Con il Poema sulla legge naturale, Voltaire si era opposto aux débordements del “cinico ateismo” di La Mettrie espresso nell’Anti-Sénèque ou le souverain bien. Contro “la dissolutezza d’una filosofia immoralista”, Voltaire intendeva invece riaffermare le concezione del deismo e, in particolar modo, l’idea d’una coscienza morale di essenza divina. In tal modo, contribuiva, come ricorda René Pomeau, alla formazione della filosofia religiosa di Rousseau, e preparava l’elaborazione kantiana che farà della legge naturale ‘l’imperativo categorico’” Mentre Il Poema sulla legge naturale è posto sotto il segno di Leibniz e di Pope, quello sul disastro di Lisbona è, invece, una confutazione dell’ottimismo e d’ogni forma di teodicea. Gli eventi portoghesi lasciano affiorare nell’animo di Voltaire una sorta di pessimismo che già aveva fatto capolino in altre opere precedenti, ma che ha una sua compiuta sistematizzazione nei versi del Poema sul disastro di Lisbona. Tale opera trova la propria fonte ideativa nella volontà, espressa dallo stesso Voltaire, di dimostrare che “il migliore dei mondi possibili di Leibniz è un piccolo inferno, e che tutto sembra male su questo piccolo globo o globulo, nel quale Pope pretende che ‘tutto è bene’”. I due scritti diventano così “poemi a specchio”. Espressione cioè di una specularità tra ottimismo e pessimismo, che è presente nell’intera opera di Voltaire e che segna momenti significativi del suo percorso filosofico.

L'anima allo specchio. Voltaire tra ottimismo e pessimismo

COCCO, Vincenzo
2004

Abstract

Con il Poema sulla legge naturale, Voltaire si era opposto aux débordements del “cinico ateismo” di La Mettrie espresso nell’Anti-Sénèque ou le souverain bien. Contro “la dissolutezza d’una filosofia immoralista”, Voltaire intendeva invece riaffermare le concezione del deismo e, in particolar modo, l’idea d’una coscienza morale di essenza divina. In tal modo, contribuiva, come ricorda René Pomeau, alla formazione della filosofia religiosa di Rousseau, e preparava l’elaborazione kantiana che farà della legge naturale ‘l’imperativo categorico’” Mentre Il Poema sulla legge naturale è posto sotto il segno di Leibniz e di Pope, quello sul disastro di Lisbona è, invece, una confutazione dell’ottimismo e d’ogni forma di teodicea. Gli eventi portoghesi lasciano affiorare nell’animo di Voltaire una sorta di pessimismo che già aveva fatto capolino in altre opere precedenti, ma che ha una sua compiuta sistematizzazione nei versi del Poema sul disastro di Lisbona. Tale opera trova la propria fonte ideativa nella volontà, espressa dallo stesso Voltaire, di dimostrare che “il migliore dei mondi possibili di Leibniz è un piccolo inferno, e che tutto sembra male su questo piccolo globo o globulo, nel quale Pope pretende che ‘tutto è bene’”. I due scritti diventano così “poemi a specchio”. Espressione cioè di una specularità tra ottimismo e pessimismo, che è presente nell’intera opera di Voltaire e che segna momenti significativi del suo percorso filosofico.
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