Con l'ordinanza n. 207 del 2018 la Consulta sottopone a processo l'art. 580 c.p. attraverso una gestione del processo costituzionale originale, ma rispettosa di canoni rivolti al recupero della funzione politica della legalità in materia penale. Il riconoscimento del diritto all'autodeterminazione terapeutica, nelle sue esplicazioni del diritto a determinare il momento della propria morte nonchè quello dell'aiuto nel morire, porta alla individuazione di situazioni meritevoli di tutela la cui razionale definizione dommatica diventa essenziale per ragioni di ordine civile. Pertanto, una volta posto in discussione il divieto assoluto di aiuto al suicidio, alla legittimità della incriminazione di aiuto al suicidio nel momento in cui la norma si pone a tutela della inviolabilità del bene vita, residuano ipotesi legittime di agevolazione al suicidio quando, mediate dall'esercizio consapevole di un diritto fondamentale, vengono affidate a condizioni predeterminate per legge e rimesse a controlli di tipo pubblicistico. Sarebbero questi, allora, quei caratteri strutturali di una nuova idea di giustificazione, quella procedurale che, distinta da quella tradizionale o sostanziale, individua uno spazio di diritto libero in cui il soggetto decidente si vede legittimata ex ante una scelta tale da rendere la stessa condotta non impedibile. In questi termini, il diritto penale provvvisorio, così come emergente dalla dommatica di garanzia auspicata dai giudici delle leggi, fa sorgere una conseguente esigenza di revisione della normativa di fine vita nel suo complesso in modo da assicurare alla forza del diritto di prevalere sul diritto della forza.

FONDAMENTO E LIMITI DEL DIVIETO DI AIUTO AL SUICIDIO: UN NUOVO STATUTO PENALE DELLE SCRIMINANTI NELL’ORDINANZA DELLA CONSULTA N. 207/2018

Sessa Antonino
2019

Abstract

Con l'ordinanza n. 207 del 2018 la Consulta sottopone a processo l'art. 580 c.p. attraverso una gestione del processo costituzionale originale, ma rispettosa di canoni rivolti al recupero della funzione politica della legalità in materia penale. Il riconoscimento del diritto all'autodeterminazione terapeutica, nelle sue esplicazioni del diritto a determinare il momento della propria morte nonchè quello dell'aiuto nel morire, porta alla individuazione di situazioni meritevoli di tutela la cui razionale definizione dommatica diventa essenziale per ragioni di ordine civile. Pertanto, una volta posto in discussione il divieto assoluto di aiuto al suicidio, alla legittimità della incriminazione di aiuto al suicidio nel momento in cui la norma si pone a tutela della inviolabilità del bene vita, residuano ipotesi legittime di agevolazione al suicidio quando, mediate dall'esercizio consapevole di un diritto fondamentale, vengono affidate a condizioni predeterminate per legge e rimesse a controlli di tipo pubblicistico. Sarebbero questi, allora, quei caratteri strutturali di una nuova idea di giustificazione, quella procedurale che, distinta da quella tradizionale o sostanziale, individua uno spazio di diritto libero in cui il soggetto decidente si vede legittimata ex ante una scelta tale da rendere la stessa condotta non impedibile. In questi termini, il diritto penale provvvisorio, così come emergente dalla dommatica di garanzia auspicata dai giudici delle leggi, fa sorgere una conseguente esigenza di revisione della normativa di fine vita nel suo complesso in modo da assicurare alla forza del diritto di prevalere sul diritto della forza.
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