Nell’ultimo decennio i morti viventi hanno invaso le tavole dei fumetti, le pagine di libri e riviste, e, gli schermi, cinematografici, televisivi, ma anche dei monitor, degli smartphone e dei tablet. Nessun terreno mediale è rimasto immune dal contagio; una vera e propria meta-invasione transmediale di cui si tenterà di tracciare alcune coordinate nelle prossime pagine, avendo come punto di riferimento alcune opere mediali significative per questo filone; soprattutto, l’universo di The Walking Dead. Il termine universo non è usato a caso: The Walking Dead nasce nell’ottobre del 2003 come fumetto a opera di Robert Kirkman, per poi diventare sette anni più tardi una delle serie televisive di maggiore successo degli ultimi anni. Il mosaico mediale di The Walking Dead è in continuo divenire e i tasselli che lo compongono sono numerosi: un talk show televisivo, The Talking Dead, in cui gli ospiti commentano gli episodi della serie subito dopo la loro messa in onda; numerosi videogame, di cui alcuni – quelli prodotti dalla Telltale Game – hanno ottenuto un grande successo di pubblico e critica; una serie di romanzi dedicata a uno dei personaggi cardine della terza e quarta stagione della serie televisiva, il Governatore. Inoltre, è in fase di produzione uno spin-off con una linea narrativa diversa da quella principale, con personaggi e ambientazioni differenti, al punto tale che gli autori precisano che non si dovrebbe parlare di spin-off, ma di un’altra serie televisiva ambientata nello stesso mondo. Da qui si rafforza l’idea che ci troviamo di fronte a un vero e proprio universo narrativo che fa da cornice a prodotti mediali di varia natura. Il Big Bang dell’universo di The Walking Dead non è improvviso, esso è piuttosto il portato, da un lato, di una tradizione cinematografica, quella inaugurata e tuttora portata avanti da George A. Romero, profondamente sedimentata nell’immaginario collettivo, e, dall’altro, di una temperie sociale e culturale che ha ridato linfa vitale alla figura dello zombi, messa in secondo piano dopo i fasti cinematografici degli anni ’70 e ‘80. Non a caso, nella recente letteratura accademica e mediologica sul tema, si sta facendo strada l’idea che l’era attuale siano definibile come l’epoca della “Zombi Renaissance”: “We are currently experiencing a global explosion of zombie mania, with zombie representations and zombie-related material infiltrating the media and contemporary society in multiple and changing forms” (Hubner Leaning e Manning, 2014). L’universo di The Walking Dead, con gli ascolti da record della serie televisiva e le sue varie diversificazioni mediali, rappresenta probabilmente l’epitome della Zombi Renaissance.

The Walking Dead, epitome della zombi renaissance

ADDEO, FELICE
2015

Abstract

Nell’ultimo decennio i morti viventi hanno invaso le tavole dei fumetti, le pagine di libri e riviste, e, gli schermi, cinematografici, televisivi, ma anche dei monitor, degli smartphone e dei tablet. Nessun terreno mediale è rimasto immune dal contagio; una vera e propria meta-invasione transmediale di cui si tenterà di tracciare alcune coordinate nelle prossime pagine, avendo come punto di riferimento alcune opere mediali significative per questo filone; soprattutto, l’universo di The Walking Dead. Il termine universo non è usato a caso: The Walking Dead nasce nell’ottobre del 2003 come fumetto a opera di Robert Kirkman, per poi diventare sette anni più tardi una delle serie televisive di maggiore successo degli ultimi anni. Il mosaico mediale di The Walking Dead è in continuo divenire e i tasselli che lo compongono sono numerosi: un talk show televisivo, The Talking Dead, in cui gli ospiti commentano gli episodi della serie subito dopo la loro messa in onda; numerosi videogame, di cui alcuni – quelli prodotti dalla Telltale Game – hanno ottenuto un grande successo di pubblico e critica; una serie di romanzi dedicata a uno dei personaggi cardine della terza e quarta stagione della serie televisiva, il Governatore. Inoltre, è in fase di produzione uno spin-off con una linea narrativa diversa da quella principale, con personaggi e ambientazioni differenti, al punto tale che gli autori precisano che non si dovrebbe parlare di spin-off, ma di un’altra serie televisiva ambientata nello stesso mondo. Da qui si rafforza l’idea che ci troviamo di fronte a un vero e proprio universo narrativo che fa da cornice a prodotti mediali di varia natura. Il Big Bang dell’universo di The Walking Dead non è improvviso, esso è piuttosto il portato, da un lato, di una tradizione cinematografica, quella inaugurata e tuttora portata avanti da George A. Romero, profondamente sedimentata nell’immaginario collettivo, e, dall’altro, di una temperie sociale e culturale che ha ridato linfa vitale alla figura dello zombi, messa in secondo piano dopo i fasti cinematografici degli anni ’70 e ‘80. Non a caso, nella recente letteratura accademica e mediologica sul tema, si sta facendo strada l’idea che l’era attuale siano definibile come l’epoca della “Zombi Renaissance”: “We are currently experiencing a global explosion of zombie mania, with zombie representations and zombie-related material infiltrating the media and contemporary society in multiple and changing forms” (Hubner Leaning e Manning, 2014). L’universo di The Walking Dead, con gli ascolti da record della serie televisiva e le sue varie diversificazioni mediali, rappresenta probabilmente l’epitome della Zombi Renaissance.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4650494
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact