L’Italia, tra i paesi europei, è uno degli stati con più alta percentuale di adozioni effettuate. L’adozione può essere definita un’“azione sociale” perché coinvolge tutto il contesto sociale e non solo coloro interessati in prima persona. La scuola è il primo ambiente sociale esterno alla famiglia che i bambini incontrano e con il quale si misurano mettendo alla prova l’equilibrio personale e le abilità sociali acquisite. L’inserimento nel contesto scolastico rappresenta un passaggio di cruciale importanza non solo per la formazione del bambino ma anche per la sua socializzazione. Alla luce della recente letteratura, questa ricerca ha indagato le dimensioni simbolicorappresentative dell’esperienza adottiva a scuola, considerando il punto di vista di 28 operatori di questo “sistema” (dirigenti, insegnanti, collaboratori scolastici) attraverso ricostruzioni narrative e grafiche. Gli strumenti utilizzati sono una intervista sulle tematiche dell’adozione a scuola e il test grafico-simbolico della “Doppia Luna” (Greco, 1999; 2006). Le analisi delle interviste e dei disegni evidenziano una rappresentazione dell’adozione polarizzata su due dimensioni. La prima riconduce alla adozione come “fatto privato/familiare” vs. “fatto scolastico”. La seconda dimensione si connette al ruolo dell’”agenzia educativa scuola” in cui si polarizzano la“regolazione istituzionale e sociale” vs. e la funzione di“gestione e presa in carico quotidiana”. I dirigenti, sono appena soddisfatti delle attività svolte nella scuola, delle normative, dei servizi offerti e dei contatti sul territorio; puntano ad una maggiore conoscenza dell’argomento per l’intero sistema scuola, che però nei disegni è poco rappresentato. Gli insegnanti che si rappresentano quali sostituti della figure genitoriali (Critolini, 2006; Miliotti, 2004), si percepiscono soli e ricercano la presenza di figure specializzate e di raccordi con la rete sociale dei servizi quale fonte di sostegno. Essi rappresentano “l’adozione” come un fatto familiare in cui sono assenti le realtà extrafamiliari, soprattutto quelle scolastiche. I collaboratori scolastici accentuano il ruolo della formazione che dovrebbe coinvolgere tutto il sistema, collaboratori e famiglie comprese. La scuola non è quasi mai rappresentata. In sintesi i risultati evidenziano una scarsa azione di sistema, una necessità di sviluppare una “cultura dell’adozione” a scuola attraverso interventi di formazione/informazione.

ADOZIONE E SCUOLA: DIMENSIONI SIMBOLICO RAPPRESENTATIVE DELL’ESPERIENZA ADOTTIVA ALL’INTERNO DEL SISTEMA SCOLASTICO.

CESARO, Michele;PECORARO, NADIA
2009

Abstract

L’Italia, tra i paesi europei, è uno degli stati con più alta percentuale di adozioni effettuate. L’adozione può essere definita un’“azione sociale” perché coinvolge tutto il contesto sociale e non solo coloro interessati in prima persona. La scuola è il primo ambiente sociale esterno alla famiglia che i bambini incontrano e con il quale si misurano mettendo alla prova l’equilibrio personale e le abilità sociali acquisite. L’inserimento nel contesto scolastico rappresenta un passaggio di cruciale importanza non solo per la formazione del bambino ma anche per la sua socializzazione. Alla luce della recente letteratura, questa ricerca ha indagato le dimensioni simbolicorappresentative dell’esperienza adottiva a scuola, considerando il punto di vista di 28 operatori di questo “sistema” (dirigenti, insegnanti, collaboratori scolastici) attraverso ricostruzioni narrative e grafiche. Gli strumenti utilizzati sono una intervista sulle tematiche dell’adozione a scuola e il test grafico-simbolico della “Doppia Luna” (Greco, 1999; 2006). Le analisi delle interviste e dei disegni evidenziano una rappresentazione dell’adozione polarizzata su due dimensioni. La prima riconduce alla adozione come “fatto privato/familiare” vs. “fatto scolastico”. La seconda dimensione si connette al ruolo dell’”agenzia educativa scuola” in cui si polarizzano la“regolazione istituzionale e sociale” vs. e la funzione di“gestione e presa in carico quotidiana”. I dirigenti, sono appena soddisfatti delle attività svolte nella scuola, delle normative, dei servizi offerti e dei contatti sul territorio; puntano ad una maggiore conoscenza dell’argomento per l’intero sistema scuola, che però nei disegni è poco rappresentato. Gli insegnanti che si rappresentano quali sostituti della figure genitoriali (Critolini, 2006; Miliotti, 2004), si percepiscono soli e ricercano la presenza di figure specializzate e di raccordi con la rete sociale dei servizi quale fonte di sostegno. Essi rappresentano “l’adozione” come un fatto familiare in cui sono assenti le realtà extrafamiliari, soprattutto quelle scolastiche. I collaboratori scolastici accentuano il ruolo della formazione che dovrebbe coinvolgere tutto il sistema, collaboratori e famiglie comprese. La scuola non è quasi mai rappresentata. In sintesi i risultati evidenziano una scarsa azione di sistema, una necessità di sviluppare una “cultura dell’adozione” a scuola attraverso interventi di formazione/informazione.
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