Pietro Lombardo, soprattutto in quanto autore del «Liber sententiarum», è riconosciuto dai contemporanei, e dalle generazioni a lui immediatamente seguenti, maestro autorevole e fondatore della teologia quale disciplina epistemologicamente consolidata, cui corrisponde un preciso ambito formativo nel curriculum degli studi al volgere tra i secoli XII e XIII. La moderna storiografia filosofica concorda, in linea di massima, con tale giudizio, anche se, in verità, la sua figura di precursore viene illuminata esclusivamente dalla natura ordinata e riassuntiva del suo contributo nei confronti della materia teologica, senza che sia stato finora formulato nella sua produzione un adeguato riconoscimento di originalità speculativa. La presente indagine mira invece a evidenziare i caratteri fondativi del contributo offerto dal «Liber sententiarum» alla nascita della teologia come scienza, ricollocandolo sullo sfondo storico cui appartiene: mostrandone cioè la coerenza con precedenti progetti altomedievali di organizzazione tematica dei contenuti della conoscenza relativa ai dogmi della fede cristiana e indicando nel metodo della «aequipollentia», suggerito dai modelli di Lanfranco di Pavia e, soprattutto, di Anselmo d’Aosta, il principio che consente di utilizzare lo strumento dell’antologizzazione delle sentenze patristiche come equivalente ad una trattazione teoretica discorsiva e argomentativa delle questioni teologiche. Interessanti confronti tra i contenuti del «Liber» e tesi e forme argomentative selezionate dagli scritti di importanti autori dell’alto Medioevo (Giovanni Scoto, Pier Damiani, Anselmo), nonché una rigorosa analisi del concetto di «sententia», condotta sulla base delle competenze di dialettica proprie dei secoli XI e XII, inducono a considerare Pietro Lombardo un significativo testimone degli esiti epistemologici dell’evoluzione degli studi di dialettica dalla disciplina del termine a quella della proposizione. Sulla base dell’equivalenza formale tra le citazioni da testi dei Padri della Chiesa e le proposizioni logicamente compiute dell’argomentare filosofico, le «sententiae» lombardiane divengono così vere e proprie tesi teologiche dialetticamente verificabili: e dunque, in quanto tali, adeguate ad entrare nel processo di determinazione argomentativa dell’«intelligentia dicti», elemento essenziale del meccanismo di verifica delle formule dogmatiche.

La poverella e il suo tesoro: Pietro Lombardo teologo

D'ONOFRIO, Giulio
2007-01-01

Abstract

Pietro Lombardo, soprattutto in quanto autore del «Liber sententiarum», è riconosciuto dai contemporanei, e dalle generazioni a lui immediatamente seguenti, maestro autorevole e fondatore della teologia quale disciplina epistemologicamente consolidata, cui corrisponde un preciso ambito formativo nel curriculum degli studi al volgere tra i secoli XII e XIII. La moderna storiografia filosofica concorda, in linea di massima, con tale giudizio, anche se, in verità, la sua figura di precursore viene illuminata esclusivamente dalla natura ordinata e riassuntiva del suo contributo nei confronti della materia teologica, senza che sia stato finora formulato nella sua produzione un adeguato riconoscimento di originalità speculativa. La presente indagine mira invece a evidenziare i caratteri fondativi del contributo offerto dal «Liber sententiarum» alla nascita della teologia come scienza, ricollocandolo sullo sfondo storico cui appartiene: mostrandone cioè la coerenza con precedenti progetti altomedievali di organizzazione tematica dei contenuti della conoscenza relativa ai dogmi della fede cristiana e indicando nel metodo della «aequipollentia», suggerito dai modelli di Lanfranco di Pavia e, soprattutto, di Anselmo d’Aosta, il principio che consente di utilizzare lo strumento dell’antologizzazione delle sentenze patristiche come equivalente ad una trattazione teoretica discorsiva e argomentativa delle questioni teologiche. Interessanti confronti tra i contenuti del «Liber» e tesi e forme argomentative selezionate dagli scritti di importanti autori dell’alto Medioevo (Giovanni Scoto, Pier Damiani, Anselmo), nonché una rigorosa analisi del concetto di «sententia», condotta sulla base delle competenze di dialettica proprie dei secoli XI e XII, inducono a considerare Pietro Lombardo un significativo testimone degli esiti epistemologici dell’evoluzione degli studi di dialettica dalla disciplina del termine a quella della proposizione. Sulla base dell’equivalenza formale tra le citazioni da testi dei Padri della Chiesa e le proposizioni logicamente compiute dell’argomentare filosofico, le «sententiae» lombardiane divengono così vere e proprie tesi teologiche dialetticamente verificabili: e dunque, in quanto tali, adeguate ad entrare nel processo di determinazione argomentativa dell’«intelligentia dicti», elemento essenziale del meccanismo di verifica delle formule dogmatiche.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/1737349
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact