L’espressione «civilizzazione statuale» è nata da una precisa esigenza: associare il processo di civilizzazione all’evoluzione delle organizzazioni sociali e istituzionali munite di un elevato grado di perfezionamento interattivo tra il livello psicologico su larga scala e il livello materiale, organizzativo e politico-giuridico-istituzionale. L’espressione composita («civilizzazione» + «statualità») associa due poli: uno di valore-fatto (il termine «civilizzazione» implica sempre un giudizio di valore comparativo tra una condizione preesistente e una condizione successiva, dove la successiva è più evoluta e perfezionata della precedente ) e l’altro di fatto-valore (una buona organizzazione funzionale delle istituzioni e delle – almeno principali – funzioni sociali di regola porta con sé una migliore condizione della cittadinanza e favorisce quindi la formulazione – che resta comunque il risultato di un atto volontario della mente giudicante – di un giudizio di valore positivo). «Civilizzazione statuale», che non va confusa con lo «Stato» anche se quest’ultimo ne è uno straordinario potenziatore, è perciò, propriamente, un neologismo, utile ad associare parole a cose a descrivere con un linguaggio sintetico ed efficace processi storici molto complessi e articolati. L'espressione «civilizzazione statuale» indica quindi un insieme coordinato di fatti sociali nei quali sono ricomprese le molteplici logiche dei sentimenti diffusi d’identità e di cooperazione. È, dunque, nel contempo un processo storico di istituzionalizzazione, che si dispiega necessariamente su un tempo di lunga durata, e uno strumento concettuale atto a dar conto delle azioni performative degli attori sociali: quelle che i soggetti protagonisti dell’azione costruiscono per mezzo delle strutture culturali e mentali pre-comprensive, ossia frutto di automatismi mentali che si stratificano nel tempo e che diventano le matrici produttive del loro orizzonte di senso. È fin troppo evidente che il processo storico-evolutivo indicato dall’espressione «civilizzazione statuale» manifesta un giudizio di valore positivo che tuttavia resta ben distinto dal fenomeno in sé. Quel giudizio è comunque l’effetto di una libera scelta politica che ciascun individuo deve ogni giorno, ogni istante della propria vita, volontariamente decidere e concretizzare nelle proprie azioni, nel contesto in cui vive e nelle funzioni in cui agisce. Di qui il legame intrinseco tra «civilizzazione statuale» e processi educativi e formativi della cittadinanza. Il presente saggio indaga su questa "volizione adesiva" dell’individuo sociale che è propriamente ciò che contraddistingue pensiero e società moderni. sanzione) di quel potere. Troppe volte nelle pedagogie tradizionali si designava l’educazione civica come qualcosa di sideralmente distante, di oppressivo in quanto veicolo di valori troppo alti e retorici per essere sentiti e introiettati dal cittadino comune. La civilizzazione statuale inverte questa tendenza e punta ad avvicinare cultura politica e vita quotidiana nel segno di una relativizzazione dei valori e dei sentimenti politici, che paradossalmente lungi dall’essere sviliti ne risultano al contrario potenziati in quanto più intrisi di concreta possibilità di realizzazione.

La civilizzazione statuale: neologismo specialistico e strumento concettuale per la comprensione del pensiero moderno

DI DONATO, Francesco
2016

Abstract

L’espressione «civilizzazione statuale» è nata da una precisa esigenza: associare il processo di civilizzazione all’evoluzione delle organizzazioni sociali e istituzionali munite di un elevato grado di perfezionamento interattivo tra il livello psicologico su larga scala e il livello materiale, organizzativo e politico-giuridico-istituzionale. L’espressione composita («civilizzazione» + «statualità») associa due poli: uno di valore-fatto (il termine «civilizzazione» implica sempre un giudizio di valore comparativo tra una condizione preesistente e una condizione successiva, dove la successiva è più evoluta e perfezionata della precedente ) e l’altro di fatto-valore (una buona organizzazione funzionale delle istituzioni e delle – almeno principali – funzioni sociali di regola porta con sé una migliore condizione della cittadinanza e favorisce quindi la formulazione – che resta comunque il risultato di un atto volontario della mente giudicante – di un giudizio di valore positivo). «Civilizzazione statuale», che non va confusa con lo «Stato» anche se quest’ultimo ne è uno straordinario potenziatore, è perciò, propriamente, un neologismo, utile ad associare parole a cose a descrivere con un linguaggio sintetico ed efficace processi storici molto complessi e articolati. L'espressione «civilizzazione statuale» indica quindi un insieme coordinato di fatti sociali nei quali sono ricomprese le molteplici logiche dei sentimenti diffusi d’identità e di cooperazione. È, dunque, nel contempo un processo storico di istituzionalizzazione, che si dispiega necessariamente su un tempo di lunga durata, e uno strumento concettuale atto a dar conto delle azioni performative degli attori sociali: quelle che i soggetti protagonisti dell’azione costruiscono per mezzo delle strutture culturali e mentali pre-comprensive, ossia frutto di automatismi mentali che si stratificano nel tempo e che diventano le matrici produttive del loro orizzonte di senso. È fin troppo evidente che il processo storico-evolutivo indicato dall’espressione «civilizzazione statuale» manifesta un giudizio di valore positivo che tuttavia resta ben distinto dal fenomeno in sé. Quel giudizio è comunque l’effetto di una libera scelta politica che ciascun individuo deve ogni giorno, ogni istante della propria vita, volontariamente decidere e concretizzare nelle proprie azioni, nel contesto in cui vive e nelle funzioni in cui agisce. Di qui il legame intrinseco tra «civilizzazione statuale» e processi educativi e formativi della cittadinanza. Il presente saggio indaga su questa "volizione adesiva" dell’individuo sociale che è propriamente ciò che contraddistingue pensiero e società moderni. sanzione) di quel potere. Troppe volte nelle pedagogie tradizionali si designava l’educazione civica come qualcosa di sideralmente distante, di oppressivo in quanto veicolo di valori troppo alti e retorici per essere sentiti e introiettati dal cittadino comune. La civilizzazione statuale inverte questa tendenza e punta ad avvicinare cultura politica e vita quotidiana nel segno di una relativizzazione dei valori e dei sentimenti politici, che paradossalmente lungi dall’essere sviliti ne risultano al contrario potenziati in quanto più intrisi di concreta possibilità di realizzazione.
978-88-9335-087-7
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