Nel saggio si affrontano i rapporti di Eliot e di Montale con Dante, non solo con frequenti analisi intertestuali, ma anche attraverso l’idea centrale che regge il complesso approccio all’opera dantesca dei due poeti, indubbiamente punti di riferimento della Modernità europea. Pur nella diversità dei rispettivi contesti storici e culturali, analoga è la loro teoria sulla funzione e sulla continua trasformazione del linguaggio poetico di Dante, e di pari intensità il loro interesse per la capacità dell’autore della Divina Commedia di trasferire le vicende personali nella dimensione storica e metafisica. Se, per Eliot, il “correlativo oggettivo” è la chiave per interpretare l’allegoria come oggettivazione poetica della struttura dottrinaria del poema e individuare la poeticità intrinseca del procedimento allegorico, allo stesso modo, per Montale, Dante rende «sensibile l’astratto, corporeo l’immateriale», per cui, nella sua potenza visionaria, crea con sintesi fulminee gli oggetti nominandoli. Finalità del contributo è, inoltre, approfondire un altro essenziale e connesso aspetto, problematizzato da Montale: Dante, poeta «concentrico», capace di esprimere il “massimo” di oggettivismo e razionalismo poetico, è estraneo al tempo presente, a una realtà in espansione e progressivamente allontanatasi dal centro, a una civiltà «soggettivistica» con insistenti spinte irrazionali; e, tuttavia, quanto più il suo mondo si allontana dal mondo attuale, tanto più cresce la volontà dei Moderni di conoscerlo.

"Rendere sensibile l'astratto, corporeo l'immateriale". Dante tra Eliot e Montale

GIULIO, Rosa
2015

Abstract

Nel saggio si affrontano i rapporti di Eliot e di Montale con Dante, non solo con frequenti analisi intertestuali, ma anche attraverso l’idea centrale che regge il complesso approccio all’opera dantesca dei due poeti, indubbiamente punti di riferimento della Modernità europea. Pur nella diversità dei rispettivi contesti storici e culturali, analoga è la loro teoria sulla funzione e sulla continua trasformazione del linguaggio poetico di Dante, e di pari intensità il loro interesse per la capacità dell’autore della Divina Commedia di trasferire le vicende personali nella dimensione storica e metafisica. Se, per Eliot, il “correlativo oggettivo” è la chiave per interpretare l’allegoria come oggettivazione poetica della struttura dottrinaria del poema e individuare la poeticità intrinseca del procedimento allegorico, allo stesso modo, per Montale, Dante rende «sensibile l’astratto, corporeo l’immateriale», per cui, nella sua potenza visionaria, crea con sintesi fulminee gli oggetti nominandoli. Finalità del contributo è, inoltre, approfondire un altro essenziale e connesso aspetto, problematizzato da Montale: Dante, poeta «concentrico», capace di esprimere il “massimo” di oggettivismo e razionalismo poetico, è estraneo al tempo presente, a una realtà in espansione e progressivamente allontanatasi dal centro, a una civiltà «soggettivistica» con insistenti spinte irrazionali; e, tuttavia, quanto più il suo mondo si allontana dal mondo attuale, tanto più cresce la volontà dei Moderni di conoscerlo.
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