La legge n.190 del 2012 rappresenta il chiaro tentativo di concretizzazione a livello di diritto penale multilivello di una legalità reticolare di fonte convenzionale che impone al nostro ordinamento di adeguare, secondo standard internazionali, le sue strategie di contrasto alla corruzione sistemica tipica delle economie più avanzate. Se, dunque, la recente normativa anticorruzione in Italia si fa apprezzare, su queste basi, per le strategie di controllo razionale del fenomeno qui oggetto di studio secondo modelli di prevenzione mediante organizzazione ormai consolidati, è sul terreno più strettamente penalistico che le soluzioni adottate prestano il fianco a forti dubbi rispetto alle attese per una loro effettività sanzionatoria. Problemi di selezione primaria, infatti, con diritto penale del processo, aporie sistematiche e razionalizzazione di norme penali-spia portano ad una rivisitazione delle fattispecie penali appena varate, particolarmente rispetto a tecniche di anticipazione della tutela in cui il piano giuridico-penale a volte investe anche comportamenti connotati da mera immoralità, con conseguente legittimazione della sanzione più grave in funzione promozionale. Una riforma delle riforme, allora, sembra su queste basi riproporsi per una rivisitazione dei reati contro la pubblica amministrazione che, come delitti di infedeltà, abbandonino una dimensione onnivora ed incapace di affermare le esigenze di una consapevole multiagenzialità nel controllo di fenomeni complessi come quelli in esame.

PREVENZIONE E ‘SELEZIONE PRIMARIA’ NELLA LEGGE N. 190 DEL 2012: L’ANTIFORMALISMO COME METODO PER UNA RAZIONALIZZAZIONE DEL SISTEMA PENALE

SESSA, Antonino
2014

Abstract

La legge n.190 del 2012 rappresenta il chiaro tentativo di concretizzazione a livello di diritto penale multilivello di una legalità reticolare di fonte convenzionale che impone al nostro ordinamento di adeguare, secondo standard internazionali, le sue strategie di contrasto alla corruzione sistemica tipica delle economie più avanzate. Se, dunque, la recente normativa anticorruzione in Italia si fa apprezzare, su queste basi, per le strategie di controllo razionale del fenomeno qui oggetto di studio secondo modelli di prevenzione mediante organizzazione ormai consolidati, è sul terreno più strettamente penalistico che le soluzioni adottate prestano il fianco a forti dubbi rispetto alle attese per una loro effettività sanzionatoria. Problemi di selezione primaria, infatti, con diritto penale del processo, aporie sistematiche e razionalizzazione di norme penali-spia portano ad una rivisitazione delle fattispecie penali appena varate, particolarmente rispetto a tecniche di anticipazione della tutela in cui il piano giuridico-penale a volte investe anche comportamenti connotati da mera immoralità, con conseguente legittimazione della sanzione più grave in funzione promozionale. Una riforma delle riforme, allora, sembra su queste basi riproporsi per una rivisitazione dei reati contro la pubblica amministrazione che, come delitti di infedeltà, abbandonino una dimensione onnivora ed incapace di affermare le esigenze di una consapevole multiagenzialità nel controllo di fenomeni complessi come quelli in esame.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4604060
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