Il contributo si inserisce nell’ambito di uno studio ricco e complesso sulla città di Salerno nei secoli. La prospettiva geografica ha consentito di dare evidenza alle trasformazioni urbanistiche del capoluogo salernitano sorrette da revisioni funzionali e strategiche della città in una visione strategica di sviluppo culturale e per certi versi turistico. L’ancoraggio teorico della ricerca trova fondamento in esperienza di città, italiane e straniere, hanno avviato processi di rinnovamento urbano, strutturale e funzionale, fondati sulla formulazione di una visione strategica di medio-lungo periodo, spesso concomitante con la costruzione di una immagine-brand, da perseguire attraverso programmi la cui efficacia risiede nella capacità di coniugare valorizzazione della dotazione culturale, sviluppo turistico e miglioramento della qualità di vita delle collettività locali (Cessari 2016). Da un punto di vista attuativo, il rinnovamento urbano è stato analizzato attraverso la tendenza, molto praticata, di puntare sulla riqualificazione dei centri storici, sulla riutilizzazione di vuoti urbani o di aree dismesse, ridestinandoli a nuove funzioni d’uso, e, ove possibile, di assegnare un ruolo prioritario alla riqualificazione dei waterfront, considerati a tutti gli effetti un vero e proprio landmark, fulcro intorno a cui far ruotare lo sviluppo urbano alla ricerca di nuove identità e centralità (Malone 1996). Salerno, infatti, pur essendo una città di mare dotata di un Centro storico di pregio, fino alla fine degli anni Ottanta, diversamente da quanto avvenuto in altre realtà di medie dimensioni, a livello nazionale ed internazionale, non aveva maturato un’identità turistico-culturale propria, cosicché il suo riconoscimento a livello internazionale era dovuto unicamente alla vicinanza geografica ad altri attrattori, quali la Costiera Amalfitana o gli scavi di Paestum. L’ultimo trentennio, invece, è stato caratterizzato dalla forte volontà di rilanciare l’immagine della città e di creare un milieu in grado di valorizzarne le potenzialità, anche culturali, così da rendere il comune una polarità centrale, maggiormente autonoma, e, se possibile, ambito di riferimento sia per l’ampio comprensorio turistico provinciale, sia per quello regionale. Sulla base di questa visione strategica è stata avviata una stagione di rigenerazione urbana e funzionale, fortemente incentrata su una vocazione turistica orientata alla valorizzazione del capitale territoriale di tipo culturale, che ha fatto assumere nuova rilevanza al Centro storico, ricco di beni culturali risalenti a diverse epoche storiche (periodo romano, longobardo, normanno-svevo, angioino, aragonese) e sede, oggi, di molteplici attività di tipo turistico.

Centro storico e trasformazioni di contesto

Teresa Amodio
2020-01-01

Abstract

Il contributo si inserisce nell’ambito di uno studio ricco e complesso sulla città di Salerno nei secoli. La prospettiva geografica ha consentito di dare evidenza alle trasformazioni urbanistiche del capoluogo salernitano sorrette da revisioni funzionali e strategiche della città in una visione strategica di sviluppo culturale e per certi versi turistico. L’ancoraggio teorico della ricerca trova fondamento in esperienza di città, italiane e straniere, hanno avviato processi di rinnovamento urbano, strutturale e funzionale, fondati sulla formulazione di una visione strategica di medio-lungo periodo, spesso concomitante con la costruzione di una immagine-brand, da perseguire attraverso programmi la cui efficacia risiede nella capacità di coniugare valorizzazione della dotazione culturale, sviluppo turistico e miglioramento della qualità di vita delle collettività locali (Cessari 2016). Da un punto di vista attuativo, il rinnovamento urbano è stato analizzato attraverso la tendenza, molto praticata, di puntare sulla riqualificazione dei centri storici, sulla riutilizzazione di vuoti urbani o di aree dismesse, ridestinandoli a nuove funzioni d’uso, e, ove possibile, di assegnare un ruolo prioritario alla riqualificazione dei waterfront, considerati a tutti gli effetti un vero e proprio landmark, fulcro intorno a cui far ruotare lo sviluppo urbano alla ricerca di nuove identità e centralità (Malone 1996). Salerno, infatti, pur essendo una città di mare dotata di un Centro storico di pregio, fino alla fine degli anni Ottanta, diversamente da quanto avvenuto in altre realtà di medie dimensioni, a livello nazionale ed internazionale, non aveva maturato un’identità turistico-culturale propria, cosicché il suo riconoscimento a livello internazionale era dovuto unicamente alla vicinanza geografica ad altri attrattori, quali la Costiera Amalfitana o gli scavi di Paestum. L’ultimo trentennio, invece, è stato caratterizzato dalla forte volontà di rilanciare l’immagine della città e di creare un milieu in grado di valorizzarne le potenzialità, anche culturali, così da rendere il comune una polarità centrale, maggiormente autonoma, e, se possibile, ambito di riferimento sia per l’ampio comprensorio turistico provinciale, sia per quello regionale. Sulla base di questa visione strategica è stata avviata una stagione di rigenerazione urbana e funzionale, fortemente incentrata su una vocazione turistica orientata alla valorizzazione del capitale territoriale di tipo culturale, che ha fatto assumere nuova rilevanza al Centro storico, ricco di beni culturali risalenti a diverse epoche storiche (periodo romano, longobardo, normanno-svevo, angioino, aragonese) e sede, oggi, di molteplici attività di tipo turistico.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4746670
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