Il saggio, inserito negli scritti in onore del prof. Vincenzo Spagnuolo Vigorita, esamina la portata dell’innovazione legislativa recata dalla l. 15/05 in ordine alla dequotazione dei vizi di legittimità c.d. formali, per proporne una interpretazione costituzionalmente orientata che sia coerente con la centralità che la partecipazione dei soggetti coinvolti nell’azione amministrativa assume ai fini della formazione della buona decisione amministrativa. In tale contesto, anche sulla scorta dell’analisi della giurisprudenza in materia, si propone una lettura del comma 2 dell’art. 21 octies l. 241/90 che, da un lato, impegna il privato a dar sempre conto in giudizio della rilevanza per così dire sostanziale del vizio formale, dall’altro, consente al giudice (sempre più giudice del rapporto amministrativo e dunque della funzione) di astenersi dall’annullamento del provvedimento illegittimo per vizio di procedura solo quando si sia in presenza di attività concretamente vincolata, con riferimento alla quale è certo – anche in punto di fatto (e non solo di diritto) – che il provvedimento sub iudice non potrebbe in ogni caso avere un contenuto dispositivo di segno diverso.

Spunti di riflessione per una applicazione vincolata del comma 2 dell'art. 21 octies della legge n. 241/90

SORRENTINO, Giancarlo
2007

Abstract

Il saggio, inserito negli scritti in onore del prof. Vincenzo Spagnuolo Vigorita, esamina la portata dell’innovazione legislativa recata dalla l. 15/05 in ordine alla dequotazione dei vizi di legittimità c.d. formali, per proporne una interpretazione costituzionalmente orientata che sia coerente con la centralità che la partecipazione dei soggetti coinvolti nell’azione amministrativa assume ai fini della formazione della buona decisione amministrativa. In tale contesto, anche sulla scorta dell’analisi della giurisprudenza in materia, si propone una lettura del comma 2 dell’art. 21 octies l. 241/90 che, da un lato, impegna il privato a dar sempre conto in giudizio della rilevanza per così dire sostanziale del vizio formale, dall’altro, consente al giudice (sempre più giudice del rapporto amministrativo e dunque della funzione) di astenersi dall’annullamento del provvedimento illegittimo per vizio di procedura solo quando si sia in presenza di attività concretamente vincolata, con riferimento alla quale è certo – anche in punto di fatto (e non solo di diritto) – che il provvedimento sub iudice non potrebbe in ogni caso avere un contenuto dispositivo di segno diverso.
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