L'attenzione degli studiosi di Carlo Pisacane non si è sinora adeguatamente soffermata sulle sue radici familiari, che pure presentano spunti di un certo interesse. La storia documentata dei Pisacane del ceppo di Carlo - originari della Costa d'Amalfi, e più specificatamente di Tramonti, e poi trasferitisi a Napoli -, inizia a metà del '500 col capostipite Giovan Giacomo. L'attività tradizionale delle famiglia, esercitata nella Loggia dei Genovesi (l'antico quartiere amalfitano di Napoli) era quella della «speziaria manuale», ossia della farmacia, il che li collocava socialmente nei ranghi del cosiddetto Popolo grasso. L'ascesa della famiglia iniziò con Filippo senior (+1702), che fu il primo ad abbandonare la farmacia, laureandosi in legge e intraprendendo con successo l'avvocatura. Egli, sia con l'avvocatura che con le speculazioni affaristiche, riuscì ad accumulare una cospicua fortuna, che gli consentì non solo di costituire un discreto patrimonio immobiliare ma anche di acquistare il feudo rustico di S. Leucio, nel Basso Molise, sul quale ottenne nel 1700 il titolo marchesale. In precedenza aveva inoltre comprato dai Bonito il feudo cilentano di Porcili (attuale Stella Cilento). L’ascesa della famiglia proseguì col primogenito Giovan Battista, nato nel 1673. Laureatosi come il padre in legge e dotato di buone attitudini letterarie e giuridiche, fu subito indirizzato dalle mire dell'ambizioso genitore verso la magistratura, nella quale, grazie al favore vicereale, compì in effetti una rapida e brillante, anche se discussa, carriera. Morto improvvisamente Giovan Battista nel 1733, la sua pessima ge¬stione finanziaria, caratterizzata da una folle prodigalità, portò in alla rapida liquidazione del pa¬trimonio familiare, a cominciare dai feudi, dei quali restarono da allora ai Pisacane solo i nudi titoli, peraltro mai riconosciuti ufficialmente né dalla mo¬narchia borbonica né da quella sabauda, con l'unica eccezione di quello di patrizi di Trani. Nel saggio si analizza pure un'altra famiglia del ceto civile napoletano, i Basile de Luna, e soprattutto la singolare figura di Giuseppe Basile de Luna, zio materna di Carlo Pisacane, che si rivela figura centrale nelle complesse vicende del latomismo meridionale e delle società segrete.

I Pisacane. Una famiglia del ceto forense dall’ascesa al declino

BARRA, Francesco
2010

Abstract

L'attenzione degli studiosi di Carlo Pisacane non si è sinora adeguatamente soffermata sulle sue radici familiari, che pure presentano spunti di un certo interesse. La storia documentata dei Pisacane del ceppo di Carlo - originari della Costa d'Amalfi, e più specificatamente di Tramonti, e poi trasferitisi a Napoli -, inizia a metà del '500 col capostipite Giovan Giacomo. L'attività tradizionale delle famiglia, esercitata nella Loggia dei Genovesi (l'antico quartiere amalfitano di Napoli) era quella della «speziaria manuale», ossia della farmacia, il che li collocava socialmente nei ranghi del cosiddetto Popolo grasso. L'ascesa della famiglia iniziò con Filippo senior (+1702), che fu il primo ad abbandonare la farmacia, laureandosi in legge e intraprendendo con successo l'avvocatura. Egli, sia con l'avvocatura che con le speculazioni affaristiche, riuscì ad accumulare una cospicua fortuna, che gli consentì non solo di costituire un discreto patrimonio immobiliare ma anche di acquistare il feudo rustico di S. Leucio, nel Basso Molise, sul quale ottenne nel 1700 il titolo marchesale. In precedenza aveva inoltre comprato dai Bonito il feudo cilentano di Porcili (attuale Stella Cilento). L’ascesa della famiglia proseguì col primogenito Giovan Battista, nato nel 1673. Laureatosi come il padre in legge e dotato di buone attitudini letterarie e giuridiche, fu subito indirizzato dalle mire dell'ambizioso genitore verso la magistratura, nella quale, grazie al favore vicereale, compì in effetti una rapida e brillante, anche se discussa, carriera. Morto improvvisamente Giovan Battista nel 1733, la sua pessima ge¬stione finanziaria, caratterizzata da una folle prodigalità, portò in alla rapida liquidazione del pa¬trimonio familiare, a cominciare dai feudi, dei quali restarono da allora ai Pisacane solo i nudi titoli, peraltro mai riconosciuti ufficialmente né dalla mo¬narchia borbonica né da quella sabauda, con l'unica eccezione di quello di patrizi di Trani. Nel saggio si analizza pure un'altra famiglia del ceto civile napoletano, i Basile de Luna, e soprattutto la singolare figura di Giuseppe Basile de Luna, zio materna di Carlo Pisacane, che si rivela figura centrale nelle complesse vicende del latomismo meridionale e delle società segrete.
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