I centri storici e i beni culturali delle città italiane ed europee rappresentano ricchi palinsesti di tipologie e tecniche costruttive, di evoluzioni nel tempo, di mutamenti e di ingegno umano. Te- stimoni di stagioni del fare architettonico ormai lontane, sono attuali per la loro conformazione e per la capacità di resistere ai mutamenti di gusto ed ai sempre mutevoli approcci teorici ed ope- rativi occorsi nel tempo. Anche molti secoli dopo la loro costruzione, sono in grado di raccontare le proprie funzioni, evidenziare i metodi di realizzazione, individuare le abilità dei costruttori, le possibilità economiche dei committenti e le tecnologie costruttive tipiche dei luoghi in cui sono collocati. Tuttavia, i recenti e sempre più violenti eventi calamitosi hanno incoraggiato il dibattito tra comunità scientifica, tecnici, collettività e amministrazioni pubbliche sull’urgenza di ritrovare nuovi stimoli e strumenti che sappiano coniugare le istanze storico-artistiche con le potenzialità del progetto architettonico e con i requisiti di sicurezza. La lista degli effetti delle calamità sul patrimonio architettonico è lunga ed abbastanza esplicativa della delicatezza ed unicità di siti e edifici storici e, al contempo, del crescente e sempre più pericoloso ventaglio di minacce e sfide. In tali scenari, è prioritario interrogarsi sulle scelte più caute e prudenti per assecondare i diversi tipi di valori coinvolti: storico-architettonici, sociali, economici, ambientali e di sicurezza, in- vestigando la possibilità di attualizzare, seppur con ovvie contestualizzazioni spazio-temporali, l’antico motto «dov’era e com’era», regolarmente invocato all’indomani di catastrofi, affinché divenga linea guida teorica ed operativa della ricostruzione sostenibile di interi centri storici e monumenti.

L’attualità del motto “dov’era e com’era”. La ricostruzione sostenibile di monumenti e centri storici come strategia di coesione sociale e trasferimento di valori storico-culturali

F. Ribera;P. Cucco
2020

Abstract

I centri storici e i beni culturali delle città italiane ed europee rappresentano ricchi palinsesti di tipologie e tecniche costruttive, di evoluzioni nel tempo, di mutamenti e di ingegno umano. Te- stimoni di stagioni del fare architettonico ormai lontane, sono attuali per la loro conformazione e per la capacità di resistere ai mutamenti di gusto ed ai sempre mutevoli approcci teorici ed ope- rativi occorsi nel tempo. Anche molti secoli dopo la loro costruzione, sono in grado di raccontare le proprie funzioni, evidenziare i metodi di realizzazione, individuare le abilità dei costruttori, le possibilità economiche dei committenti e le tecnologie costruttive tipiche dei luoghi in cui sono collocati. Tuttavia, i recenti e sempre più violenti eventi calamitosi hanno incoraggiato il dibattito tra comunità scientifica, tecnici, collettività e amministrazioni pubbliche sull’urgenza di ritrovare nuovi stimoli e strumenti che sappiano coniugare le istanze storico-artistiche con le potenzialità del progetto architettonico e con i requisiti di sicurezza. La lista degli effetti delle calamità sul patrimonio architettonico è lunga ed abbastanza esplicativa della delicatezza ed unicità di siti e edifici storici e, al contempo, del crescente e sempre più pericoloso ventaglio di minacce e sfide. In tali scenari, è prioritario interrogarsi sulle scelte più caute e prudenti per assecondare i diversi tipi di valori coinvolti: storico-architettonici, sociali, economici, ambientali e di sicurezza, in- vestigando la possibilità di attualizzare, seppur con ovvie contestualizzazioni spazio-temporali, l’antico motto «dov’era e com’era», regolarmente invocato all’indomani di catastrofi, affinché divenga linea guida teorica ed operativa della ricostruzione sostenibile di interi centri storici e monumenti.
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