Il disagio verso le forme democratiche tradizionali si è spinto a un livello tale che si cercano, sperimentalmente, pragmaticamente o teoreticamente, nuovi modi di essere democratici. La crisi democratica si percepisce su due versanti che sono correlati e rinviano l’un l’altro. È in crisi la versione della democrazia liberaldemocratica e rappresentativa (in occidente coincidente da tempo con la democrazia tout court) che centra la scena democratica su forma e regole procedurali, avendo preso atto dell’impossibilità di un fondamento sostanziale (che viene letto in senso potenzialmente totalitario). Il posto del potere è vuoto, nel senso che non ci sono soggetti che siano legittimati naturalmente ad occuparlo se non in modo temporaneo e modificabile: la democrazia si concentra sul principio della propria imperfezione strutturale che coincide con la stessa idea democratica. Una particolare attenzione merita la prospettiva della democrazia cosiddetta radicale, che assume completamente il presupposto antifondazionale proprio del proceduralismo, ma contemporaneamente rilancia il demos come soggetto politico, contrapponendosi alla spoliticizzazione e allo svuotamento dell’antagonismo che è tipico della società capitalista e neoliberale. La rappresentazione del demos permane, seppur svuotata e decostruita, e resta il perno di una politica autonoma e costruttiva: egemonica. Il presupposto, in ogni caso, è di prendere sul serio la governamentalità biopolitica che ha prodotto soggettività nuove al di là delle identificazioni giuridiche e politiche moderne nel cittadino e delle sue dinamiche inclusive/escludenti. Queste soggettivazioni – che implicano sempre anche una de-soggettivazione, un passo indietro rispetto alle interpellazioni tradizionali e che, giusta la caratteristica ontologica della governamentalità, coesistono con le vecchie forme in modo incoerente ed emergenziale – allargano le maglie identificative e teoriche e includono pratiche diversificate e plurali sui terreni della governamentalità biopolitica e delle trasformazioni del lavoro.

Democrazia. Crisi e ricerca di altri modi di essere democratici

BAZZICALUPO, Laura
2014

Abstract

Il disagio verso le forme democratiche tradizionali si è spinto a un livello tale che si cercano, sperimentalmente, pragmaticamente o teoreticamente, nuovi modi di essere democratici. La crisi democratica si percepisce su due versanti che sono correlati e rinviano l’un l’altro. È in crisi la versione della democrazia liberaldemocratica e rappresentativa (in occidente coincidente da tempo con la democrazia tout court) che centra la scena democratica su forma e regole procedurali, avendo preso atto dell’impossibilità di un fondamento sostanziale (che viene letto in senso potenzialmente totalitario). Il posto del potere è vuoto, nel senso che non ci sono soggetti che siano legittimati naturalmente ad occuparlo se non in modo temporaneo e modificabile: la democrazia si concentra sul principio della propria imperfezione strutturale che coincide con la stessa idea democratica. Una particolare attenzione merita la prospettiva della democrazia cosiddetta radicale, che assume completamente il presupposto antifondazionale proprio del proceduralismo, ma contemporaneamente rilancia il demos come soggetto politico, contrapponendosi alla spoliticizzazione e allo svuotamento dell’antagonismo che è tipico della società capitalista e neoliberale. La rappresentazione del demos permane, seppur svuotata e decostruita, e resta il perno di una politica autonoma e costruttiva: egemonica. Il presupposto, in ogni caso, è di prendere sul serio la governamentalità biopolitica che ha prodotto soggettività nuove al di là delle identificazioni giuridiche e politiche moderne nel cittadino e delle sue dinamiche inclusive/escludenti. Queste soggettivazioni – che implicano sempre anche una de-soggettivazione, un passo indietro rispetto alle interpellazioni tradizionali e che, giusta la caratteristica ontologica della governamentalità, coesistono con le vecchie forme in modo incoerente ed emergenziale – allargano le maglie identificative e teoriche e includono pratiche diversificate e plurali sui terreni della governamentalità biopolitica e delle trasformazioni del lavoro.
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