La cassetta a rosette oggi conservata nel Museo della Badia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni è uno di quegli oggetti di lusso di produzione bizantina che circolavano nella Campania medievale, verosimilmente grazie a scambi commerciali intrattenuti dagli Amalfitani. Nata come contenitore ad uso profano, essa potè essere convertita in un momento imprecisato in contenitore di reliquie, come rivelano le recenti tracce di ceralacca visibili sulla parte tergale. Più che sulla sua ricezione e trasformazione in Occidente, in questa occasione ci si concentrerà sulle sue peculiarità esecutive, formali e iconografiche. Lungi dall’essere un prodotto seriale con un centone di citazioni dall’Antico, come è stato spesso detto per le cassette bizantine a rosette in avorio e osso, quella della Badia di Cava rivela invece un programma illustrativo articolato e raffinatezze esecutive che la devono far ritenere un prodotto di alto artigianato. La lettura delle placchette che ornano il coperchio piramidale della cassetta è stata motivo di perplessità per autorevoli studiosi, tra i quali Kurt Weitzmann (1930 e 1951) e Angelo Lipinsky (1963-64). La raffigurazione della testa di Giove Ammone affrontata a quella di Alessandro Magno con gli attributi di Giove Ammone – due citazioni numismatiche – nella striscia interposta tra le due placche principali del coperchio può offrire la chiave di lettura del programma iconografico, che ben si inquadra nel colto recupero della tradizione antica maturato sotto la dinastia macedone tra il X e l’XI sec. La peculiarità dell’oggetto è inoltre attestata da quanto rimane del lavoro a traforo della cornice del coperchio, e dall’impiego di avorio nelle due placche del coperchio e in quella centrale della porzione anteriore della cassetta, mentre solitamente nelle cassette in avorio e osso bizantine le placche illustranti temi profani erano intagliate in osso.

Il mito dell’eroe classico, la ‘rinascenza’ macedone e la cassetta a rosette di Cava

DELL'ACQUA, Francesca
2014-01-01

Abstract

La cassetta a rosette oggi conservata nel Museo della Badia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni è uno di quegli oggetti di lusso di produzione bizantina che circolavano nella Campania medievale, verosimilmente grazie a scambi commerciali intrattenuti dagli Amalfitani. Nata come contenitore ad uso profano, essa potè essere convertita in un momento imprecisato in contenitore di reliquie, come rivelano le recenti tracce di ceralacca visibili sulla parte tergale. Più che sulla sua ricezione e trasformazione in Occidente, in questa occasione ci si concentrerà sulle sue peculiarità esecutive, formali e iconografiche. Lungi dall’essere un prodotto seriale con un centone di citazioni dall’Antico, come è stato spesso detto per le cassette bizantine a rosette in avorio e osso, quella della Badia di Cava rivela invece un programma illustrativo articolato e raffinatezze esecutive che la devono far ritenere un prodotto di alto artigianato. La lettura delle placchette che ornano il coperchio piramidale della cassetta è stata motivo di perplessità per autorevoli studiosi, tra i quali Kurt Weitzmann (1930 e 1951) e Angelo Lipinsky (1963-64). La raffigurazione della testa di Giove Ammone affrontata a quella di Alessandro Magno con gli attributi di Giove Ammone – due citazioni numismatiche – nella striscia interposta tra le due placche principali del coperchio può offrire la chiave di lettura del programma iconografico, che ben si inquadra nel colto recupero della tradizione antica maturato sotto la dinastia macedone tra il X e l’XI sec. La peculiarità dell’oggetto è inoltre attestata da quanto rimane del lavoro a traforo della cornice del coperchio, e dall’impiego di avorio nelle due placche del coperchio e in quella centrale della porzione anteriore della cassetta, mentre solitamente nelle cassette in avorio e osso bizantine le placche illustranti temi profani erano intagliate in osso.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/3970603
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