Il rapporto è organizzato in 8 parti, ciascuna delle quali dedicata ad un argomento specifico. Volendo sintetizzare i contenuti del rapporto nella prima parte abbiamo ricostruito il quadro delle intese istituzionali tra Regione Basilicata, ENI e Governo nazionale a partire dall’Accordo di Programma Quadro del 1998 per giungere fino alla bozza di memorandum e alla più recente decisione della Giunta e del Consiglio Regionale di Basilicata in tema di moratoria dei permessi di ricerca. Nella seconda parte l’attenzione è stata invece portata ai dati dell’attività estrattiva in Italia e in Basilicata e delle royalty che ne derivano. La terza parte, quella più estesa, contiene i dati della ricerca condotta sulle imprese dell’indotto ENI della Val d’Agri. Va qui evidenziato che i risultati della ricerca oltre che sulla base delle informazioni pervenute dai delegati Cgil delle aziende dell’area provengono anche dell’indagine campionaria svolta su 10 tra le più importanti aziende dell’indotto, in prevalenza locali. Questa parte della ricerca ha reso possibile una maggiore e migliore conoscenza delle attività delle imprese, dei loro livelli occupazionali, dei loro investimenti e del tipo di relazione con ENI, ma anche dei limiti e delle problematiche che si registrano a distanza di quasi vent’anni dall’inizio dell’attività estrattiva (le gare d’appalto, il coinvolgimento delle imprese locali e il loro posizionamento nella parte a minor valore aggiunto della catena del valore della filiera petrolifera) che in parte hanno trovato alcune prime risposte all’interno del Contratto di Sito. In questo ambito si è inserita la problematica dell’occupazione a termine e nei cambi d’appalto e quindi la proposta avanzata dalle organizzazioni sindacali, a partire dalle iniziative promosse dalla Cgil negli ultimi anni, del Contratto di Sito per i lavoratori delle aziende dell’indotto ENI. La terza parte del rapporto si conclude, inoltre, con un esame dello stato di attuazione del Contratto di Rete promosso nel novembre 2010 da Confindustria Basilicata tra alcune aziende dell’indotto ENI ed altre esterne a questo. Nella quarta parte abbiamo realizzato, invece, una mappatura delle imprese insediate nella zona industriale di Viggiano, che costituisce l’area di localizzazione del Centro Olio Val d’Agri (COVA) e che, di recente, è stata interessata dall’insediamento di nuove aziende, non tutte legate all’indotto dell’ENI. Nella parte quinta abbiamo ripreso il tema del Contratto di Sito in relazione ai temi che riguardano la prevenzione e la tutela della sicurezza per i lavoratori delle aziende dell’indotto ma più in generale della zona industriale di Viggiano . In questo ambito abbiamo cercato anche di fare, seppure non in maniera approfondita, il punto delle questioni ambientali e degli interventi effettuati o che ancora non sono stati realizzati e in alcuni casi abbandonati come il progetto “Ambiente e Salute” della Regione Basilicata che avrebbe dovuto realizzare un importante lavoro sul piano della sorveglianza sanitaria con riferimento alla popolazione dell’area della Val d’Agri. Nella sesta parte, a partire dall’esperienza fin qui conseguita dal PO Val d’Agri, abbiamo cercato di ragionare sugli effetti più generali, sull’economia e sull’occupazione, conseguiti con questo programma sul territorio osservando, ad esempio, le conseguenze prodotte sulle dinamiche demografiche dell’area. Nella penultima parte abbiamo fatto infine alcuni brevi cenni alle future attività estrattive di Tempa Rossa e al relativo investimento della TOTAL. Il rapporto si conclude con alcune osservazioni conclusive e alcune suggerimenti circa gli investimenti e le politiche industriali che sarebbe utile sviluppare nell’immediato futuro.

Secondo rapporto sull’ENI e il suo indotto industriale e occupazionale in Val d’Agri

BUBBICO, Davide
2012

Abstract

Il rapporto è organizzato in 8 parti, ciascuna delle quali dedicata ad un argomento specifico. Volendo sintetizzare i contenuti del rapporto nella prima parte abbiamo ricostruito il quadro delle intese istituzionali tra Regione Basilicata, ENI e Governo nazionale a partire dall’Accordo di Programma Quadro del 1998 per giungere fino alla bozza di memorandum e alla più recente decisione della Giunta e del Consiglio Regionale di Basilicata in tema di moratoria dei permessi di ricerca. Nella seconda parte l’attenzione è stata invece portata ai dati dell’attività estrattiva in Italia e in Basilicata e delle royalty che ne derivano. La terza parte, quella più estesa, contiene i dati della ricerca condotta sulle imprese dell’indotto ENI della Val d’Agri. Va qui evidenziato che i risultati della ricerca oltre che sulla base delle informazioni pervenute dai delegati Cgil delle aziende dell’area provengono anche dell’indagine campionaria svolta su 10 tra le più importanti aziende dell’indotto, in prevalenza locali. Questa parte della ricerca ha reso possibile una maggiore e migliore conoscenza delle attività delle imprese, dei loro livelli occupazionali, dei loro investimenti e del tipo di relazione con ENI, ma anche dei limiti e delle problematiche che si registrano a distanza di quasi vent’anni dall’inizio dell’attività estrattiva (le gare d’appalto, il coinvolgimento delle imprese locali e il loro posizionamento nella parte a minor valore aggiunto della catena del valore della filiera petrolifera) che in parte hanno trovato alcune prime risposte all’interno del Contratto di Sito. In questo ambito si è inserita la problematica dell’occupazione a termine e nei cambi d’appalto e quindi la proposta avanzata dalle organizzazioni sindacali, a partire dalle iniziative promosse dalla Cgil negli ultimi anni, del Contratto di Sito per i lavoratori delle aziende dell’indotto ENI. La terza parte del rapporto si conclude, inoltre, con un esame dello stato di attuazione del Contratto di Rete promosso nel novembre 2010 da Confindustria Basilicata tra alcune aziende dell’indotto ENI ed altre esterne a questo. Nella quarta parte abbiamo realizzato, invece, una mappatura delle imprese insediate nella zona industriale di Viggiano, che costituisce l’area di localizzazione del Centro Olio Val d’Agri (COVA) e che, di recente, è stata interessata dall’insediamento di nuove aziende, non tutte legate all’indotto dell’ENI. Nella parte quinta abbiamo ripreso il tema del Contratto di Sito in relazione ai temi che riguardano la prevenzione e la tutela della sicurezza per i lavoratori delle aziende dell’indotto ma più in generale della zona industriale di Viggiano . In questo ambito abbiamo cercato anche di fare, seppure non in maniera approfondita, il punto delle questioni ambientali e degli interventi effettuati o che ancora non sono stati realizzati e in alcuni casi abbandonati come il progetto “Ambiente e Salute” della Regione Basilicata che avrebbe dovuto realizzare un importante lavoro sul piano della sorveglianza sanitaria con riferimento alla popolazione dell’area della Val d’Agri. Nella sesta parte, a partire dall’esperienza fin qui conseguita dal PO Val d’Agri, abbiamo cercato di ragionare sugli effetti più generali, sull’economia e sull’occupazione, conseguiti con questo programma sul territorio osservando, ad esempio, le conseguenze prodotte sulle dinamiche demografiche dell’area. Nella penultima parte abbiamo fatto infine alcuni brevi cenni alle future attività estrattive di Tempa Rossa e al relativo investimento della TOTAL. Il rapporto si conclude con alcune osservazioni conclusive e alcune suggerimenti circa gli investimenti e le politiche industriali che sarebbe utile sviluppare nell’immediato futuro.
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