Facebook è il regno degli ossimori: mixa palcoscenico e retroscena goffmaniani, broadcasting e narrowcasting, downloading e uploading, comunicazione sincrona e asincrona; è convergenza digitale e continua ri-mediazione, testualizzazione e vetrinizzazione identitaria. Come gli altri sociali network riempie i buchi strutturali del sociale (Burt 1992) e vicaria esperienze sequestrate (Giddens 1991). Fb si configura come il regno del surplus cognitivo (Shirky 2011) e del continuo multitasking, della costante sincronizzazione di contributi individuali e appartenenze sociali; è un metamedium: multimediale/modale, intertestuale e ipertestuale. In facebook regnano il capitalismo informazionale (Castells 1996) e i beni di consumo incospicuo, il cognitariato e la digital sharing economy. La ristrutturazione dei palcoscenici sociali diventa, con gli ambienti del web 2.0, una lacerazione irrimediabile del paradigma drammaturgico di Goffman. Chiunque può essere al centro della scena, bricoleur del proprio repertorio comunicativo e manager (Haddon 2003) nella gestione delle modalità, dei tempi e degli spazi della comunicazione. Fb testimonia i recenti approcci hyperpersonal della Computer mediated communication secondo cui la CMC è satura di segnali sociali, epistemologie interpersonali, identità, relazioni, performance. Questa sorta di autobiografia collettiva, di immenso ipertesto intessuto di link implica la virtualizzazione del legame sociale e la composizione di portafogli relazionali attivabili all'occorrenza. Il sè individuale è collocato in una corrente di "we sense" generazionale condiviso dove l'autonarrazione, fortemente riflessiva, si sviluppa in un contesto ad alto potenziale connettivo. Il self e l'other monitoring sono una sfida continua perchè la" proprietà situazionale" degli utenti non è immediatamente intuibile. Il prosumerismo culturale del web 2.0 realizza il mondo della virtualità reale di cui parla Castells (1996) intessuto di pratiche di comunicazione e socializzazione che vanno indagate alla luce del paradigma etnografico

Facebook: nel regno degli ossimori

SALZANO, Diana
2011

Abstract

Facebook è il regno degli ossimori: mixa palcoscenico e retroscena goffmaniani, broadcasting e narrowcasting, downloading e uploading, comunicazione sincrona e asincrona; è convergenza digitale e continua ri-mediazione, testualizzazione e vetrinizzazione identitaria. Come gli altri sociali network riempie i buchi strutturali del sociale (Burt 1992) e vicaria esperienze sequestrate (Giddens 1991). Fb si configura come il regno del surplus cognitivo (Shirky 2011) e del continuo multitasking, della costante sincronizzazione di contributi individuali e appartenenze sociali; è un metamedium: multimediale/modale, intertestuale e ipertestuale. In facebook regnano il capitalismo informazionale (Castells 1996) e i beni di consumo incospicuo, il cognitariato e la digital sharing economy. La ristrutturazione dei palcoscenici sociali diventa, con gli ambienti del web 2.0, una lacerazione irrimediabile del paradigma drammaturgico di Goffman. Chiunque può essere al centro della scena, bricoleur del proprio repertorio comunicativo e manager (Haddon 2003) nella gestione delle modalità, dei tempi e degli spazi della comunicazione. Fb testimonia i recenti approcci hyperpersonal della Computer mediated communication secondo cui la CMC è satura di segnali sociali, epistemologie interpersonali, identità, relazioni, performance. Questa sorta di autobiografia collettiva, di immenso ipertesto intessuto di link implica la virtualizzazione del legame sociale e la composizione di portafogli relazionali attivabili all'occorrenza. Il sè individuale è collocato in una corrente di "we sense" generazionale condiviso dove l'autonarrazione, fortemente riflessiva, si sviluppa in un contesto ad alto potenziale connettivo. Il self e l'other monitoring sono una sfida continua perchè la" proprietà situazionale" degli utenti non è immediatamente intuibile. Il prosumerismo culturale del web 2.0 realizza il mondo della virtualità reale di cui parla Castells (1996) intessuto di pratiche di comunicazione e socializzazione che vanno indagate alla luce del paradigma etnografico
9788865941348
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