spazi collettivi strutturati per singoli clan, poi il riconoscimento di un unico spazio collettivo alle pendici orientali, il cuore della città proto-arcaica e arcaica (processo di trasformazione radicale con conseguente gerarchizzazione e specializzazione delle diverse aree collettive), infine, nell’età dei tiranni, quando un potere personale finisce per favorire l’idea della comunità come sede del potere, il trasferimento dello spazio pubblico dall’antico centro storico al Kolonòs Agoraios presso il Ceramico. Successivamente l’Autore esamina in dettaglio le strutture che consentono di cogliere il momento di definizione dell’Agora del Ceramico e la duplicazione di alcuni monumenti della Palaia Agora segnalando come la successiva fase di Clistene con i suoi edifici pubblici e, soprattutto, con gli horoi, concretizzi un progetto politico che, sebbene in forte continuità topografica con il passato tirannico, allo stesso tempo ne marca la differenza sotto il profilo istituzionale (costruzione del primo Bouleuterion e realizzazione nelle vicinanze dell’ekklesiasterion-Pnice). La nuova Agora del Ceramico tuttavia non fa perdere la memoria della Palaia Agora che resta ancora legata a Teseo, eroe per eccellenza ateniese che Cimone onorerà riportandone in città le ossa da Sciro; queste vengono deposte nel Theseion, nel cuore della città arcaica, oggi localizzabile alle pendici orientali dell’Agora. Le vicende più significative del v secolo a.C. si svolgono in ogni caso nell’area a nord dell’Areopago, spazio pubblico che lo stesso Cimone abbellirà con i platani e che tutt’intorno si arricchisce di edifici pubblici, in particolare, stoai e dove avranno luogo le vicende drammatiche della profanazione delle erme, preludio alla caduta dell’impero ateniese.

La definizione di un 'nuovo' spazio pubblico: l'Agora del Ceramico da Clistene alla spedizione in Sicilia

LONGO, Fausto
2007

Abstract

Nell’ambito del convegno tenutosi ad Atene nel 2006 su Atene e l’Occidente l’Autore ha presentato un quadro di sintesi sul problema dell’Agora del Ceramico dal momento della sua formazione sino alla spedizione in Sicilia, momento che segna la fine delle aspirazioni ateniesi in Occidente. Un particolare rilievo riveste l’indagine sulle fasi più antiche dell’Agora del Ceramico, tema oggetto in questi ultimi anni di un ampio e affascinante dibattito che è ben lontano dall’essersi concluso. Nello specifico l’Autore prova a inquadrare la nascita dell’Agora del Ceramico nel più ampio processo della formazione della città alto-arcaica, valorizzando l’esistenza di possibili spazi liberi intorno ai quali avrebbero potuto organizzarsi i nuclei abitativi della città nel corso della prima età del Ferro, nuclei forse all’origine dei futuri demi urbani ancora dotati di specifiche agorai in epoca classica. In particolare l’Autore fa riferimento al demo en Koile e a quello di Skambonidai ma anche, e soprattutto, a quello di Afrodite Pandemos non lontano dai propilei, alle pendici sud dell’Acropoli (la ben nota archaia agora di Apollodoro) e, probabilmente, le stesse agorai alle pendici orientali e nord-occidentali (l’Agora del Ceramico) dell’Acropoli. In sostanza seguendo l’approccio che de Polignac ha avanzato per le più antiche poleis tardo-geometriche del mondo coloniale d’Occidente (Megara Hyblaea e Siracusa in primis) l’Autore prova a tracciare un possibile percorso di formazione e di trasformazione della realtà urbana ateniese, dapprima organizzata intorno all’Acropoli e ai suoi spazi collettivi strutturati per singoli clan, poi il riconoscimento di un unico spazio collettivo alle pendici orientali, il cuore della città proto-arcaica e arcaica (processo di trasformazione radicale con conseguente gerarchizzazione e specializzazione delle diverse aree collettive), infine, nell’età dei tiranni, quando un potere personale finisce per favorire l’idea della comunità come sede del potere, il trasferimento dello spazio pubblico dall’antico centro storico al Kolonòs Agoraios presso il Ceramico. Successivamente l’Autore esamina in dettaglio le strutture che consentono di cogliere il momento di definizione dell’Agora del Ceramico e la duplicazione di alcuni monumenti della Palaia Agora segnalando come la successiva fase di Clistene con i suoi edifici pubblici e, soprattutto, con gli horoi, concretizzi un progetto politico che, sebbene in forte continuità topografica con il passato tirannico, allo stesso tempo ne marca la differenza sotto il profilo istituzionale (costruzione del primo Bouleuterion e realizzazione nelle vicinanze dell’ekklesiasterion-Pnice). La nuova Agora del Ceramico tuttavia non fa perdere la memoria della Palaia Agora che resta ancora legata a Teseo, eroe per eccellenza ateniese che Cimone onorerà riportandone in città le ossa da Sciro; queste vengono deposte nel Theseion, nel cuore della città arcaica, oggi localizzabile alle pendici orientali dell’Agora. Le vicende più significative del v secolo a.C. si svolgono in ogni caso nell’area a nord dell’Areopago, spazio pubblico che lo stesso Cimone abbellirà con i platani e che tutt’intorno si arricchisce di edifici pubblici, in particolare, stoai e dove avranno luogo le vicende drammatiche della profanazione delle erme, preludio alla caduta dell’impero ateniese.
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