Il commento all’art. 419 (Atti introduttivi) del codice di procedura penale sono parte di un più ampio lavoro collettaneo, dal titolo “Il codice di procedura penale secondo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione”, a cura del Prof. Andrea Antonio Dalia. Tra le attribuzioni della Suprema Corte di Cassazione, secondo il disposto dell’art. 65 della legge di ordinamento giudiziario, rientra anche quella di garantire “l’uniforme applicazione della legge”; ai sensi dell’art. 610, comma 2, c.p.p., inoltre, alle Sezioni unite della Corte di cassazione vengono assegnati i ricorsi aventi ad oggetto questioni di speciale importanza o questioni in relazione alle quali si sono registrate soluzioni interpretative contrastanti da parte delle singole sezioni della Corte stessa. Da tanto consegue che la soluzione interpretativa che, in relazione ad una data questione, viene offerta dalla Sezioni unite, seppur non assume il valore vincolante del “precedente”, tipico delle decisioni delle Corti supreme degli ordinamenti anglosassoni, finisce, inevitabilmente, per condizionare l’interpretazione che di quella norma sarà successivamente offerta dai giudici di merito e anche dai giudici di legittimità. Sicchè, il fine dell’intera opera – e, quindi, anche quello del contributo inerente all’art. 419 – è quello di evidenziare il ruolo autorevole che, in relazione all’interpretazione delle singole norme del codice di rito penale, oggetto dei singoli commenti, è stato, di volta in volta, assunto dalle Sezioni unite della Suprema Corte di cassazione, al precipuo fine di evidenziare, rispetto all’interpretazione di ciascuna norma, la pacifica sovrapposizione o l’evidente distonia tra lo ius scriptum e lo ius vivum.

Commento all'art. 419 - Atti introduttivi

RANIERI, Enrico
2007

Abstract

Il commento all’art. 419 (Atti introduttivi) del codice di procedura penale sono parte di un più ampio lavoro collettaneo, dal titolo “Il codice di procedura penale secondo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione”, a cura del Prof. Andrea Antonio Dalia. Tra le attribuzioni della Suprema Corte di Cassazione, secondo il disposto dell’art. 65 della legge di ordinamento giudiziario, rientra anche quella di garantire “l’uniforme applicazione della legge”; ai sensi dell’art. 610, comma 2, c.p.p., inoltre, alle Sezioni unite della Corte di cassazione vengono assegnati i ricorsi aventi ad oggetto questioni di speciale importanza o questioni in relazione alle quali si sono registrate soluzioni interpretative contrastanti da parte delle singole sezioni della Corte stessa. Da tanto consegue che la soluzione interpretativa che, in relazione ad una data questione, viene offerta dalla Sezioni unite, seppur non assume il valore vincolante del “precedente”, tipico delle decisioni delle Corti supreme degli ordinamenti anglosassoni, finisce, inevitabilmente, per condizionare l’interpretazione che di quella norma sarà successivamente offerta dai giudici di merito e anche dai giudici di legittimità. Sicchè, il fine dell’intera opera – e, quindi, anche quello del contributo inerente all’art. 419 – è quello di evidenziare il ruolo autorevole che, in relazione all’interpretazione delle singole norme del codice di rito penale, oggetto dei singoli commenti, è stato, di volta in volta, assunto dalle Sezioni unite della Suprema Corte di cassazione, al precipuo fine di evidenziare, rispetto all’interpretazione di ciascuna norma, la pacifica sovrapposizione o l’evidente distonia tra lo ius scriptum e lo ius vivum.
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