La cornice del dipinto con il Sacro Volto di Cristo o Mandylion (Genova, monastero di San Bartolomeo degli Armeni), realizzata in una raffinata officina bizantina della prima metà del XIV s. , illustra la storia del Mandylion, l’immagine-reliquia di Edessa (fig. 1). Le dieci formelle di minute dimensioni (48 x 48 mm), lavorate a sbalzo, cesello, smalti, niello, presentano una iconografia basata su una silloge di diverse fonti sia letterarie , sia orali , che ricorre anche a efficaci citazioni della topografia sacra di Edessa. Nei secoli la storia del Mandylion, anche nota come Leggenda di Abgar, è stata illustrata in menologi , rotoli-amuleti , in pitture murali e icone slave; ma tra tutte le opere di piccolo formato che illustrano la storia del telo edesseno miracolosamente impresso con le fattezze del Cristo vivente – per questo detto acheropoieitos, ossia non-fatto-da-mano-umana – la cornice di Genova è quella che reca il ciclo più completo . In modo incisivo, selezionando tra le disparate fonti che trattano del Mandylion, la cornice narra di come Abgar, re della città-stato mesopotamica di Edessa, afflitto da una malattia incurabile, inviasse a Gerusalemme un messo per convocare al suo capezzale Cristo affinché lo guarisse (formella 1); di come il messo tentasse, invano, di ritrarre Cristo (formella 2); di come Cristo avesse scritto una lettera ad Abgar che accompagnasse l’invio della propria immagine, prodotta miracolosamente per contatto di un telo con il proprio volto bagnato (formelle 3 e 4); di come Abgar venisse guarito dal telo impresso con il volto di Cristo (formella 5), e pertanto convertisse sé e il suo popolo al Cristianesimo (formella 6) (fig. 2); di come il telo, nascosto e quindi riscoperto per miracolo (formelle 7 e 8) (fig. 3) avesse funto da palladio urbico durante l’assedio persiano del 544 (formella 9) (fig. 4); di come il Mandylion fosse poi giunto a Costantinopoli nell’anno 944 (formella 10) (fig. 5). Dal momento che l’immagine-reliquia del Mandylion ha contribuito in modo determinante a definire l’identità di Edessa quale città santa, qui interessa sondare in che modo questa relazione sia stata tradotta in immagini nella cornice di età paleologa conservata a Genova. Infatti, lo spazio urbano edesseno, nei suoi punti focali sacri e politici, e il circostante territorio mesopotamico dominato dal fiume Eufrate emergono in modo netto nella cornice, che tralascia invece accenni alla fisionomia di Gerusalemme, da cui proveniva il Mandylion, e allude solo allo stretto del Bosforo per quanto riguarda Costantinopoli, dove verrà traslato. Non potendo in questa occasione esaminare tutti gli elementi della topografia sacra di Edessa evocati dalla cornice di Genova, ci si concentrerà su alcuni di essi che coinvolgono l’elemento acquatico: ossia il palazzo di Abgar (13-50 d.C.), il pozzo del Mandylion e il fiume Eufrate, che nell’ultima formella appare idealmente connesso al Bosforo.

L’acqua nella memoria sacra di Edessa attraverso la cornice del Mandylion di Genova

DELL'ACQUA, Francesca
2013

Abstract

La cornice del dipinto con il Sacro Volto di Cristo o Mandylion (Genova, monastero di San Bartolomeo degli Armeni), realizzata in una raffinata officina bizantina della prima metà del XIV s. , illustra la storia del Mandylion, l’immagine-reliquia di Edessa (fig. 1). Le dieci formelle di minute dimensioni (48 x 48 mm), lavorate a sbalzo, cesello, smalti, niello, presentano una iconografia basata su una silloge di diverse fonti sia letterarie , sia orali , che ricorre anche a efficaci citazioni della topografia sacra di Edessa. Nei secoli la storia del Mandylion, anche nota come Leggenda di Abgar, è stata illustrata in menologi , rotoli-amuleti , in pitture murali e icone slave; ma tra tutte le opere di piccolo formato che illustrano la storia del telo edesseno miracolosamente impresso con le fattezze del Cristo vivente – per questo detto acheropoieitos, ossia non-fatto-da-mano-umana – la cornice di Genova è quella che reca il ciclo più completo . In modo incisivo, selezionando tra le disparate fonti che trattano del Mandylion, la cornice narra di come Abgar, re della città-stato mesopotamica di Edessa, afflitto da una malattia incurabile, inviasse a Gerusalemme un messo per convocare al suo capezzale Cristo affinché lo guarisse (formella 1); di come il messo tentasse, invano, di ritrarre Cristo (formella 2); di come Cristo avesse scritto una lettera ad Abgar che accompagnasse l’invio della propria immagine, prodotta miracolosamente per contatto di un telo con il proprio volto bagnato (formelle 3 e 4); di come Abgar venisse guarito dal telo impresso con il volto di Cristo (formella 5), e pertanto convertisse sé e il suo popolo al Cristianesimo (formella 6) (fig. 2); di come il telo, nascosto e quindi riscoperto per miracolo (formelle 7 e 8) (fig. 3) avesse funto da palladio urbico durante l’assedio persiano del 544 (formella 9) (fig. 4); di come il Mandylion fosse poi giunto a Costantinopoli nell’anno 944 (formella 10) (fig. 5). Dal momento che l’immagine-reliquia del Mandylion ha contribuito in modo determinante a definire l’identità di Edessa quale città santa, qui interessa sondare in che modo questa relazione sia stata tradotta in immagini nella cornice di età paleologa conservata a Genova. Infatti, lo spazio urbano edesseno, nei suoi punti focali sacri e politici, e il circostante territorio mesopotamico dominato dal fiume Eufrate emergono in modo netto nella cornice, che tralascia invece accenni alla fisionomia di Gerusalemme, da cui proveniva il Mandylion, e allude solo allo stretto del Bosforo per quanto riguarda Costantinopoli, dove verrà traslato. Non potendo in questa occasione esaminare tutti gli elementi della topografia sacra di Edessa evocati dalla cornice di Genova, ci si concentrerà su alcuni di essi che coinvolgono l’elemento acquatico: ossia il palazzo di Abgar (13-50 d.C.), il pozzo del Mandylion e il fiume Eufrate, che nell’ultima formella appare idealmente connesso al Bosforo.
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