Il presente saggio si propone di assicurare una determinazione di ordine speculativo della nozione di «misericordia» come ‘denominazione’ e sostanza della fondazione etica di una comunione sociale assoluta, ossia orientata alla condivisione piena e indiscriminata di valori e fini per la salvaguardia dell’esistenza del genere umano stesso. Su queste basi appare legittimo formulare, come criterio universale di superamento e delle diversità, il «principio di misericordia», che invita alla rinuncia di qualsiasi motivazione o esito dell’agire umano che non sia condivisibile, in toto e senza alcuna discriminazione o isolamento in generi, specie eo sottospecie diversamente determinabili, da ciascun individuo uomo. Quale strumento determinante per l’applicazione di questo principio, nei filosofi ispirati dal modello, o ‘paradigma’ medievale, viene individuato senza difficoltà il criterio del dialogo tra menti razionali, spingendone l’efficacia al di sopra di qualsiasi prospettiva numericamente o qualitativamente limitata. Il ‘pincipio di misericordia’ invita dunque l’intero genere umano a sacrificare tutte le aspettative dell’io (che è sempre individuale, in quanto non è mai molteplice), in base all’evidenziazione, grazie allo strumento universalmente condivisibile del linguaggio, a tradurre il comandamento cristiano dell’amore in un imperativo categorico di salvaguardia dell’«umanità» non «in me» o in questo o quell’individuo, ma «in sé», ossia della forma intelligibile (o ideale) dell’umanità, pronunciata, conosciuta e in quanto tale amata dalla causa divina, Terzo dialogante universalmente presente nel confronto tra individui da Lui stesso creati e quindi, per conseguenza necessaria, dall’uomo come genere assoluto.

"Conservanda humanitas". La filosofia del dialogo e il principio di "misericordia"

D'ONOFRIO, Giulio
2017-01-01

Abstract

Il presente saggio si propone di assicurare una determinazione di ordine speculativo della nozione di «misericordia» come ‘denominazione’ e sostanza della fondazione etica di una comunione sociale assoluta, ossia orientata alla condivisione piena e indiscriminata di valori e fini per la salvaguardia dell’esistenza del genere umano stesso. Su queste basi appare legittimo formulare, come criterio universale di superamento e delle diversità, il «principio di misericordia», che invita alla rinuncia di qualsiasi motivazione o esito dell’agire umano che non sia condivisibile, in toto e senza alcuna discriminazione o isolamento in generi, specie eo sottospecie diversamente determinabili, da ciascun individuo uomo. Quale strumento determinante per l’applicazione di questo principio, nei filosofi ispirati dal modello, o ‘paradigma’ medievale, viene individuato senza difficoltà il criterio del dialogo tra menti razionali, spingendone l’efficacia al di sopra di qualsiasi prospettiva numericamente o qualitativamente limitata. Il ‘pincipio di misericordia’ invita dunque l’intero genere umano a sacrificare tutte le aspettative dell’io (che è sempre individuale, in quanto non è mai molteplice), in base all’evidenziazione, grazie allo strumento universalmente condivisibile del linguaggio, a tradurre il comandamento cristiano dell’amore in un imperativo categorico di salvaguardia dell’«umanità» non «in me» o in questo o quell’individuo, ma «in sé», ossia della forma intelligibile (o ideale) dell’umanità, pronunciata, conosciuta e in quanto tale amata dalla causa divina, Terzo dialogante universalmente presente nel confronto tra individui da Lui stesso creati e quindi, per conseguenza necessaria, dall’uomo come genere assoluto.
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