“L’acqua fu la matrice del mondo e di tutte le sue creature (…) proprio come i colori più nobili e delicati emergono dalla terra nera e lorda, così le diverse creature scaturirono dalla sostanza primordiale che al principio non era altro che sozzura informe. Ma contemplate l’elemento dell’acqua nel suo stato indifferenziato! E poi guardate tutti i metalli, le rocce, i rubini scintillanti, i granati rilucenti, i cristalli, l’oro e l’argento siano da essa derivati, chi mai avrebbe potuto riconoscere tutte queste cose nell’acqua?” L’inno di Paracelo all’acqua è attuale anche ai nostri giorni, seppure con le dovute precisazioni, scaturite dalle accresciute conoscenze scientifiche sul ruolo fondamentale svolto da questa sostanza. D’altro canto sia l’assenza che l’eccesso di acqua hanno sempre rappresentato un pericolo per le cose e per l’uomo: “Se trattiene le acque, tutto si secca, se le lascia andare, devastano la terra” . Senza giungere a considerare l’azione distruttiva dell’acqua come riportata nella Bibbia, è da sottolineare che anche modesti eccessi di presenza d’acqua, in alcuni ambiti, quale quello della conservazione dei beni culturali possono provocare danni notevoli. Infatti, l’acqua, allo stato sia liquido che di vapore, è uno dei principali fattori in grado di accelerare il deterioramento della maggior parte dei manufatti, tra cui quelli di interesse storico-artistico. Allo stato liquido l’acqua imbibisce, secondo diversi meccanismi, le murature degli edifici provocando l’indebolimento della struttura, il deterioramento delle superfici e, evaporando, l’innalzamento dell’umidità dell’aria negli ambienti; in fase vapore, se presente in quantità elevata nell’aria ambiente, concorre all’aggressione, chimica e/o fisica, dei manufatti e allo sviluppo di agenti biologici.

Conservazione dei beni culturali: ruolo dell'umidità relativa

D'AMBROSIO, Francesca Romana;
2006

Abstract

“L’acqua fu la matrice del mondo e di tutte le sue creature (…) proprio come i colori più nobili e delicati emergono dalla terra nera e lorda, così le diverse creature scaturirono dalla sostanza primordiale che al principio non era altro che sozzura informe. Ma contemplate l’elemento dell’acqua nel suo stato indifferenziato! E poi guardate tutti i metalli, le rocce, i rubini scintillanti, i granati rilucenti, i cristalli, l’oro e l’argento siano da essa derivati, chi mai avrebbe potuto riconoscere tutte queste cose nell’acqua?” L’inno di Paracelo all’acqua è attuale anche ai nostri giorni, seppure con le dovute precisazioni, scaturite dalle accresciute conoscenze scientifiche sul ruolo fondamentale svolto da questa sostanza. D’altro canto sia l’assenza che l’eccesso di acqua hanno sempre rappresentato un pericolo per le cose e per l’uomo: “Se trattiene le acque, tutto si secca, se le lascia andare, devastano la terra” . Senza giungere a considerare l’azione distruttiva dell’acqua come riportata nella Bibbia, è da sottolineare che anche modesti eccessi di presenza d’acqua, in alcuni ambiti, quale quello della conservazione dei beni culturali possono provocare danni notevoli. Infatti, l’acqua, allo stato sia liquido che di vapore, è uno dei principali fattori in grado di accelerare il deterioramento della maggior parte dei manufatti, tra cui quelli di interesse storico-artistico. Allo stato liquido l’acqua imbibisce, secondo diversi meccanismi, le murature degli edifici provocando l’indebolimento della struttura, il deterioramento delle superfici e, evaporando, l’innalzamento dell’umidità dell’aria negli ambienti; in fase vapore, se presente in quantità elevata nell’aria ambiente, concorre all’aggressione, chimica e/o fisica, dei manufatti e allo sviluppo di agenti biologici.
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