L’età globale soffre di una paradossale inettitudine cosmologica, mostrando disinteresse verso uno dei concetti centrali della tradizione filosofica che proprio oggi dovrebbero essere di massima attualità. Il caso di Heidegger è a riguardo esemplare, perché mentre egli ha fatto del mondo (Welt) uno delle parole chiave della sua filosofia, lo ha allo stesso tempo impoverito concettualmente. L’articolo segue gli snodi cruciali della riflessione heideggeriana sul mondo, caratterizzata da uno scavo della figura dell’Aperto che conduce, rompendo la chiusura coscienzialista e rielaborando esistenzialmente l'idea di trascendenza, a una rivisitazione della physiologia presocratica: dallo Essere-nel-mondo alla Quadratura. Le rilevanti innovazioni di Heidegger non portano però a superare del tutto la criticata prospettiva spiritualistica e antropocentrica; non raggiungono di conseguenza la pur lambita e ambita dimensione cosmologica, intesa come esperienza e pensamento della totalità. Evidenziando vantaggi e limiti del percorso heideggeriano, l’articolo si chiude sulla tarda nozione di “immondo” (Unwelt) che mentre indica il culmine della perdita di mondo nell’epoca globale ‒ il mondo ridotto a oggetto, fondo di sfruttamento, palcoscenico della volontà umana‒, accenna anche a ciò che resiste a tale perdita, che si sottrae alle presa tecnoscientifica, riacquistando potenza e consistenza cosmica.

Il mondo e l'immondo in Heidegger

RUSSO, MARCO
2011

Abstract

L’età globale soffre di una paradossale inettitudine cosmologica, mostrando disinteresse verso uno dei concetti centrali della tradizione filosofica che proprio oggi dovrebbero essere di massima attualità. Il caso di Heidegger è a riguardo esemplare, perché mentre egli ha fatto del mondo (Welt) uno delle parole chiave della sua filosofia, lo ha allo stesso tempo impoverito concettualmente. L’articolo segue gli snodi cruciali della riflessione heideggeriana sul mondo, caratterizzata da uno scavo della figura dell’Aperto che conduce, rompendo la chiusura coscienzialista e rielaborando esistenzialmente l'idea di trascendenza, a una rivisitazione della physiologia presocratica: dallo Essere-nel-mondo alla Quadratura. Le rilevanti innovazioni di Heidegger non portano però a superare del tutto la criticata prospettiva spiritualistica e antropocentrica; non raggiungono di conseguenza la pur lambita e ambita dimensione cosmologica, intesa come esperienza e pensamento della totalità. Evidenziando vantaggi e limiti del percorso heideggeriano, l’articolo si chiude sulla tarda nozione di “immondo” (Unwelt) che mentre indica il culmine della perdita di mondo nell’epoca globale ‒ il mondo ridotto a oggetto, fondo di sfruttamento, palcoscenico della volontà umana‒, accenna anche a ciò che resiste a tale perdita, che si sottrae alle presa tecnoscientifica, riacquistando potenza e consistenza cosmica.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11386/3040121
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