I dati sperimentali a disposizione nella letteratura tecnica indicano che la relazione che lega le perdite idriche alla pressione media agente in un distretto di una rete i-drica in pressione segue una legge di potenza il cui esponente è, in generale, mag-giore rispetto al valore 0.5 che caratterizza l’efflusso torricelliano. Nel presente articolo sono discussi alcuni meccanismi che possano spiegare tale dif-ferenza. Inizialmente è esaminato l’effetto della eventuale deformabilità del sistema che risulta significativa solo se le dimensioni dei percorsi attraverso cui avvengono le perdite sono dell’ordine di grandezza dei micron. Sulla base di questo primo ri-sultato sono presi in considerazione due ulteriori aspetti: la presenza della tensione superficiale e la definizione della corretta schematizzazione idraulica da impiegarsi per descrivere il moto attraverso percorsi capillari. La tensione superficiale comporta la presenza di una pressione di soglia per l’innesco del flusso che risulta comparabile con le pressioni normalmente agenti in una rete idrica. Ne consegue che il numero di percorsi attivi, e quindi l’area com-plessiva di efflusso, aumenta all’aumentare della pressione. La ridotta dimensione trasversale dei percorsi comporta che la modellazione da a-dottare è quella di flusso in un condotto e che il moto è, in molte circostanze, lami-nare cui compete una dipendenza lineare della portata dalla pressione. In conclusione viene ipotizzato che i pressure-test utilizzati per caratterizzare la re-lazione tra perdite idriche e pressione possano essere utilizzati come strumento dia-gnostico per caratterizzare lo stato di efficienza della rete.

ANALISI DEI MECCANISMI RELATIVI ALLE PERDITE IDRICHE NELLE RETI IN PRESSIONE

BOVOLIN, Vittorio;
2008

Abstract

I dati sperimentali a disposizione nella letteratura tecnica indicano che la relazione che lega le perdite idriche alla pressione media agente in un distretto di una rete i-drica in pressione segue una legge di potenza il cui esponente è, in generale, mag-giore rispetto al valore 0.5 che caratterizza l’efflusso torricelliano. Nel presente articolo sono discussi alcuni meccanismi che possano spiegare tale dif-ferenza. Inizialmente è esaminato l’effetto della eventuale deformabilità del sistema che risulta significativa solo se le dimensioni dei percorsi attraverso cui avvengono le perdite sono dell’ordine di grandezza dei micron. Sulla base di questo primo ri-sultato sono presi in considerazione due ulteriori aspetti: la presenza della tensione superficiale e la definizione della corretta schematizzazione idraulica da impiegarsi per descrivere il moto attraverso percorsi capillari. La tensione superficiale comporta la presenza di una pressione di soglia per l’innesco del flusso che risulta comparabile con le pressioni normalmente agenti in una rete idrica. Ne consegue che il numero di percorsi attivi, e quindi l’area com-plessiva di efflusso, aumenta all’aumentare della pressione. La ridotta dimensione trasversale dei percorsi comporta che la modellazione da a-dottare è quella di flusso in un condotto e che il moto è, in molte circostanze, lami-nare cui compete una dipendenza lineare della portata dalla pressione. In conclusione viene ipotizzato che i pressure-test utilizzati per caratterizzare la re-lazione tra perdite idriche e pressione possano essere utilizzati come strumento dia-gnostico per caratterizzare lo stato di efficienza della rete.
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