Il quartiere di Scampia, a nord di Napoli, è una delle tante "zone d'ombra" snaturate da alterazioni paesaggistiche e degrado sociale, la cui immagine mediatica è stata spesso fatta coincidere con fenomeni negativi fortemente connotativi. In tal senso le famigerate "Vele", progetto edilizio ambizioso mai completato, sono divenute il simbolo di un quartiere nel quale, pur essendo compromesse le relazioni tra abitanti e senso di comunità, esiste comunque un forte senso di radicamento territoriale, soprattutto nei più giovani, rafforzato dalla stessa stigmatizzazione di Scampia come luogo di criminalità e degrado sociale. Alla domanda iniziale sulla possibilità di parlare di "identità" a proposito di realtà territoriali particolari, trasformate, come Scampia, in simboli negativi e del tutto contrari ai principi e ai valori della società civile, si può allora rispondere affermativamente, a patto che sia risolta la condizione di oggettiva disparità delle persone che ci vivono: bisogna cioè ridurre le distanze con gli altri spazi della città, annodando la questione identitaria alla questione sociale e la dimensione di quartiere alla scala sovralocale.

L'identità capovolta: il caso di Scampia

SINISCALCHI, Silvia
2013

Abstract

Il quartiere di Scampia, a nord di Napoli, è una delle tante "zone d'ombra" snaturate da alterazioni paesaggistiche e degrado sociale, la cui immagine mediatica è stata spesso fatta coincidere con fenomeni negativi fortemente connotativi. In tal senso le famigerate "Vele", progetto edilizio ambizioso mai completato, sono divenute il simbolo di un quartiere nel quale, pur essendo compromesse le relazioni tra abitanti e senso di comunità, esiste comunque un forte senso di radicamento territoriale, soprattutto nei più giovani, rafforzato dalla stessa stigmatizzazione di Scampia come luogo di criminalità e degrado sociale. Alla domanda iniziale sulla possibilità di parlare di "identità" a proposito di realtà territoriali particolari, trasformate, come Scampia, in simboli negativi e del tutto contrari ai principi e ai valori della società civile, si può allora rispondere affermativamente, a patto che sia risolta la condizione di oggettiva disparità delle persone che ci vivono: bisogna cioè ridurre le distanze con gli altri spazi della città, annodando la questione identitaria alla questione sociale e la dimensione di quartiere alla scala sovralocale.
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