La politica per Machiavelli non è semplicemente autonoma e trattata scientificamente: essa piuttosto ha il predominio e sottomette a sé il ragionamento. La centralità e l’originarietà – intesa quest’ultima come radice che persiste nel tempo e che si rinnova ogni volta nell’evento – della pratica politica rispetto al pensiero segna il dispositivo teorico stesso. Un pensiero dell’immanenza che si situa nel campo di ciò che analizza ha a sua volta come effetto la necessità di non tradire il conflitto che attraversa quel campo, rifiutando di neutralizzarlo tramite un punto di osservazione altro, posizionato altrove, che generi l’ordine cancellando quel dato empirico. E’ noto che gli studi machiavelliani più recenti hanno messo a fuoco nel pensiero machiavelliano la centralità del conflitto, il tumulto. Nella lettura neorepubblicana del momento machiavelliano si tratta di un conflitto addomesticato e regolato dalle leggi, produttivo di libertà civili. Questa anima conflittuale, tumultuosa è poi ripresa e valorizzata in chiave assai più radicale dagli interpreti di matrice neospinoziana e deleuziana che vi leggono una opzione di Machiavelli in direzione della irriducibilità della moltitudine come ‘vera’ soggettività politica, anti-sovrana e anti-statuale. Questa lettura molto interessante, in ogni caso, tende – nell'ottica dell’asse Machiavelli- Spinoza, in ultima istanza, centrata su Spinoza – a ‘fondare' sia il conflitto che la pluralità sulla ontologia, la antropologia e la metafisica materialista. La prospettiva che propongo rovescia il ragionamento e, partendo proprio dal posizionamento machiavelliano immanente al campo di analisi e ai vettori conflittuali che l’attraversano determina l’impossibilità di uno sguardo che ‘sa’ e sottopone a giudizio di valore l’intero sistema: un tale sguardo può essere solo immaginazione, pura immaginazione, per quanto dotata di effetti di forza e di potere che entrano nel gioco della congiuntura concorrendo con altri vettori. L’ignoranza e la non controllabilità dell’insieme complessivo e della sua eventuale teleologia, l'opacità dell'intera trama di caso e necessità che si intrecciano in ogni punto del piano di immanenza, sono peraltro esattamente la matrice dell’azione politica e la garanzia dello spazio, del vuoto che si apre alla virtù. Mancano strutturalmente, nella prospettiva machiavelliana, tanto l’assoluta contingenza, l’ignoranza assoluta, il colpo di dadi, marchio del nichilismo tardo-moderno, che l’assoluta necessità del naturalismo determinista.

Machiavelli e la politica tra verità e immaginazione

BAZZICALUPO, Laura
2015

Abstract

La politica per Machiavelli non è semplicemente autonoma e trattata scientificamente: essa piuttosto ha il predominio e sottomette a sé il ragionamento. La centralità e l’originarietà – intesa quest’ultima come radice che persiste nel tempo e che si rinnova ogni volta nell’evento – della pratica politica rispetto al pensiero segna il dispositivo teorico stesso. Un pensiero dell’immanenza che si situa nel campo di ciò che analizza ha a sua volta come effetto la necessità di non tradire il conflitto che attraversa quel campo, rifiutando di neutralizzarlo tramite un punto di osservazione altro, posizionato altrove, che generi l’ordine cancellando quel dato empirico. E’ noto che gli studi machiavelliani più recenti hanno messo a fuoco nel pensiero machiavelliano la centralità del conflitto, il tumulto. Nella lettura neorepubblicana del momento machiavelliano si tratta di un conflitto addomesticato e regolato dalle leggi, produttivo di libertà civili. Questa anima conflittuale, tumultuosa è poi ripresa e valorizzata in chiave assai più radicale dagli interpreti di matrice neospinoziana e deleuziana che vi leggono una opzione di Machiavelli in direzione della irriducibilità della moltitudine come ‘vera’ soggettività politica, anti-sovrana e anti-statuale. Questa lettura molto interessante, in ogni caso, tende – nell'ottica dell’asse Machiavelli- Spinoza, in ultima istanza, centrata su Spinoza – a ‘fondare' sia il conflitto che la pluralità sulla ontologia, la antropologia e la metafisica materialista. La prospettiva che propongo rovescia il ragionamento e, partendo proprio dal posizionamento machiavelliano immanente al campo di analisi e ai vettori conflittuali che l’attraversano determina l’impossibilità di uno sguardo che ‘sa’ e sottopone a giudizio di valore l’intero sistema: un tale sguardo può essere solo immaginazione, pura immaginazione, per quanto dotata di effetti di forza e di potere che entrano nel gioco della congiuntura concorrendo con altri vettori. L’ignoranza e la non controllabilità dell’insieme complessivo e della sua eventuale teleologia, l'opacità dell'intera trama di caso e necessità che si intrecciano in ogni punto del piano di immanenza, sono peraltro esattamente la matrice dell’azione politica e la garanzia dello spazio, del vuoto che si apre alla virtù. Mancano strutturalmente, nella prospettiva machiavelliana, tanto l’assoluta contingenza, l’ignoranza assoluta, il colpo di dadi, marchio del nichilismo tardo-moderno, che l’assoluta necessità del naturalismo determinista.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4637684
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