In a controversy with Restany's Nouveau Réalisme, still linked to the manufacture of the object, Yves Klein declares his art at the same time "classical" and "immaterial". To understand this strange couple, two capital scenes of his dazzling artist life: the designation, in the summer of 1947 in Nice, of the blue cloudless sky as "the most beautiful and greatest of [his] works", ready to to be signed and only to be liberated from the birds that risk to pierce it, and, in 1960, the execution of the Anthropométries de l'époque bleu in the Galerie nationale d'Art Contemporain in Paris. In front of the audience, immersed in the Symphonie Monoton performed by three violins, three cellos, three singers, Klein directs from afar, in tuxedos and with white gloves, the naked bodies of the models like living brushes to leave imprints together perfect and impersonal, archaic and contemporary, like the fossils deposited in the rocks and like the "shadows" fixed by the explosion of the atomic bomb in Hiroshima. In one case or another, the artist is no longer the direct architect of the work and radically questions what is meant by medium, image, technique and creation.

In polemica con il Nouveau Réalisme di Restany, legato ancora alla fabbricazione dell’oggetto, Yves Klein dichiara la sua arte allo stesso tempo “classica” e “immateriale”. Per comprendere questa strana coppia, due scene capitali della sua folgorante vita d’artista: la designazione, nell’estate del 1947 a Nizza, del cielo blu e senza nuvole come «la più bella e più grande delle [sue] opere», già pronta per essere firmata e solo da liberare dagli uccelli che rischiano di bucarla, e, nel 1960, l’esecuzione delle Anthropométries de l’époque bleu nella Galerie nationale d’Art Contemporain di Parigi. Davanti al pubblico, immerso nella Symphonie Monoton eseguita da tre violini, tre violoncelli, tre coriste, Klein dirige da lontano, in smoking e con i guanti bianchi, i corpi nudi delle modelle come pennelli viventi affinché lascino delle impronte insieme perfette e impersonali, arcaiche e contemporanee, come i fossili depositati nelle rocce e come le “ombre” fissate dallo scoppio della bomba atomica a Hiroshima. In un caso e nell’altro, l’artista non è più artefice diretto dell’opera e mette radicalmente in discussione ciò che si intende per medium, immagine, tecnica e creazione.

Classico, realista e immateriale

filippo FIMIANI
2018-01-01

Abstract

In polemica con il Nouveau Réalisme di Restany, legato ancora alla fabbricazione dell’oggetto, Yves Klein dichiara la sua arte allo stesso tempo “classica” e “immateriale”. Per comprendere questa strana coppia, due scene capitali della sua folgorante vita d’artista: la designazione, nell’estate del 1947 a Nizza, del cielo blu e senza nuvole come «la più bella e più grande delle [sue] opere», già pronta per essere firmata e solo da liberare dagli uccelli che rischiano di bucarla, e, nel 1960, l’esecuzione delle Anthropométries de l’époque bleu nella Galerie nationale d’Art Contemporain di Parigi. Davanti al pubblico, immerso nella Symphonie Monoton eseguita da tre violini, tre violoncelli, tre coriste, Klein dirige da lontano, in smoking e con i guanti bianchi, i corpi nudi delle modelle come pennelli viventi affinché lascino delle impronte insieme perfette e impersonali, arcaiche e contemporanee, come i fossili depositati nelle rocce e come le “ombre” fissate dallo scoppio della bomba atomica a Hiroshima. In un caso e nell’altro, l’artista non è più artefice diretto dell’opera e mette radicalmente in discussione ciò che si intende per medium, immagine, tecnica e creazione.
9788857554242
In a controversy with Restany's Nouveau Réalisme, still linked to the manufacture of the object, Yves Klein declares his art at the same time "classical" and "immaterial". To understand this strange couple, two capital scenes of his dazzling artist life: the designation, in the summer of 1947 in Nice, of the blue cloudless sky as "the most beautiful and greatest of [his] works", ready to to be signed and only to be liberated from the birds that risk to pierce it, and, in 1960, the execution of the Anthropométries de l'époque bleu in the Galerie nationale d'Art Contemporain in Paris. In front of the audience, immersed in the Symphonie Monoton performed by three violins, three cellos, three singers, Klein directs from afar, in tuxedos and with white gloves, the naked bodies of the models like living brushes to leave imprints together perfect and impersonal, archaic and contemporary, like the fossils deposited in the rocks and like the "shadows" fixed by the explosion of the atomic bomb in Hiroshima. In one case or another, the artist is no longer the direct architect of the work and radically questions what is meant by medium, image, technique and creation.
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