A.G. PARISI CAP. X IL COMMERCIO ELETTRONICO Abstract Lo sviluppo esponenziale della Information Technology che da decenni caratterizza l’evoluzione della civiltà contemporanea ha inciso profondamente sulla struttura della società, giungendo a modificare gli stessi rapporti sociali. Ne è derivata la radicale trasformazione del sistema dell’informazione e delle comunicazioni, della conoscenza e della cultura, come pure la dilatazione del mercato e l’intenso processo di globalizzazione che ormai caratterizza il mondo attuale. Quanto allo scambio di dati, all’iniziale e più semplice funzione di comunicazione di messaggi e informazioni è seguita la realizzazione di indirizzi di posta elettronica (e-mail) e di pagine World Wide Web, ciascuna caratterizzata dal domain name costituito da un insieme di caratteri alfanumerici legati al singolo richiedente: tramite web ben presto si diffondono messaggi pubblicitari, inviti, offerte e proposte contrattuali, e si giunge al vero e proprio “commercio elettronico”, ossia alla conclusione ed esecuzione di contratti “in rete”. L’evoluzione della information and comunication technology (ICT) ha avuto, sull’economia e, in generale, su tutti gli aspetti della vita sociale, un’incidenza straordinaria paragonabile, secondo alcuni, a quella prodotta dall’invenzione della ruota o, in epoca più recente, dallo sviluppo delle reti ferroviarie e dal telegrafo, e si pone come pietra miliare nella storia delle possibilità offerte dalla tecnica al progresso dell’umanità. L’ICT oggi non può più definirsi come semplice strumento fruibile dall’individuo, per sua scelta, ma si presenta come ambiente costitutivo di una realtà diversa, in cui le regole di una razionalità conformata solo a criteri di funzionalità e di efficienza sembrano subordinare alle esigenze dell’apparato tecnico l’intero mondo di relazioni in cui vive la società contemporanea, coinvolgendo anche la rete di rapporti giuridici che sono con essa strettamente intessuti. Ne è conseguita da più parti la condivisione dell’urgenza di considerare le attività in rete e le consuetudini di netiquette – gli accordi spontanei sulle regole di condotta corretta in rete – come fonte reale di nuovo diritto. Come è stato già autorevolmente osservato, va considerato l’evidenziarsi, nell’ambito giuridico di riferimento, di un duplice processo, ormai irreversibile: il diritto commerciale nel nuovo contesto del cyberspace ritrova l’antica vocazione all’universalità intesa come dimensione naturale delle sue norme e, nel contempo, riafferma una esigenza di specialità, differenziandosi nella disciplina dei rapporti interni alla classe degli imprenditori e nel diritto applicabile ai contratti tra professionnels e consumatori. Già in passato tale specialità si era affermata nell’ambito delle regole della lex mercatoria: la grande differenza rispetto all’antica consuetudine del diritto commerciale è che, questa volta, la duplice specializzazione non è espressione di un favor generalizzato per gli interessi dei mercanti, bensì di un favor preminente, nei rapporti tra mercanti e non, verso gli interessi dei consumatori, la cui tutela costituisce il core del cosiddetto diritto privato necessario. In effetti, tutte le norme adottate dal legislatore statale o comunitario, nell’ambito del diritto interno o sul piano transnazionale sono orientate alla massima liberalizzazione nelle contrattazioni B2B (business to business), ed improntate, invece, alla massima cautela, considerata la molteplicità di inderogabili norme di protezione, nell’attività di B2C (business to consumer). I rapporti contrattuali consumer to consumer, tra consumatori, presentano problematiche generali comuni alle altre due categorie di contratti on line, mentre l’e-contract tra Pubblica Amministrazione e imprenditori (Public Agencies to business, o, in linguaggio semplificato, B2A: business to administration) e tra Pubblica Amministrazione e cittadini (Public Agencies to citizens, o C2A: consumer to administration) riguardano – rispettivamente - operazioni che possono compiersi opportunamente per via telematica, concernenti, ad esempio, l’ambito fiscale e i servizi della cosiddetta “rete civica”, a disposizione di tutti i cittadini. La dottrina prevalente considera applicabile il diritto dei contratti anche al contratto telematico, e ritiene che pure in tale fattispecie, con riferimento alla formazione del contratto, si abbia una successione di fasi tipiche: da quella delle trattative, alla conclusione ed all’esecuzione del contratto. Nell’e-contract tutte le fasi richiamate risentono notevolmente della specialità della tipologia del procedimento negoziale: a far inizio dalla fase delle trattative. Il prestatore di SSI dunque può immettere sul proprio sito telematico, o attraverso i banners e i links, i propri “cataloghi” elettronici, e l’utente, incontrando nella sua navigazione il sito e consultando i cataloghi, deciderà oppur no se e cosa acquistare. L’orientamento della dottrina degli ordinamenti di common law e di civil law è diviso sulla natura dell’offerta rivolta ad un numero indeterminato di utenti del web, in quanto per i primi essa – assimilabile all’esposizione, con prezzo, nelle vetrine dei negozi o all’invio di un catalogo – costituisce una semplice invitation to trait, connesso col principio first come, first served (in termini più tradizionali: prior in tempore, potior in iure), senza avere alcun carattere di vincolatività. L’opinione di common law si richiama, a tal proposito, all’art. 14 della Convenzione di Vienna, che per l’offerta al pubblico prevede l’esplicita volontà di vincolarsi. La dottrina di civil law, e segnatamente quella italiana, ritiene valida come proposta l’offerta al pubblico che contiene gli estremi essenziali del contratto, in base alla previsione dell’art. 1336 c. c. Strettamente connesse all’e-contract ed al commercio elettronico, permangono problematiche rilevanti concernenti, tra l’altro, la responsabilità del provider (§ 3), e la sua attività di attività di mere conduit, di caching e di hosting, la privacy, la security e la tutela del consumatore (§ 4).

Il commercio elettronico

PARISI, Annamaria Giulia
2012

Abstract

A.G. PARISI CAP. X IL COMMERCIO ELETTRONICO Abstract Lo sviluppo esponenziale della Information Technology che da decenni caratterizza l’evoluzione della civiltà contemporanea ha inciso profondamente sulla struttura della società, giungendo a modificare gli stessi rapporti sociali. Ne è derivata la radicale trasformazione del sistema dell’informazione e delle comunicazioni, della conoscenza e della cultura, come pure la dilatazione del mercato e l’intenso processo di globalizzazione che ormai caratterizza il mondo attuale. Quanto allo scambio di dati, all’iniziale e più semplice funzione di comunicazione di messaggi e informazioni è seguita la realizzazione di indirizzi di posta elettronica (e-mail) e di pagine World Wide Web, ciascuna caratterizzata dal domain name costituito da un insieme di caratteri alfanumerici legati al singolo richiedente: tramite web ben presto si diffondono messaggi pubblicitari, inviti, offerte e proposte contrattuali, e si giunge al vero e proprio “commercio elettronico”, ossia alla conclusione ed esecuzione di contratti “in rete”. L’evoluzione della information and comunication technology (ICT) ha avuto, sull’economia e, in generale, su tutti gli aspetti della vita sociale, un’incidenza straordinaria paragonabile, secondo alcuni, a quella prodotta dall’invenzione della ruota o, in epoca più recente, dallo sviluppo delle reti ferroviarie e dal telegrafo, e si pone come pietra miliare nella storia delle possibilità offerte dalla tecnica al progresso dell’umanità. L’ICT oggi non può più definirsi come semplice strumento fruibile dall’individuo, per sua scelta, ma si presenta come ambiente costitutivo di una realtà diversa, in cui le regole di una razionalità conformata solo a criteri di funzionalità e di efficienza sembrano subordinare alle esigenze dell’apparato tecnico l’intero mondo di relazioni in cui vive la società contemporanea, coinvolgendo anche la rete di rapporti giuridici che sono con essa strettamente intessuti. Ne è conseguita da più parti la condivisione dell’urgenza di considerare le attività in rete e le consuetudini di netiquette – gli accordi spontanei sulle regole di condotta corretta in rete – come fonte reale di nuovo diritto. Come è stato già autorevolmente osservato, va considerato l’evidenziarsi, nell’ambito giuridico di riferimento, di un duplice processo, ormai irreversibile: il diritto commerciale nel nuovo contesto del cyberspace ritrova l’antica vocazione all’universalità intesa come dimensione naturale delle sue norme e, nel contempo, riafferma una esigenza di specialità, differenziandosi nella disciplina dei rapporti interni alla classe degli imprenditori e nel diritto applicabile ai contratti tra professionnels e consumatori. Già in passato tale specialità si era affermata nell’ambito delle regole della lex mercatoria: la grande differenza rispetto all’antica consuetudine del diritto commerciale è che, questa volta, la duplice specializzazione non è espressione di un favor generalizzato per gli interessi dei mercanti, bensì di un favor preminente, nei rapporti tra mercanti e non, verso gli interessi dei consumatori, la cui tutela costituisce il core del cosiddetto diritto privato necessario. In effetti, tutte le norme adottate dal legislatore statale o comunitario, nell’ambito del diritto interno o sul piano transnazionale sono orientate alla massima liberalizzazione nelle contrattazioni B2B (business to business), ed improntate, invece, alla massima cautela, considerata la molteplicità di inderogabili norme di protezione, nell’attività di B2C (business to consumer). I rapporti contrattuali consumer to consumer, tra consumatori, presentano problematiche generali comuni alle altre due categorie di contratti on line, mentre l’e-contract tra Pubblica Amministrazione e imprenditori (Public Agencies to business, o, in linguaggio semplificato, B2A: business to administration) e tra Pubblica Amministrazione e cittadini (Public Agencies to citizens, o C2A: consumer to administration) riguardano – rispettivamente - operazioni che possono compiersi opportunamente per via telematica, concernenti, ad esempio, l’ambito fiscale e i servizi della cosiddetta “rete civica”, a disposizione di tutti i cittadini. La dottrina prevalente considera applicabile il diritto dei contratti anche al contratto telematico, e ritiene che pure in tale fattispecie, con riferimento alla formazione del contratto, si abbia una successione di fasi tipiche: da quella delle trattative, alla conclusione ed all’esecuzione del contratto. Nell’e-contract tutte le fasi richiamate risentono notevolmente della specialità della tipologia del procedimento negoziale: a far inizio dalla fase delle trattative. Il prestatore di SSI dunque può immettere sul proprio sito telematico, o attraverso i banners e i links, i propri “cataloghi” elettronici, e l’utente, incontrando nella sua navigazione il sito e consultando i cataloghi, deciderà oppur no se e cosa acquistare. L’orientamento della dottrina degli ordinamenti di common law e di civil law è diviso sulla natura dell’offerta rivolta ad un numero indeterminato di utenti del web, in quanto per i primi essa – assimilabile all’esposizione, con prezzo, nelle vetrine dei negozi o all’invio di un catalogo – costituisce una semplice invitation to trait, connesso col principio first come, first served (in termini più tradizionali: prior in tempore, potior in iure), senza avere alcun carattere di vincolatività. L’opinione di common law si richiama, a tal proposito, all’art. 14 della Convenzione di Vienna, che per l’offerta al pubblico prevede l’esplicita volontà di vincolarsi. La dottrina di civil law, e segnatamente quella italiana, ritiene valida come proposta l’offerta al pubblico che contiene gli estremi essenziali del contratto, in base alla previsione dell’art. 1336 c. c. Strettamente connesse all’e-contract ed al commercio elettronico, permangono problematiche rilevanti concernenti, tra l’altro, la responsabilità del provider (§ 3), e la sua attività di attività di mere conduit, di caching e di hosting, la privacy, la security e la tutela del consumatore (§ 4).
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