Annamaria Sapienza, Majakovskij e il teatro: dal balagan a Mejerchol’d, in Annamaria Sapienza, Alfonso Amendola (a cura di), Vladimir Majakovskij. Visione ed eversione di un’opera totale, Napoli, Liguori 2012, pp. 20 – 38. All’interno del multiforme universo intellettuale di Vladimir Majakovskij, l’espressione teatrale rappresenta un ambito particolarmente interessante e complesso che offre, per ragioni formali e contenutistiche, diversi spunti di riflessione che ancora oggi costituiscono materiale prezioso per un dibattito critico sul futurismo russo. Il corpus teatrale di Majakovskij, non particolarmente vasto, è inscrivibile nell’arco di tempo compreso tra il 1913 e 1929. Alla stesura dei testi drammatici fanno da corollario una serie di scritti sul teatro, sui rapporti con il cinema e con le altre arti nei quali, al di là di un’apparente vaghezza e una buona dose di ricercata eccentricità nel linguaggio adottato, Majakovskij traccia due vettori fondamentali: da un lato la proclamazione futurista contro il passato nella tenace avversione al teatro naturalista, dall’altro la ricerca di uno specifico che possa garantire all’arte scenica una sua autonomia in polemica con la poetica simbolista. Tuttavia i contributi teorici, nonostante lo stile creativo che li caratterizza, non appaiono decisivi per la comprensione del valore assunto dal teatro all’interno della poetica di Majakovskij. Tale dimensione è, infatti, da analizzare attraverso la storia degli allestimenti degli spettacoli e, in particolar modo, quelli nati sotto il segno di Vsevolod Emil’evic Mejerchol’d, personaggio chiave del teatro russo del tempo al quale sono strettamente legate le opere e il destino teatrale di Majakovskij. L’analisi punta ad individuare, in particolare attraverso quattro opere chiave, l’evoluzione del pensiero e dello stile teatrale dell’autore che, soprattutto grazie agli epocali allestimenti curati da Mejerchol’d, costituiscono una testimonianza preziosa del vivace mondo teatrale dell’avanguardia russa e si pongono ancora oggi come riferimenti imprescindibili di una eversiva e vitale poetica teatrale.

Majakovskij e il teatro: dal Balagan a Mejerchol'd

SAPIENZA, Annamaria
2012

Abstract

Annamaria Sapienza, Majakovskij e il teatro: dal balagan a Mejerchol’d, in Annamaria Sapienza, Alfonso Amendola (a cura di), Vladimir Majakovskij. Visione ed eversione di un’opera totale, Napoli, Liguori 2012, pp. 20 – 38. All’interno del multiforme universo intellettuale di Vladimir Majakovskij, l’espressione teatrale rappresenta un ambito particolarmente interessante e complesso che offre, per ragioni formali e contenutistiche, diversi spunti di riflessione che ancora oggi costituiscono materiale prezioso per un dibattito critico sul futurismo russo. Il corpus teatrale di Majakovskij, non particolarmente vasto, è inscrivibile nell’arco di tempo compreso tra il 1913 e 1929. Alla stesura dei testi drammatici fanno da corollario una serie di scritti sul teatro, sui rapporti con il cinema e con le altre arti nei quali, al di là di un’apparente vaghezza e una buona dose di ricercata eccentricità nel linguaggio adottato, Majakovskij traccia due vettori fondamentali: da un lato la proclamazione futurista contro il passato nella tenace avversione al teatro naturalista, dall’altro la ricerca di uno specifico che possa garantire all’arte scenica una sua autonomia in polemica con la poetica simbolista. Tuttavia i contributi teorici, nonostante lo stile creativo che li caratterizza, non appaiono decisivi per la comprensione del valore assunto dal teatro all’interno della poetica di Majakovskij. Tale dimensione è, infatti, da analizzare attraverso la storia degli allestimenti degli spettacoli e, in particolar modo, quelli nati sotto il segno di Vsevolod Emil’evic Mejerchol’d, personaggio chiave del teatro russo del tempo al quale sono strettamente legate le opere e il destino teatrale di Majakovskij. L’analisi punta ad individuare, in particolare attraverso quattro opere chiave, l’evoluzione del pensiero e dello stile teatrale dell’autore che, soprattutto grazie agli epocali allestimenti curati da Mejerchol’d, costituiscono una testimonianza preziosa del vivace mondo teatrale dell’avanguardia russa e si pongono ancora oggi come riferimenti imprescindibili di una eversiva e vitale poetica teatrale.
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