Il presente contributo è concentrato sulle officine artigianali e artistiche nel monachesimo occidentale dei primi secoli. Come si deduce dalla lettura delle fonti che segnano la nascita del Monachesimo d’Occidente, era necessario che una comunità monastica fosse in grado di gestirsi autonomamente dal punto di vista economico. Ciò necessariamente prevedeva l’installazione di opifici artigianali per realizzare strumenti da lavoro, elaborare materie prime per uso interno ma anche per lo scambio/commercio con l’esterno. Si auspicherebbe che le fonti, ossia le regole monastiche, fossero più ricche di notizie sugli opifici e il loro modus operandi, ma invece esse –in genere di carattere esortativo più che rigidamente prescrittivo- indicano soltanto come scandire la giornata tra preghiera e una generica occupazione manuale, con scarni o nulli accenni ai prodotti, dei quali però si regolamenta con rigidità la fruizione interna e l’eventuale vendita. In pochi casi sino ad oggi sono stati riportati alla luce i resti di officine artigianali monastiche dei primi secoli del Medioevo, attestate con una crescente frequenza soprattutto in età carolingia. Il presente contributo ha privilegiato però un arco cronologico che si arresta alle soglie di questa età, confrontandosi con una evidenza scarsa ma al contempo di grande interesse per comprendere i successivi sviluppi del monachesimo. In alcuni casi le officine erano specializzate nella manifattura non solo di oggetti di uso comune ma anche di alta qualità artistica. Eventuali legami tecnologici con la tradizione romana attendono ancora di diventare oggetto di una attenzione metodica per tutta la geografia dell’ex-Impero romano.

Craft Production in Early Western Monasticism: the Economy of God, the Economy of the Monk

DELL'ACQUA, Francesca
2011-01-01

Abstract

Il presente contributo è concentrato sulle officine artigianali e artistiche nel monachesimo occidentale dei primi secoli. Come si deduce dalla lettura delle fonti che segnano la nascita del Monachesimo d’Occidente, era necessario che una comunità monastica fosse in grado di gestirsi autonomamente dal punto di vista economico. Ciò necessariamente prevedeva l’installazione di opifici artigianali per realizzare strumenti da lavoro, elaborare materie prime per uso interno ma anche per lo scambio/commercio con l’esterno. Si auspicherebbe che le fonti, ossia le regole monastiche, fossero più ricche di notizie sugli opifici e il loro modus operandi, ma invece esse –in genere di carattere esortativo più che rigidamente prescrittivo- indicano soltanto come scandire la giornata tra preghiera e una generica occupazione manuale, con scarni o nulli accenni ai prodotti, dei quali però si regolamenta con rigidità la fruizione interna e l’eventuale vendita. In pochi casi sino ad oggi sono stati riportati alla luce i resti di officine artigianali monastiche dei primi secoli del Medioevo, attestate con una crescente frequenza soprattutto in età carolingia. Il presente contributo ha privilegiato però un arco cronologico che si arresta alle soglie di questa età, confrontandosi con una evidenza scarsa ma al contempo di grande interesse per comprendere i successivi sviluppi del monachesimo. In alcuni casi le officine erano specializzate nella manifattura non solo di oggetti di uso comune ma anche di alta qualità artistica. Eventuali legami tecnologici con la tradizione romana attendono ancora di diventare oggetto di una attenzione metodica per tutta la geografia dell’ex-Impero romano.
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