Il termine borgo, sia dal latino che dal germanico, assume il significato di “castello” o “città fortificata” ed è generalmente un luogo di modeste dimensioni, caratterizzato da vie strette ed attività artigianali, agricole e commerciali che si svolgono all’interno del villaggio. Garantire la sopravvivenza delle antiche borgate, vuol dire riappropriarsi di realtà ricche di tradizioni e di un patrimonio storico – culturale progressivamente eroso e mai ricostituito, ma necessario alla rigenerazione della stessa società. Si delinea, così, una visione del borgo - inteso come serbatoio di memorie e crogiolo di sentimenti di appartenenza - capace di custodire il senso identitario che connette la comunità al territorio, facendone emergere il suo spirito e il suo genius loci. Si rende necessaria, dunque, una nuova riflessività socio-istituzionale capace di sperimentare e diffondere il turismo di comunità attraverso il positivo coinvolgimento di tutti gli attori locali - pubblici e privati - per la promozione di un tessuto relazionale che concorra ad assicurare processi di sviluppo sostenibile e responsabile in grado di preservare le valenze paesaggistiche e culturali del borgo, riconoscendo “la centralità della comunità locale ospitante ed il suo diritto ad essere socialmente responsabile del proprio territorio, favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori” (AITR, 2005). Sulla base di quanto appena esposto, il presente contributo - attraverso l’illustrazione delle finalità del progetto Rete Nazionale delle Comunità Ospitali…gente che ama ospitare - intende sostenere che, laddove le amministrazioni favorissero il ruolo attivo delle comunità locali, si determinerebbe un fertile incontro tra politiche top down e reti sociali bottom up in grado di innescare processi virtuosi orientati non da interessi economici o da indicazioni provenienti dall’autorità pubblica, ma “dal desiderio di ciascuno di migliorare il proprio ambiente di vita, tramite un impegno collettivo” (Bodini e al., 2016, p. 8).

Comunità ospitali e borghi. Una questione di sopravvivenza

Germana Citarella
2020

Abstract

Il termine borgo, sia dal latino che dal germanico, assume il significato di “castello” o “città fortificata” ed è generalmente un luogo di modeste dimensioni, caratterizzato da vie strette ed attività artigianali, agricole e commerciali che si svolgono all’interno del villaggio. Garantire la sopravvivenza delle antiche borgate, vuol dire riappropriarsi di realtà ricche di tradizioni e di un patrimonio storico – culturale progressivamente eroso e mai ricostituito, ma necessario alla rigenerazione della stessa società. Si delinea, così, una visione del borgo - inteso come serbatoio di memorie e crogiolo di sentimenti di appartenenza - capace di custodire il senso identitario che connette la comunità al territorio, facendone emergere il suo spirito e il suo genius loci. Si rende necessaria, dunque, una nuova riflessività socio-istituzionale capace di sperimentare e diffondere il turismo di comunità attraverso il positivo coinvolgimento di tutti gli attori locali - pubblici e privati - per la promozione di un tessuto relazionale che concorra ad assicurare processi di sviluppo sostenibile e responsabile in grado di preservare le valenze paesaggistiche e culturali del borgo, riconoscendo “la centralità della comunità locale ospitante ed il suo diritto ad essere socialmente responsabile del proprio territorio, favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori” (AITR, 2005). Sulla base di quanto appena esposto, il presente contributo - attraverso l’illustrazione delle finalità del progetto Rete Nazionale delle Comunità Ospitali…gente che ama ospitare - intende sostenere che, laddove le amministrazioni favorissero il ruolo attivo delle comunità locali, si determinerebbe un fertile incontro tra politiche top down e reti sociali bottom up in grado di innescare processi virtuosi orientati non da interessi economici o da indicazioni provenienti dall’autorità pubblica, ma “dal desiderio di ciascuno di migliorare il proprio ambiente di vita, tramite un impegno collettivo” (Bodini e al., 2016, p. 8).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4752029
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