Con “Tauben im Gras” (1951) Wolfgang Koeppen ci offre un romanzo della grande città nella letteratura tedesca del dopoguerra che è anche una riflessione sul tempo da cui scaturisce una particolare configurazione della temporalità narrativa stessa. Il dopoguerra, nel quale i tedeschi vivono nella rimozione del passato nazista, tra restaurazione e modernità e in un’ambigua continuità con il nazionalsocialismo, è visto da Koeppen come un’epoca ancora – o di nuovo – di guerra, in cui il tempo è solo un breve lasso di tempo, «una pausa del respiro sul campo di battaglia». In un’«epoca di svolta», in un’«epoca del destino», non ci sono più ritmi sociali stabili, niente è definitivo e tutto rimane in sospeso. Se la vita ha perso il ritmo della scansione temporale definita, si hanno allora forme di temporalità paradossale, laddove al tempo atomizzato manca un qualsiasi ritmo ordinatore. Il presente stesso è il luogo della dispersione, dell’essere fuori di sé, e il passato è in un certo senso contemporaneo al presente, come contemporaneità di tempi diversi che non sono tenuti insieme da un ordine temporale universale. Con le forme del montage, della discontinuità e della pluridimensionalità il romanzo mette così in atto diverse temporalizzazioni, variazioni e choc improvvisi che sono anche una critica della storia in quanto sottoposta alla dinamica chiusa della cronologia e della continuità, aprendo una vertigine temporale che mostra come al di sotto di una superficie in apparente rapido cambiamento agiscano forme di alterazione, stasi, disintegrazione e dissoluzione del tempo e della storia.

Narrative Entzeitlichungen: Wolfgang Koeppens "Tauben im Gras"

PERRONE CAPANO, Lucia
2013

Abstract

Con “Tauben im Gras” (1951) Wolfgang Koeppen ci offre un romanzo della grande città nella letteratura tedesca del dopoguerra che è anche una riflessione sul tempo da cui scaturisce una particolare configurazione della temporalità narrativa stessa. Il dopoguerra, nel quale i tedeschi vivono nella rimozione del passato nazista, tra restaurazione e modernità e in un’ambigua continuità con il nazionalsocialismo, è visto da Koeppen come un’epoca ancora – o di nuovo – di guerra, in cui il tempo è solo un breve lasso di tempo, «una pausa del respiro sul campo di battaglia». In un’«epoca di svolta», in un’«epoca del destino», non ci sono più ritmi sociali stabili, niente è definitivo e tutto rimane in sospeso. Se la vita ha perso il ritmo della scansione temporale definita, si hanno allora forme di temporalità paradossale, laddove al tempo atomizzato manca un qualsiasi ritmo ordinatore. Il presente stesso è il luogo della dispersione, dell’essere fuori di sé, e il passato è in un certo senso contemporaneo al presente, come contemporaneità di tempi diversi che non sono tenuti insieme da un ordine temporale universale. Con le forme del montage, della discontinuità e della pluridimensionalità il romanzo mette così in atto diverse temporalizzazioni, variazioni e choc improvvisi che sono anche una critica della storia in quanto sottoposta alla dinamica chiusa della cronologia e della continuità, aprendo una vertigine temporale che mostra come al di sotto di una superficie in apparente rapido cambiamento agiscano forme di alterazione, stasi, disintegrazione e dissoluzione del tempo e della storia.
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