Circa sessant’anni fa alcune pitture murali raffiguranti Odisseo che combatte contro Scilla e altri temi legati al mare furono scoperti sui muri interni del piano superiore del Westwerk carolingio di Corvey sul Weser (Renania Settentrionale-Vestfalia), eretto e decorato tra l’873-85. Hilde Claussen, incaricata di studiare le pitture e gli stucchi emersi dalle indagini archeologiche ivi condotte, ha dedicato nel corso di svariate decadi alcuni saggi a queste pitture, e in particolare alla scena di Odisseo, puntando giustamente alle radici patristiche di tale immagine in un contesto monastico. Il soggetto è stato ridiscusso dall’archeologo George M. A. Hanfmann nella Festschrift in onore dell’eminente storico dell’arte Ernst Kitzinger, pubblicata da Dumbarton Oaks nel 1987, e di recente nel volume che ha pubblicato definitivamente le scoperte archeologiche fatte nel monastero tedesco. I Padri della Chiesa, commentando il Vangelo, avevano elaborato la metafora nella quale la vita umana è rappresentata dal navigare in un mare di pericoli ma anche di attrattive. Tale metafora venne ripresa soltanto da alcuni autori altomedievali, tra i quali gli influenti abati Ambrogio Autperto (+784) di San Vincenzo al Volturno, Rabano Mauro (+856) di Fulda e Pascasio Radberto (+865) di Corbie, abbazia madre di Corvey. L’età di Carlomagno e dei suoi successori fu teatro di un intenso dibattito sulle immagini sacre, la cui ragione d’essere – venne stabilito – era nell’avere una funzione edificante. E’ opportuno pertanto contestualizzare le pitture di Corvey in tale cornice teoretica. Allo stesso tempo, un’altra metafora di matrice patristica, l’amor saeculi (ossia un insano, ma tipicamente umano attaccamento al mondo), aspramente criticata da Autperto, deve essere chiamata in questione alla luce degli sviluppi politico-culturali carolingi nel corso del IX s. Questo intervento, oltre a offrire uno spunto ulteriore in merito all’origine non solo testuale ma anche iconografica della scena di Odisseo, desidera aprirsi all’interpretazione del significato complessivo del ciclo pittorico, che originariamente ornava il piano superiore di Westwerk, destinato ad accogliere l’imperatore e i suoi legati.

Carlomagno, la conversione dei Sassoni e il Westwerk di Corvey

DELL'ACQUA, Francesca
2012

Abstract

Circa sessant’anni fa alcune pitture murali raffiguranti Odisseo che combatte contro Scilla e altri temi legati al mare furono scoperti sui muri interni del piano superiore del Westwerk carolingio di Corvey sul Weser (Renania Settentrionale-Vestfalia), eretto e decorato tra l’873-85. Hilde Claussen, incaricata di studiare le pitture e gli stucchi emersi dalle indagini archeologiche ivi condotte, ha dedicato nel corso di svariate decadi alcuni saggi a queste pitture, e in particolare alla scena di Odisseo, puntando giustamente alle radici patristiche di tale immagine in un contesto monastico. Il soggetto è stato ridiscusso dall’archeologo George M. A. Hanfmann nella Festschrift in onore dell’eminente storico dell’arte Ernst Kitzinger, pubblicata da Dumbarton Oaks nel 1987, e di recente nel volume che ha pubblicato definitivamente le scoperte archeologiche fatte nel monastero tedesco. I Padri della Chiesa, commentando il Vangelo, avevano elaborato la metafora nella quale la vita umana è rappresentata dal navigare in un mare di pericoli ma anche di attrattive. Tale metafora venne ripresa soltanto da alcuni autori altomedievali, tra i quali gli influenti abati Ambrogio Autperto (+784) di San Vincenzo al Volturno, Rabano Mauro (+856) di Fulda e Pascasio Radberto (+865) di Corbie, abbazia madre di Corvey. L’età di Carlomagno e dei suoi successori fu teatro di un intenso dibattito sulle immagini sacre, la cui ragione d’essere – venne stabilito – era nell’avere una funzione edificante. E’ opportuno pertanto contestualizzare le pitture di Corvey in tale cornice teoretica. Allo stesso tempo, un’altra metafora di matrice patristica, l’amor saeculi (ossia un insano, ma tipicamente umano attaccamento al mondo), aspramente criticata da Autperto, deve essere chiamata in questione alla luce degli sviluppi politico-culturali carolingi nel corso del IX s. Questo intervento, oltre a offrire uno spunto ulteriore in merito all’origine non solo testuale ma anche iconografica della scena di Odisseo, desidera aprirsi all’interpretazione del significato complessivo del ciclo pittorico, che originariamente ornava il piano superiore di Westwerk, destinato ad accogliere l’imperatore e i suoi legati.
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