Sulla base dei dati emersi dal Rapporto Annuale della Società Geografica Italiana 2011 (secondo cui il Mezzogiorno d’Italia non può più essere considerato un macroaggregato con sostanziale uniformità di problemi, bensì un mosaico di economie ambigue e sfuggenti), il presente contributo si pone l’obiettivo di individuare un sentiero di sviluppo futuro per i Sud dell’Italia, superando l’approccio descrittivo, volto ad elencare le cause che determinano la sussistenza della questione meridionale, e focalizzandosi su quello propositivo, teso ad isolare processi idonei a sostenere efficienza, attrattività e competitività economica dei sistemi locali. L’ampliamento del concetto di innovazione territoriale, grazie al contributo di studiosi di diversa cultura disciplinare (economica, urbanistica, sociologica, geografica), pone il problema di individuare sia la più efficace combinazione degli elementi della territorialità, sia il modello di sviluppo su cui puntare nei prossimi anni, al fine di determinare quali attività economiche privilegiare, nell’ottica della riduzione del consumo del suolo e della dispersione insediativa, nonché della promozione della tutela e valorizzazione delle identità dei luoghi, a vantaggio della qualità della vita. Pertanto, per quanto riguarda il primo aspetto, si partirà dal dibattito sul dualismo locale vs globale, sempre più concorde nell’affermare il ruolo crescente delle realtà locali come fonte di vantaggi competitivi esclusivi, quando sono identificabili in base a specificità distintive e qualificanti, per poi valutare quanto l’indissolubile binomio cultura-creatività possa rappresentare una nuova opportunità di sviluppo per il Mezzogiorno a centocinquanta anni dall’Unità. Cultura e creatività si combinano in modi diversi a seconda della struttura socioeconomica dei sistemi territoriali: in alcuni prevalgono gli aspetti tecnologici ed hanno un ruolo dominante le innovazioni, in altri quelli economici relativi allo sviluppo del mercato e del business, in altri ancora la dimensione culturale con i richiami alle tradizioni, alla qualità sociale, al patrimonio storico e artistico. Poiché nel Mezzogiorno d’Italia sono rintracciabili sia il profilo dell’economia della conoscenza sia della società della cultura è riconoscibile la presenza di un’economia creativa su cui puntare per generare sviluppo, reddito, esportazioni e occupazione. Per il secondo aspetto, è ormai opinione diffusa che la competitività territoriale dipende da un cambiamento di strategia: puntare sulle economie di rete, in quanto la crescita non viene garantita dalla produzione del maggior valore economico, secondo le regole del mercato, ma dall’implementazione di un modello reticolare, attraverso cui selezionare e valorizzare il potenziale dei luoghi, con l’imprescindibile supporto collaborativo delle Istituzioni locali. In questa prospettiva, è opportuno rafforzare la logica della filiera, in quanto è la dimensione più flessibile ed appropriata ai Sud dell’Italia ed, in particolare, applicarla al settore cultura. La filiera culturale, infatti, è in grado di consolidare il valore del made in Italy, tale da costituire per le imprese e le realtà locali un vantaggio competitivo endogeno, senza subire il condizionamento di uno dei fondamentali elementi distintivi marshalliani, ossia quello della delimitazione spaziale.

Il binomio cultura-creatività come fattore di innovazione territoriale

MAGLIO, Monica
2013

Abstract

Sulla base dei dati emersi dal Rapporto Annuale della Società Geografica Italiana 2011 (secondo cui il Mezzogiorno d’Italia non può più essere considerato un macroaggregato con sostanziale uniformità di problemi, bensì un mosaico di economie ambigue e sfuggenti), il presente contributo si pone l’obiettivo di individuare un sentiero di sviluppo futuro per i Sud dell’Italia, superando l’approccio descrittivo, volto ad elencare le cause che determinano la sussistenza della questione meridionale, e focalizzandosi su quello propositivo, teso ad isolare processi idonei a sostenere efficienza, attrattività e competitività economica dei sistemi locali. L’ampliamento del concetto di innovazione territoriale, grazie al contributo di studiosi di diversa cultura disciplinare (economica, urbanistica, sociologica, geografica), pone il problema di individuare sia la più efficace combinazione degli elementi della territorialità, sia il modello di sviluppo su cui puntare nei prossimi anni, al fine di determinare quali attività economiche privilegiare, nell’ottica della riduzione del consumo del suolo e della dispersione insediativa, nonché della promozione della tutela e valorizzazione delle identità dei luoghi, a vantaggio della qualità della vita. Pertanto, per quanto riguarda il primo aspetto, si partirà dal dibattito sul dualismo locale vs globale, sempre più concorde nell’affermare il ruolo crescente delle realtà locali come fonte di vantaggi competitivi esclusivi, quando sono identificabili in base a specificità distintive e qualificanti, per poi valutare quanto l’indissolubile binomio cultura-creatività possa rappresentare una nuova opportunità di sviluppo per il Mezzogiorno a centocinquanta anni dall’Unità. Cultura e creatività si combinano in modi diversi a seconda della struttura socioeconomica dei sistemi territoriali: in alcuni prevalgono gli aspetti tecnologici ed hanno un ruolo dominante le innovazioni, in altri quelli economici relativi allo sviluppo del mercato e del business, in altri ancora la dimensione culturale con i richiami alle tradizioni, alla qualità sociale, al patrimonio storico e artistico. Poiché nel Mezzogiorno d’Italia sono rintracciabili sia il profilo dell’economia della conoscenza sia della società della cultura è riconoscibile la presenza di un’economia creativa su cui puntare per generare sviluppo, reddito, esportazioni e occupazione. Per il secondo aspetto, è ormai opinione diffusa che la competitività territoriale dipende da un cambiamento di strategia: puntare sulle economie di rete, in quanto la crescita non viene garantita dalla produzione del maggior valore economico, secondo le regole del mercato, ma dall’implementazione di un modello reticolare, attraverso cui selezionare e valorizzare il potenziale dei luoghi, con l’imprescindibile supporto collaborativo delle Istituzioni locali. In questa prospettiva, è opportuno rafforzare la logica della filiera, in quanto è la dimensione più flessibile ed appropriata ai Sud dell’Italia ed, in particolare, applicarla al settore cultura. La filiera culturale, infatti, è in grado di consolidare il valore del made in Italy, tale da costituire per le imprese e le realtà locali un vantaggio competitivo endogeno, senza subire il condizionamento di uno dei fondamentali elementi distintivi marshalliani, ossia quello della delimitazione spaziale.
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