Il livello di sviluppo delle Regioni italiane è storicamente differenziato: alcune aree figurano tra le più ricche ed altre tra le meno avanzate dell’Unione Europea, così da confermare l’esistenza di un forte dualismo territoriale. In particolare, le Regioni del Mezzogiorno d’Italia rientrano ancora nell’Obiettivo “Convergenza”, considerato che il PIL pro-capite continua ad essere inferiore al 75% della media comunitaria, nonostante la Politica di Coesione, da circa vent’anni, si sia posta come finalità la diffusione ed il riequilibrio della crescita dello spazio europeo. Tali considerazioni, nel corso degli anni, hanno indotto sia studiosi appartenenti a differenti settori scientifici-disciplinari sia esponenti del mondo politico-amministrativo a riflettere su quale strategia implementare per ridurre i divari di sviluppo. Pure se viene sostenuto da più Autori che il processo di globalizzazione tende a destrutturare il territorio, trasformandolo in spazio reticolare, dove le relazioni prescindono in larga misura dalle contiguità spaziali, il rapido cambiamento negli equilibri economici mondiali, chiude alcune opzioni di crescita e ne apre altre: le prospettive di sviluppo del Mezzogiorno d’Italia devono essere individuate nel quadro della Politica Europea di Vicinato (PEV), che fa intravedere positive implicazioni socioeconomiche generate dall’assunzione di una funzione di ponte tra i Paesi dell’Unione Europea e quelli della sponda Nord dell’Africa. Su tali premesse si fonda il presente lavoro: sulla base dell’ampia letteratura dedicata alle problematiche dello spazio euromediterraneo e alle diversità territoriali, verranno analizzati alcuni settori dello sviluppo e le tematiche ad essi connesse. Pertanto, si porrà in rilievo quanto il Mediterraneo rappresenti, per eccellenza, un mosaico di asimmetrie culturali ed economiche (che i recenti eventi sembrano accentuare), piuttosto che una regione. Di conseguenza, si illustrerà l’evoluzione delle politiche europee e dei programmi nazionali e regionali in tema di coesione e relazioni internazionali, focalizzando l’attenzione sulla dimensione locale della Politica di Vicinato, quadro-cornice del processo di Barcellona. Infine, si esalterà l’importanza di perseguire un modello di sviluppo endogeno e pluralistico, l’unico approccio capace di esaltare e potenziare il ruolo delle realtà del Mezzogiorno nella cooperazione euromediterranea, rilanciata – con la costituzione dell’Unione per il Mediterraneo - su scenari di accresciuta instabilità. Ne deriva che nel programmare lo sviluppo sostenibile del Mezzogiorno d’Italia, si deve puntare sulle specificità territoriali da valorizzare, che determinano i principali vantaggi competitivi, considerando la posizione geografica del Sud Italia nel Bacino del Mediterraneo.

La dimensione locale nella Politica Europea di Vicinato per lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia

CITARELLA, Germana
2013-01-01

Abstract

Il livello di sviluppo delle Regioni italiane è storicamente differenziato: alcune aree figurano tra le più ricche ed altre tra le meno avanzate dell’Unione Europea, così da confermare l’esistenza di un forte dualismo territoriale. In particolare, le Regioni del Mezzogiorno d’Italia rientrano ancora nell’Obiettivo “Convergenza”, considerato che il PIL pro-capite continua ad essere inferiore al 75% della media comunitaria, nonostante la Politica di Coesione, da circa vent’anni, si sia posta come finalità la diffusione ed il riequilibrio della crescita dello spazio europeo. Tali considerazioni, nel corso degli anni, hanno indotto sia studiosi appartenenti a differenti settori scientifici-disciplinari sia esponenti del mondo politico-amministrativo a riflettere su quale strategia implementare per ridurre i divari di sviluppo. Pure se viene sostenuto da più Autori che il processo di globalizzazione tende a destrutturare il territorio, trasformandolo in spazio reticolare, dove le relazioni prescindono in larga misura dalle contiguità spaziali, il rapido cambiamento negli equilibri economici mondiali, chiude alcune opzioni di crescita e ne apre altre: le prospettive di sviluppo del Mezzogiorno d’Italia devono essere individuate nel quadro della Politica Europea di Vicinato (PEV), che fa intravedere positive implicazioni socioeconomiche generate dall’assunzione di una funzione di ponte tra i Paesi dell’Unione Europea e quelli della sponda Nord dell’Africa. Su tali premesse si fonda il presente lavoro: sulla base dell’ampia letteratura dedicata alle problematiche dello spazio euromediterraneo e alle diversità territoriali, verranno analizzati alcuni settori dello sviluppo e le tematiche ad essi connesse. Pertanto, si porrà in rilievo quanto il Mediterraneo rappresenti, per eccellenza, un mosaico di asimmetrie culturali ed economiche (che i recenti eventi sembrano accentuare), piuttosto che una regione. Di conseguenza, si illustrerà l’evoluzione delle politiche europee e dei programmi nazionali e regionali in tema di coesione e relazioni internazionali, focalizzando l’attenzione sulla dimensione locale della Politica di Vicinato, quadro-cornice del processo di Barcellona. Infine, si esalterà l’importanza di perseguire un modello di sviluppo endogeno e pluralistico, l’unico approccio capace di esaltare e potenziare il ruolo delle realtà del Mezzogiorno nella cooperazione euromediterranea, rilanciata – con la costituzione dell’Unione per il Mediterraneo - su scenari di accresciuta instabilità. Ne deriva che nel programmare lo sviluppo sostenibile del Mezzogiorno d’Italia, si deve puntare sulle specificità territoriali da valorizzare, che determinano i principali vantaggi competitivi, considerando la posizione geografica del Sud Italia nel Bacino del Mediterraneo.
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