Una lettura attenta e fondata su una verifica del lessico e delle nozioni fondamentali della famosa prefazione al «De revolutionibus orbium caelestium» di Nicolò Copernico (1543) redatta da Andreas Osiander evidenzia l’impostazione teologica tradizionalista di questo testo, ben distante dalla posizione «strumentalista» e probabilista che hanno ritenuto di dovervi riconoscere, a partire da Giordano Bruno fino ad autorevoli storici della scienza ed epistemologi di epoca contemporanea. Nello studio presente si evidenzia, sulla base, appunto, di una lettura della prefazione criticamente condotta in riferimento a testi di area monastica del secoli V-XII, l’appartenenza dichiarata di Osiander a una tradizione speculativa diffusa e raccomandata nella letteratura altomedievale, formalizzata in epoche anteriori e comunque in ambiti culturali ideologicamente distanti dall’epistemologia aristotelica. Come connotati fondamentali di tale modello di pensiero vengono evidenziati i seguenti principi: 1. la verità è sempre teologica, perché conoscere qualsiasi cosa vera significa conoscere le forme eterne nel Verbo; 2. la conoscenza naturale è sempre fenomenica: non può mai cogliere, infatti, l’essenza ultima delle forme ideali, ma solo il loro manifestarsi negli esiti apparenti della conoscenza sensibile; 3. la razionalità scientifica è dunque sempre «critica», perché, posta l’inattingibilità conoscitiva delle forme essenziali, la ragione umana resta incapace di assicurare alcuna «inventio» del vero, ed ha il compito di formulare sempre e soltanto uno iudicium sulla coerenza delle ipotesi che ne rendono conto; 4. La razionalità critica è alla base del dialogo, perché deve essere strumento della condivisione reciproca degli esiti delle indagini filosofiche e scientifiche.

Quando la scienza era ars e le teorie erano ipotesi. Esemplarismo e ragione critica nel paradigma medievale e in Andreas Osiander

D'ONOFRIO, Giulio
2015

Abstract

Una lettura attenta e fondata su una verifica del lessico e delle nozioni fondamentali della famosa prefazione al «De revolutionibus orbium caelestium» di Nicolò Copernico (1543) redatta da Andreas Osiander evidenzia l’impostazione teologica tradizionalista di questo testo, ben distante dalla posizione «strumentalista» e probabilista che hanno ritenuto di dovervi riconoscere, a partire da Giordano Bruno fino ad autorevoli storici della scienza ed epistemologi di epoca contemporanea. Nello studio presente si evidenzia, sulla base, appunto, di una lettura della prefazione criticamente condotta in riferimento a testi di area monastica del secoli V-XII, l’appartenenza dichiarata di Osiander a una tradizione speculativa diffusa e raccomandata nella letteratura altomedievale, formalizzata in epoche anteriori e comunque in ambiti culturali ideologicamente distanti dall’epistemologia aristotelica. Come connotati fondamentali di tale modello di pensiero vengono evidenziati i seguenti principi: 1. la verità è sempre teologica, perché conoscere qualsiasi cosa vera significa conoscere le forme eterne nel Verbo; 2. la conoscenza naturale è sempre fenomenica: non può mai cogliere, infatti, l’essenza ultima delle forme ideali, ma solo il loro manifestarsi negli esiti apparenti della conoscenza sensibile; 3. la razionalità scientifica è dunque sempre «critica», perché, posta l’inattingibilità conoscitiva delle forme essenziali, la ragione umana resta incapace di assicurare alcuna «inventio» del vero, ed ha il compito di formulare sempre e soltanto uno iudicium sulla coerenza delle ipotesi che ne rendono conto; 4. La razionalità critica è alla base del dialogo, perché deve essere strumento della condivisione reciproca degli esiti delle indagini filosofiche e scientifiche.
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