Considerato che il processo di globalizzazione tende a destrutturare il territorio dove le relazioni prescindono in larga misura dalle contiguità spaziali, il rapido cambiamento negli equilibri economici mondiali chiude alcune opzioni di crescita e ne apre altre. Su tale premessa si fonda il presente contributo, che fa parte di un lavoro ben più ampio condotto dal Centro di Ateneo OPSAT dell’Università degli Studi di Salerno e volto ad individuare un modello di sviluppo per il Mezzogiorno d’Italia, alla luce delle attuali sfide geoeconomiche. Pertanto, attraverso l’analisi dell’ampia letteratura internazionale, saranno evidenziate le positive implicazioni territoriali generate dalla creazione di reti – materiali ed immateriali – che “irrigano”, ossia diffondono, lo sviluppo. Numerosi sono i contributi teorici che testimoniano negli ultimi anni l’affermazione di una fisionomia reticolare dello spazio geografico, in quanto da tempo si parla di economia delle reti come modello economico competitivo. La geografia, insieme con altre discipline, ha proposto nuove rappresentazioni del territorio, incentrate sulla ridefinizione delle relazioni spaziali, sulla rivalutazione della dimensione locale, sull’evoluzione dei comportamenti dei soggetti economici, fino ad individuare tessuti reticolari articolati su significative nodalità, che sono in grado di valorizzare appieno fattori di competitività. Un’impostazione teorica di questo tipo è riscontrabile anche in diversi documenti strategici e/o programmatici di istituzioni europee, nazionali e regionali, ed è riferita a vari settori, come ad esempio, per la conservazione della natura, ha assunto particolare rilievo la costruzione delle reti ecologiche; per incrementare le opportunità di crescita anche nelle aree svantaggiate si è puntato inequivocabilmente sulla realizzazione delle reti di infrastrutture; per configurare un modello alternativo alle metropoli di scala internazionale si sono affermate le reti di città; per ricercare una dimensione più flessibile a quella distrettuale, le unità produttive si stanno organizzando in reti di imprese, così da garantire maggiore valore alle conoscenze e competere in modo più efficace. Infine, con l’impiego metodologico della categoria di “regione” (da quella amministrativa a quella geografica), verranno svolte alcune considerazioni sul grado di applicazione del suddetto modello nel Mezzogiorno d’Italia, nonché sulla opportunità di implementarlo soprattutto in quelle realtà caratterizzate da scarsa coesione socio-economica-territoriale (così come intesa dalla Comunità Europea).

La fisionomia reticolare per lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia

CITARELLA, Germana;MAGLIO, Monica
2012-01-01

Abstract

Considerato che il processo di globalizzazione tende a destrutturare il territorio dove le relazioni prescindono in larga misura dalle contiguità spaziali, il rapido cambiamento negli equilibri economici mondiali chiude alcune opzioni di crescita e ne apre altre. Su tale premessa si fonda il presente contributo, che fa parte di un lavoro ben più ampio condotto dal Centro di Ateneo OPSAT dell’Università degli Studi di Salerno e volto ad individuare un modello di sviluppo per il Mezzogiorno d’Italia, alla luce delle attuali sfide geoeconomiche. Pertanto, attraverso l’analisi dell’ampia letteratura internazionale, saranno evidenziate le positive implicazioni territoriali generate dalla creazione di reti – materiali ed immateriali – che “irrigano”, ossia diffondono, lo sviluppo. Numerosi sono i contributi teorici che testimoniano negli ultimi anni l’affermazione di una fisionomia reticolare dello spazio geografico, in quanto da tempo si parla di economia delle reti come modello economico competitivo. La geografia, insieme con altre discipline, ha proposto nuove rappresentazioni del territorio, incentrate sulla ridefinizione delle relazioni spaziali, sulla rivalutazione della dimensione locale, sull’evoluzione dei comportamenti dei soggetti economici, fino ad individuare tessuti reticolari articolati su significative nodalità, che sono in grado di valorizzare appieno fattori di competitività. Un’impostazione teorica di questo tipo è riscontrabile anche in diversi documenti strategici e/o programmatici di istituzioni europee, nazionali e regionali, ed è riferita a vari settori, come ad esempio, per la conservazione della natura, ha assunto particolare rilievo la costruzione delle reti ecologiche; per incrementare le opportunità di crescita anche nelle aree svantaggiate si è puntato inequivocabilmente sulla realizzazione delle reti di infrastrutture; per configurare un modello alternativo alle metropoli di scala internazionale si sono affermate le reti di città; per ricercare una dimensione più flessibile a quella distrettuale, le unità produttive si stanno organizzando in reti di imprese, così da garantire maggiore valore alle conoscenze e competere in modo più efficace. Infine, con l’impiego metodologico della categoria di “regione” (da quella amministrativa a quella geografica), verranno svolte alcune considerazioni sul grado di applicazione del suddetto modello nel Mezzogiorno d’Italia, nonché sulla opportunità di implementarlo soprattutto in quelle realtà caratterizzate da scarsa coesione socio-economica-territoriale (così come intesa dalla Comunità Europea).
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