Il saggio presenta i risultati di una ricerca dedicata alla europeizzazione amministrativa in cinque Regioni italiane: Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata. Lo scopo era di osservare come la normativa dell'Unione europea nel campo dei fondi strutturali abbia inciso sulle rispettive amministrazioni. Nel complesso, dai risultati dell'indagine emergono differenti modelli di governance. Se, in generale, il cambiamento si è verificato in tutte le regioni studiate, esso è pero di diversa forma e consistenza, secondo le specifiche condizioni di ogni regione. In altre parole, le regioni hanno implementato in modo diverso la normativa europea. Le culture locali hanno giocato un ruolo importante nel frenare o nel favorire l’introduzione delle procedure burocratiche europee. Non si è prodotto un modello unico ma una razionalizzazione diversa del modo di lavorare dei burocrati. Si va dalla applicazione del modello burocratico europeo anche agli altri fondi della regione (come in Basilicata) alla gestione mediante istituzioni esterne (ma partecipate) alla regione (come nel caso del Lazio). Da un lato, perciò, vi è una generalizzazione del modello, dall’altro un sostanziale rifiuto. Questa diversità corrisponde alla storia e alle strategie di ogni regione. A fronte di regioni con una tradizione civica forte (Toscana e Umbria) ve ne sono altre con una più debole (Lazio, Campania e Basilicata). Questo fatto si riflette nella partecipazione delle associazioni civiche nella implementazione delle politiche e nei modelli applicativi delle norme europee. Diventa comprensibile allora la strategia della Regione Umbria che, in presenza di una tradizione di partecipazione civica, lasci spazio notevole all’associazionismo oppure la forte cooperazione tra i diversi soggetti della società toscana e la Regione. Le regioni del meridione (Campania e Basilicata) invece si affidano molto di più ai funzionari che, in presenta di un debole tessuto di società civile, diventano gli attori del successo o del fallimento delle politiche di sviluppo. Francamente incomprensibile risulta la strategia della Regione Lazio che non ha costruito una propria burocrazia ed ha delegato ad agenzie esterne la progettazione e l’implementazione delle politiche di sviluppo finanziate con fondi europei.

L'europeizzazione amministrativa delle regioni italiane

PENDENZA, Massimo
2008

Abstract

Il saggio presenta i risultati di una ricerca dedicata alla europeizzazione amministrativa in cinque Regioni italiane: Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata. Lo scopo era di osservare come la normativa dell'Unione europea nel campo dei fondi strutturali abbia inciso sulle rispettive amministrazioni. Nel complesso, dai risultati dell'indagine emergono differenti modelli di governance. Se, in generale, il cambiamento si è verificato in tutte le regioni studiate, esso è pero di diversa forma e consistenza, secondo le specifiche condizioni di ogni regione. In altre parole, le regioni hanno implementato in modo diverso la normativa europea. Le culture locali hanno giocato un ruolo importante nel frenare o nel favorire l’introduzione delle procedure burocratiche europee. Non si è prodotto un modello unico ma una razionalizzazione diversa del modo di lavorare dei burocrati. Si va dalla applicazione del modello burocratico europeo anche agli altri fondi della regione (come in Basilicata) alla gestione mediante istituzioni esterne (ma partecipate) alla regione (come nel caso del Lazio). Da un lato, perciò, vi è una generalizzazione del modello, dall’altro un sostanziale rifiuto. Questa diversità corrisponde alla storia e alle strategie di ogni regione. A fronte di regioni con una tradizione civica forte (Toscana e Umbria) ve ne sono altre con una più debole (Lazio, Campania e Basilicata). Questo fatto si riflette nella partecipazione delle associazioni civiche nella implementazione delle politiche e nei modelli applicativi delle norme europee. Diventa comprensibile allora la strategia della Regione Umbria che, in presenza di una tradizione di partecipazione civica, lasci spazio notevole all’associazionismo oppure la forte cooperazione tra i diversi soggetti della società toscana e la Regione. Le regioni del meridione (Campania e Basilicata) invece si affidano molto di più ai funzionari che, in presenta di un debole tessuto di società civile, diventano gli attori del successo o del fallimento delle politiche di sviluppo. Francamente incomprensibile risulta la strategia della Regione Lazio che non ha costruito una propria burocrazia ed ha delegato ad agenzie esterne la progettazione e l’implementazione delle politiche di sviluppo finanziate con fondi europei.
9788849819441
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