L’articolo è rivolto a dimostrare come in tutte le opere del marquis d’Argens (illuminista molto noto nel suo tempo, oggi ricordato da pochi, nonostante Voltaire gli riconoscesse l’esprit de Bayle et le style de Montaigne) si intreccino un “pirronismo ragionevole” e una morale epicurea, due linee di pensiero entrambe presenti nell’età dei lumi. Il marquis d’Argens è, infatti, un filosofo che s’interroga, con insistenza, sui limiti della conoscenza umana e sull’impossibilità, per l’uomo, di una felicità assoluta e duratura. Egli ritiene, infatti, che il bonheur, radicato nel desiderio dell’uomo, nelle sue passioni, è occasionale, incerto, fugace: vano nella sua possibilità sempre impossibile. Da questa consapevolezza (fondamento delle Riflessioni diverse sulle passioni), muovono le considerazioni di d’Argens sulla vita felice. Della felicità, ricorda d’Argens, abbiamo un’idea, sappiamo che esiste (perché una volta siamo stati felici), ma non ne disponiamo a nostro piacimento. Il bonheur va e viene con il tempo, e questa verità ci invita ad abitare la via di mezzo della morale. Quella, suggerisce d’Argens, in cui sappiamo che all’uomo è dato solo l’effimero, e che si possono (e si devono) coltivare i fiori più fragili e, proprio per ciò, più intensamente profumati.

Filosofia del sospetto e morale epicurea in Jean-Baptiste de Boyer, marquis d’Argens

COCCO, Vincenzo
2010

Abstract

L’articolo è rivolto a dimostrare come in tutte le opere del marquis d’Argens (illuminista molto noto nel suo tempo, oggi ricordato da pochi, nonostante Voltaire gli riconoscesse l’esprit de Bayle et le style de Montaigne) si intreccino un “pirronismo ragionevole” e una morale epicurea, due linee di pensiero entrambe presenti nell’età dei lumi. Il marquis d’Argens è, infatti, un filosofo che s’interroga, con insistenza, sui limiti della conoscenza umana e sull’impossibilità, per l’uomo, di una felicità assoluta e duratura. Egli ritiene, infatti, che il bonheur, radicato nel desiderio dell’uomo, nelle sue passioni, è occasionale, incerto, fugace: vano nella sua possibilità sempre impossibile. Da questa consapevolezza (fondamento delle Riflessioni diverse sulle passioni), muovono le considerazioni di d’Argens sulla vita felice. Della felicità, ricorda d’Argens, abbiamo un’idea, sappiamo che esiste (perché una volta siamo stati felici), ma non ne disponiamo a nostro piacimento. Il bonheur va e viene con il tempo, e questa verità ci invita ad abitare la via di mezzo della morale. Quella, suggerisce d’Argens, in cui sappiamo che all’uomo è dato solo l’effimero, e che si possono (e si devono) coltivare i fiori più fragili e, proprio per ciò, più intensamente profumati.
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