peculiarità della progettazione infografica riferendosi innanzitutto alla ‘ricostruzione’ di architetture ormai non più esistenti, attraverso la definizione di modelli tridimensionali che ripropongono spazi virtualmente fruibili. O ancora considerando le recenti esperienze architettoniche, ossia quelle che rispondono a rinnovate esigenze della vita contemporanea, producendo spazi di una complessità tale da essere inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Queste architetture, dette ‘digitali’, sono però sempre strutture con le quali il fruitore può e deve interagire: solo entrando nello spazio da esse racchiuso, ossia attraverso un’esperienza percettiva diretta e multisensoriale, tali architetture possono essere infatti intimamente comprese. E ciò anche quando, al limite, spazio e cyberspazio addirittura coincidono, in quella che viene definita realtà virtuale. La realtà virtuale, nella concezione dei nostri tempi, presuppone il coinvolgimento multisensoriale e, in quanto tale, soggettivo, del fruitore che la osserva e la fa propria mediante un’esperienza diretta, lontana però da una conoscenza propriamente ‘fisica’. Essa inoltre potrebbe non avere alcun legame con il costruito, risolvendosi tutta nella spazialità fittizia del mondo digitale; in tal senso un’architettura virtuale può essere tanto l’anticipazione di una realtà in fieri, quanto qualcosa che si conclude in se stessa. Qualcosa che, in quanto simulazione dello spazio reale, ne consente la completa percezione, anche temporale.

Cyberarchitettura e progettazione digitalizzata

MESSINA, BARBARA
2005

Abstract

peculiarità della progettazione infografica riferendosi innanzitutto alla ‘ricostruzione’ di architetture ormai non più esistenti, attraverso la definizione di modelli tridimensionali che ripropongono spazi virtualmente fruibili. O ancora considerando le recenti esperienze architettoniche, ossia quelle che rispondono a rinnovate esigenze della vita contemporanea, producendo spazi di una complessità tale da essere inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Queste architetture, dette ‘digitali’, sono però sempre strutture con le quali il fruitore può e deve interagire: solo entrando nello spazio da esse racchiuso, ossia attraverso un’esperienza percettiva diretta e multisensoriale, tali architetture possono essere infatti intimamente comprese. E ciò anche quando, al limite, spazio e cyberspazio addirittura coincidono, in quella che viene definita realtà virtuale. La realtà virtuale, nella concezione dei nostri tempi, presuppone il coinvolgimento multisensoriale e, in quanto tale, soggettivo, del fruitore che la osserva e la fa propria mediante un’esperienza diretta, lontana però da una conoscenza propriamente ‘fisica’. Essa inoltre potrebbe non avere alcun legame con il costruito, risolvendosi tutta nella spazialità fittizia del mondo digitale; in tal senso un’architettura virtuale può essere tanto l’anticipazione di una realtà in fieri, quanto qualcosa che si conclude in se stessa. Qualcosa che, in quanto simulazione dello spazio reale, ne consente la completa percezione, anche temporale.
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