Nel più generale “dialogo” tra Tribunali ed istanze giurisdizionali non è difficile rilevare gli effetti di forme di “fertilization” se non di vera e propria “cross-fertilization”. Esse, con specifico riferimento alla Corte europea dei diritti dell’uomo ed alla Corte interamericana dei diritti umani, trovano un humus fecondo negli spiccati tratti di assimilabilità sia del “catalogo” sostanziale dei diritti garantiti, sia degli strumenti di garanzia procedurale previsti nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e nella Convenzione americana sui diritti umani (Patto di San José) . Si tratta, nondimeno, di due convenzioni che insistono su ambienti giuridici e meta-giuridici anche spiccatamente diversificati il che può giustificare le rilevanti differenze nelle modalità di composizione degli organi (in particolare le Corti), nelle dimensioni del “prodotto” giurisprudenziale (carattere “alluvionale” della giurisprudenza della Corte europea a fronte dell’esiguità del numero delle sentenze della Corte interamericana) e nella diversa fiducia degli Stati contraenti rispetto al meccanismo convenzionale. Due convenzioni tra cui intercorrono molti anni di distanza, il che potrebbe indurre ad ipotizzare che alcune dinamiche “revisioniste” e determinati approcci giurisprudenziali di tipo “creativo”, già sperimentati nell’interpretazione e applicazione della CEDU, possano essere oggetto di riproduzione nell’interpretazione e applicazione della Convenzione americana. Due convenzioni, infine, che, a prescindere da opzioni statuali di tipo monistico o dualistico, sono oggetto di frequente richiamo nella giurisprudenza di tribunali e corti costituzionali (europei ed americani) con incrementate proporzioni anche in America Latina. Il volume analizza la tutela regionale dei diritti umani con riferimento alla CEDU ed alla Convenzione americana sui diritti verificando in particolare l’incidenza della prassi giurisprudenziale della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla giurisprudenza della Corte interamericana (e, in maniera marginale, l’inverso) in tema di equo processo. Il tutto nell’esercizio, da parte delle stesse corti, del rispettivo compito di garantire la corretta interpretazione ed applicazione dei diritti consacrati nelle due convenzioni; ma anche di rendere più facile l’evoluzione di orientamenti giurisprudenziali per effetto di una comparazione di procedure che, sebbene differenziate, si contraddistinguono per rilevanti elementi di similitudine. L’indagine, nella seconda parte (che si avvale dei contributi dei Dottori Gaetano D’Avino, Daniela Fanciullo, Anna Iermano, Angela Martone), assume quale focus o “osservatorio” giurisprudenziale il diritto al cd. equo processo, declinato in una nozione che ricomprenda sia il diritto alle garanzie del processo e nel processo (I sezione), sia i relativi rapporti con gli altri strumenti di garanzia (II sezione).

Il diritto all'equo processo nella CEDU e nella Convenzione americana sui diritti umani

DI STASI, Angela
2012

Abstract

Nel più generale “dialogo” tra Tribunali ed istanze giurisdizionali non è difficile rilevare gli effetti di forme di “fertilization” se non di vera e propria “cross-fertilization”. Esse, con specifico riferimento alla Corte europea dei diritti dell’uomo ed alla Corte interamericana dei diritti umani, trovano un humus fecondo negli spiccati tratti di assimilabilità sia del “catalogo” sostanziale dei diritti garantiti, sia degli strumenti di garanzia procedurale previsti nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e nella Convenzione americana sui diritti umani (Patto di San José) . Si tratta, nondimeno, di due convenzioni che insistono su ambienti giuridici e meta-giuridici anche spiccatamente diversificati il che può giustificare le rilevanti differenze nelle modalità di composizione degli organi (in particolare le Corti), nelle dimensioni del “prodotto” giurisprudenziale (carattere “alluvionale” della giurisprudenza della Corte europea a fronte dell’esiguità del numero delle sentenze della Corte interamericana) e nella diversa fiducia degli Stati contraenti rispetto al meccanismo convenzionale. Due convenzioni tra cui intercorrono molti anni di distanza, il che potrebbe indurre ad ipotizzare che alcune dinamiche “revisioniste” e determinati approcci giurisprudenziali di tipo “creativo”, già sperimentati nell’interpretazione e applicazione della CEDU, possano essere oggetto di riproduzione nell’interpretazione e applicazione della Convenzione americana. Due convenzioni, infine, che, a prescindere da opzioni statuali di tipo monistico o dualistico, sono oggetto di frequente richiamo nella giurisprudenza di tribunali e corti costituzionali (europei ed americani) con incrementate proporzioni anche in America Latina. Il volume analizza la tutela regionale dei diritti umani con riferimento alla CEDU ed alla Convenzione americana sui diritti verificando in particolare l’incidenza della prassi giurisprudenziale della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla giurisprudenza della Corte interamericana (e, in maniera marginale, l’inverso) in tema di equo processo. Il tutto nell’esercizio, da parte delle stesse corti, del rispettivo compito di garantire la corretta interpretazione ed applicazione dei diritti consacrati nelle due convenzioni; ma anche di rendere più facile l’evoluzione di orientamenti giurisprudenziali per effetto di una comparazione di procedure che, sebbene differenziate, si contraddistinguono per rilevanti elementi di similitudine. L’indagine, nella seconda parte (che si avvale dei contributi dei Dottori Gaetano D’Avino, Daniela Fanciullo, Anna Iermano, Angela Martone), assume quale focus o “osservatorio” giurisprudenziale il diritto al cd. equo processo, declinato in una nozione che ricomprenda sia il diritto alle garanzie del processo e nel processo (I sezione), sia i relativi rapporti con gli altri strumenti di garanzia (II sezione).
9788834838426
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