In questo saggio ho riletto l’opera di Annabella Rossi – in relazione al fenomeno del tarantismo, da lei studiato, indagato e descritto in circa un ventennio di attività (1959- 1977) – provando a mostrare come le donne, gli uomini e i luoghi del tarantismo siano transitati, nel suo approccio, da un’iniziale situazione letteraria e astratta – legata alla sua formazione di «intervistatrice» al seguito di de Martino – ad una più concreta dimensione etnografica interattiva (dialogica, critica e riflessiva) – con persone in «carne, ossa e sentimenti», operanti in luoghi concreti, per così dire – che si concluderà, alla fine del suo percorso di ricerca, con il ritorno ad una dimensione narrativa finale più fluida e sfumata, necessaria per la trasformazione di un’esperienza individuale, come necessariamente è quella etnografica anche in équipe, in un patrimonio condivisibile con altri (colleghi, lettori, curiosi, appassionati , ecc.). È come se la studiosa, partendo da un bagaglio di documenti diversi, prodotti da altri soggetti sotto forma di relazioni, foto, racconti, lezioni, ecc.; cominciando proprio dallo studio di quel patrimonio pregresso della conoscenza del fenomeno che professionalmente fu chiamata a padroneggiare, fosse stata in qualche modo costretta, dopo essersi confrontata attraverso l’interazione diretta con i suoi informatori, nei luoghi di svolgimento della loro problematica esistenza, a percorrere a ritroso il cammino che dallo «scritto-letto» l’aveva portata alla magmatica esperienza sensoriale del «visto» e «vissuto» in maniera partecipante. Un percorso all’inverso che si sarebbe concluso con l’approdo al più sicuro «luogo» di una «scrittura-narrazione», questa volta sua, che le permise di coniugare il già detto (o scritto) da altri con ciò che aveva osservato «sul campo», in un esercizio di decostruzione dei modelli narrativi precedenti. Una scrittura etnografica che avrebbe ricollocato in una giusta prospettiva «politico-culturale» le narrazioni convenzionali dei luoghi e dei volti stereotipati dei tarantati.

ANNABELLA ROSSI STUDIOSA DEL SUD: LUOGHI E CORPI DEL TARANTISMO.

ESPOSITO, Vincenzo
2013

Abstract

In questo saggio ho riletto l’opera di Annabella Rossi – in relazione al fenomeno del tarantismo, da lei studiato, indagato e descritto in circa un ventennio di attività (1959- 1977) – provando a mostrare come le donne, gli uomini e i luoghi del tarantismo siano transitati, nel suo approccio, da un’iniziale situazione letteraria e astratta – legata alla sua formazione di «intervistatrice» al seguito di de Martino – ad una più concreta dimensione etnografica interattiva (dialogica, critica e riflessiva) – con persone in «carne, ossa e sentimenti», operanti in luoghi concreti, per così dire – che si concluderà, alla fine del suo percorso di ricerca, con il ritorno ad una dimensione narrativa finale più fluida e sfumata, necessaria per la trasformazione di un’esperienza individuale, come necessariamente è quella etnografica anche in équipe, in un patrimonio condivisibile con altri (colleghi, lettori, curiosi, appassionati , ecc.). È come se la studiosa, partendo da un bagaglio di documenti diversi, prodotti da altri soggetti sotto forma di relazioni, foto, racconti, lezioni, ecc.; cominciando proprio dallo studio di quel patrimonio pregresso della conoscenza del fenomeno che professionalmente fu chiamata a padroneggiare, fosse stata in qualche modo costretta, dopo essersi confrontata attraverso l’interazione diretta con i suoi informatori, nei luoghi di svolgimento della loro problematica esistenza, a percorrere a ritroso il cammino che dallo «scritto-letto» l’aveva portata alla magmatica esperienza sensoriale del «visto» e «vissuto» in maniera partecipante. Un percorso all’inverso che si sarebbe concluso con l’approdo al più sicuro «luogo» di una «scrittura-narrazione», questa volta sua, che le permise di coniugare il già detto (o scritto) da altri con ciò che aveva osservato «sul campo», in un esercizio di decostruzione dei modelli narrativi precedenti. Una scrittura etnografica che avrebbe ricollocato in una giusta prospettiva «politico-culturale» le narrazioni convenzionali dei luoghi e dei volti stereotipati dei tarantati.
978-88-8305-099-2
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