Le risorse destinate alla tutela della salute trovano impiego prevalente in attività di “medicalizzazione”, ossia nel mero trattamento sanitario delle patologie, in assenza di un incisivo intervento sui determinanti della salute. Considerazione analoga vale in ambito penitenziario, malgrado l’impatto esercitato dalle recenti riforme legislative. Il mutamento nella composizione demografica della popolazione detenuta, d’altro canto, “spiazza” il modello di cura tradizionalmente sedi-mentatosi negli istituti penitenziari, ispirato ad un approccio di tipo reattivo e “bio-medico”. Attraverso rielaborazioni dei dati pubblicati dall’ISTAT e dal Ministero della Giustizia, il presente articolo evidenzia il progressivo invecchiamento ri-scontrabile nella popolazione detenuta, alla base di un radicale cambiamento nelle esigenze assistenziali dei ristretti; sulla base del confronto tra i bisogni di salute, la domanda di assistenza e l’offerta di servizi sanitari all’interno degli istituti di pena emerge un’evidente inadeguatezza del sistema sanitario penitenziario nel far fronte ai problemi di salute dei reclusi in età avanzata. Sulla scorta delle principali riflessioni proposte dalla dottrina, si perviene alla formulazione di linee guida per la rivisitazione della medicina penitenziaria, identificando la promozione dell’auto-cura come un intervento essenziale sia per il recupero di efficacia che di appropriatezza nella prestazione dei servizi di cura ai detenuti.

La promozione della salute negli istituti di reclusione: dalla cura della malattia all’empowerment del paziente

PALUMBO, ROCCO
2013

Abstract

Le risorse destinate alla tutela della salute trovano impiego prevalente in attività di “medicalizzazione”, ossia nel mero trattamento sanitario delle patologie, in assenza di un incisivo intervento sui determinanti della salute. Considerazione analoga vale in ambito penitenziario, malgrado l’impatto esercitato dalle recenti riforme legislative. Il mutamento nella composizione demografica della popolazione detenuta, d’altro canto, “spiazza” il modello di cura tradizionalmente sedi-mentatosi negli istituti penitenziari, ispirato ad un approccio di tipo reattivo e “bio-medico”. Attraverso rielaborazioni dei dati pubblicati dall’ISTAT e dal Ministero della Giustizia, il presente articolo evidenzia il progressivo invecchiamento ri-scontrabile nella popolazione detenuta, alla base di un radicale cambiamento nelle esigenze assistenziali dei ristretti; sulla base del confronto tra i bisogni di salute, la domanda di assistenza e l’offerta di servizi sanitari all’interno degli istituti di pena emerge un’evidente inadeguatezza del sistema sanitario penitenziario nel far fronte ai problemi di salute dei reclusi in età avanzata. Sulla scorta delle principali riflessioni proposte dalla dottrina, si perviene alla formulazione di linee guida per la rivisitazione della medicina penitenziaria, identificando la promozione dell’auto-cura come un intervento essenziale sia per il recupero di efficacia che di appropriatezza nella prestazione dei servizi di cura ai detenuti.
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