Il saggio è il V capitolo di uno studio monografico in cui, come recita il suo titolo, si analizzano i fenomeni culturali salienti (milestones) che segnano la nascita e lo sviluppo del Rinascimento Chicano negli Stati Uniti, a partire dagli ultimi anni Sessanta del Novecento. Esso contiene la prima indagine critica condotta in Italia sulla creatività figurale dei chicanos; si basa su una documentazione iconografica raccolta da chi scrive negli anni Settanta (alcuni dei murales presi in esame non sono più esistenti); e traccia i raccordi con la contemporanea produzione letteraria e teatrale, di carattere transnazionale, del gruppo etno-culturale in questione. Il Muralist Movement viene studiato come complessa combinazione di resistenza alla cultura angloamericana e tentativo di negoziare con essa uno spazio di identità, linguaggio didattico che mira alla rivalutazione delle radici indio-messicane nella memoria collettiva, archivio della Storia e dell’esperienza diasporica, ma pure come segnale di un panorama destabilizzante delle arti statunitensi negli anni Sessanta/Settanta. Inizialmente connotato come veicolo del dissenso scaturito dai Movimenti politici e sociali, il muralismo contribuisce a dare impulso alle arti figurative dei chicanos che si sviluppano in varie direzioni, accettando talvolta un rapporto dialogico con il sistema in un contesto globale. Di qui il dibattito, che investe anche gli esiti più recenti del muralismo come i programmi oggi coordinati da Judith Baca a Los Angeles, sul ruolo dell’artista erroneamente detto etnico e sul suo impegno valutato in base a criteri assoluti che escludono ogni interferenza delle istituzioni. Nato in uno degli spazi interstiziali che disegnano l’odierna geografia degli Stati Uniti, allo stesso modo della letteratura chicana il Muralist Movement segnala nella cultura di tale Paese la presenza di innesti di matrice messicana che spesso si coniugano ineludibilmente con la cultura angloamericana, dando origine a interazioni e ibridismi. Pertanto l’analisi di alcuni murales significativi è accompagnata, in questo saggio, da riferimenti a molteplici fattori ideologici e stilistici sottesi alla pittura murale. Essi includono la tradizione di registrare eventi storici e quotidiani sulle pareti esistente presso i Maya e gli Aztechi, la rudimentale iconologia religiosa introdotta dagli spagnoli e messa in opera dagli indios, la figurazione ingenua degli amates tipici del folklore messicano, e soprattutto l’opera di Orozco, Rivera, e Siqueiros con le sue implicazioni ideologiche. Alla frequente presenza di questi ultimi negli Stati Uniti si deve l’introduzione dell’arte murale, e infatti alcuni tra i primi muralisti chicanos si formano presso lo studio di Siqueiros. Ma per altri versi è altrettanto incisiva l’influenza della pop art statunitense, dei fumetti, dei vistosi cartelloni pubblicitari, e della graffiti art diffusa nei quartieri afroamericani e caraibici.

Con la voce delle linee e dei colori.Arte di resistenza e interazioni culturali nel Muralist Movement

BOTTALICO, Michele
2008

Abstract

Il saggio è il V capitolo di uno studio monografico in cui, come recita il suo titolo, si analizzano i fenomeni culturali salienti (milestones) che segnano la nascita e lo sviluppo del Rinascimento Chicano negli Stati Uniti, a partire dagli ultimi anni Sessanta del Novecento. Esso contiene la prima indagine critica condotta in Italia sulla creatività figurale dei chicanos; si basa su una documentazione iconografica raccolta da chi scrive negli anni Settanta (alcuni dei murales presi in esame non sono più esistenti); e traccia i raccordi con la contemporanea produzione letteraria e teatrale, di carattere transnazionale, del gruppo etno-culturale in questione. Il Muralist Movement viene studiato come complessa combinazione di resistenza alla cultura angloamericana e tentativo di negoziare con essa uno spazio di identità, linguaggio didattico che mira alla rivalutazione delle radici indio-messicane nella memoria collettiva, archivio della Storia e dell’esperienza diasporica, ma pure come segnale di un panorama destabilizzante delle arti statunitensi negli anni Sessanta/Settanta. Inizialmente connotato come veicolo del dissenso scaturito dai Movimenti politici e sociali, il muralismo contribuisce a dare impulso alle arti figurative dei chicanos che si sviluppano in varie direzioni, accettando talvolta un rapporto dialogico con il sistema in un contesto globale. Di qui il dibattito, che investe anche gli esiti più recenti del muralismo come i programmi oggi coordinati da Judith Baca a Los Angeles, sul ruolo dell’artista erroneamente detto etnico e sul suo impegno valutato in base a criteri assoluti che escludono ogni interferenza delle istituzioni. Nato in uno degli spazi interstiziali che disegnano l’odierna geografia degli Stati Uniti, allo stesso modo della letteratura chicana il Muralist Movement segnala nella cultura di tale Paese la presenza di innesti di matrice messicana che spesso si coniugano ineludibilmente con la cultura angloamericana, dando origine a interazioni e ibridismi. Pertanto l’analisi di alcuni murales significativi è accompagnata, in questo saggio, da riferimenti a molteplici fattori ideologici e stilistici sottesi alla pittura murale. Essi includono la tradizione di registrare eventi storici e quotidiani sulle pareti esistente presso i Maya e gli Aztechi, la rudimentale iconologia religiosa introdotta dagli spagnoli e messa in opera dagli indios, la figurazione ingenua degli amates tipici del folklore messicano, e soprattutto l’opera di Orozco, Rivera, e Siqueiros con le sue implicazioni ideologiche. Alla frequente presenza di questi ultimi negli Stati Uniti si deve l’introduzione dell’arte murale, e infatti alcuni tra i primi muralisti chicanos si formano presso lo studio di Siqueiros. Ma per altri versi è altrettanto incisiva l’influenza della pop art statunitense, dei fumetti, dei vistosi cartelloni pubblicitari, e della graffiti art diffusa nei quartieri afroamericani e caraibici.
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