I parlamenti francesi di Antico Regime e in particolare il Parlamento di Parigi pretesero sempre di essere non solo corti di giustizia di ultima istanza («superiori» come le denominò Luigi XIV paradossalmente per sminuirne il ruolo), ma istituzioni rappresentative la cui funzione era eminentemente politica a cominciare dalla partecipazione al potere legislativo attraverso la procedura di registrazione (per questo «corti sovrane»). In questo delirio di onnipotenza politica la dottrina parlamentare non mancò, in uno dei momenti più cruciali della lotta intrapresa contro la corona durante il regno di Luigi XV, di apparentare i parlamenti francesi al Parlamento inglese, arrivando persino a sostenere, come fece il leader della robe parlementaire, Louis-Adrien Le Paige, che il sistema parlamentare d'oltre Manica fosse molto più assolutistico del francese. L'argomento centrale di questa asserzione era fondato sull'osservazione che nel sistema inglese era il re ad avere l'ultima parola sull'approvazione del progetto di legge, mentre nel sistema francese accadeva l'esatto contrario, essendo il re a proporre il disegno di legge e il Parlement ad approvarlo attraverso la procedura di vérification culminante nell'enregistrement o nel suo rifiuto. Sulla base dell'esame di questa dottrina poco conosciuta e ancor meno studiata, si propone una lettura della storia parlamentare franco-inglese vista dalla prospettiva del conflitto tra magistratura e potere politico incarnato dal re e dai suoi ministri e si conclude che la storia dello Stato moderno è ancora ben lungi dall'essere esaurita e offre ancora spunti di ricerca di notevole importanza.

Parlement anglais et Parlement français dans la perspective des hommes de robe du XVIIIe siècle

Di Donato Francesco
2012

Abstract

I parlamenti francesi di Antico Regime e in particolare il Parlamento di Parigi pretesero sempre di essere non solo corti di giustizia di ultima istanza («superiori» come le denominò Luigi XIV paradossalmente per sminuirne il ruolo), ma istituzioni rappresentative la cui funzione era eminentemente politica a cominciare dalla partecipazione al potere legislativo attraverso la procedura di registrazione (per questo «corti sovrane»). In questo delirio di onnipotenza politica la dottrina parlamentare non mancò, in uno dei momenti più cruciali della lotta intrapresa contro la corona durante il regno di Luigi XV, di apparentare i parlamenti francesi al Parlamento inglese, arrivando persino a sostenere, come fece il leader della robe parlementaire, Louis-Adrien Le Paige, che il sistema parlamentare d'oltre Manica fosse molto più assolutistico del francese. L'argomento centrale di questa asserzione era fondato sull'osservazione che nel sistema inglese era il re ad avere l'ultima parola sull'approvazione del progetto di legge, mentre nel sistema francese accadeva l'esatto contrario, essendo il re a proporre il disegno di legge e il Parlement ad approvarlo attraverso la procedura di vérification culminante nell'enregistrement o nel suo rifiuto. Sulla base dell'esame di questa dottrina poco conosciuta e ancor meno studiata, si propone una lettura della storia parlamentare franco-inglese vista dalla prospettiva del conflitto tra magistratura e potere politico incarnato dal re e dai suoi ministri e si conclude che la storia dello Stato moderno è ancora ben lungi dall'essere esaurita e offre ancora spunti di ricerca di notevole importanza.
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