In questo saggio, l'A. espone le ragioni giuridiche che si oppongono all'ammissibilità della diagnosi genetica preimpanto, prendendo in considerazione, a tal fine, i tre principali argomenti sui quali, in Italia, si è incentrato il dibattito ed, in mancanza di una determinazione legislativa chiara e coerente con l'assetto valoriale costituzionale, anche l'agone giudiziario. Sicché, l'A. riflette, in particolare, sulla diagnosi genetica preimpianto quale conseguenza del diritto al consenso informato nei trattamenti medici, quale esito del bilanciamento tra il diritto alla vita del concepito e quello alla salute della futura gestante e quale conseguenza, infine, dell’adeguamento dell’ordinamento nazionale alle sentenze di condanna della Corte EDU. Lo stesso, in incipit, evidenzia l'importanza di tenere ancora conto di queste ragioni, nonostante la giurisprudenza di merito, costituzionale ed internazionale sia oramai tutta protesa a consentire il tipo di diagnosi de quo; la ravvisa, infatti, nel rafforzamento, che ne deriva, di quella prudenza e di quella saggezza – il principio di precauzione – che sempre devono orientare ogni decisione in materie determinanti per il futuro della specie umana e continuare ad ispirarle una volta assunte.

La diagnosi genetica preimpianto nell’evoluzione dell’ordinamento italiano: gli argomenti contrari

Rosanna Fattibene
2017

Abstract

In questo saggio, l'A. espone le ragioni giuridiche che si oppongono all'ammissibilità della diagnosi genetica preimpanto, prendendo in considerazione, a tal fine, i tre principali argomenti sui quali, in Italia, si è incentrato il dibattito ed, in mancanza di una determinazione legislativa chiara e coerente con l'assetto valoriale costituzionale, anche l'agone giudiziario. Sicché, l'A. riflette, in particolare, sulla diagnosi genetica preimpianto quale conseguenza del diritto al consenso informato nei trattamenti medici, quale esito del bilanciamento tra il diritto alla vita del concepito e quello alla salute della futura gestante e quale conseguenza, infine, dell’adeguamento dell’ordinamento nazionale alle sentenze di condanna della Corte EDU. Lo stesso, in incipit, evidenzia l'importanza di tenere ancora conto di queste ragioni, nonostante la giurisprudenza di merito, costituzionale ed internazionale sia oramai tutta protesa a consentire il tipo di diagnosi de quo; la ravvisa, infatti, nel rafforzamento, che ne deriva, di quella prudenza e di quella saggezza – il principio di precauzione – che sempre devono orientare ogni decisione in materie determinanti per il futuro della specie umana e continuare ad ispirarle una volta assunte.
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