L’articolo che segue propone un’analisi del rapporto tra lavoro in agricoltura e sistemi di accoglienza dei migranti, a partire da due aree campane particolarmente interessate da questo fenomeno: la Piana del Sele, in provincia di Salerno, e l’area di Castel Volturno e dell’Agro Aversano, in provincia di Caserta. Entrambe le aree sono caratterizzate dalla presenza di bracciantato migrante almeno dagli anni Ottanta; negli anni 2010, con l’intensificarsi del flusso di migranti forzati lungo la rotta mediterranea (ciò che dal 2013 in poi è stata definita l’emergenza rifugiati), in entrambe le aree si è verificata una proliferazione di centri di accoglienza per richiedenti asilo. Sia in Piana del Sele che nell’area di Castel Volturno e dell’Agro Aversano si è assistito, seppur con forme diverse, alla costruzione di un legame tra sistema di accoglienza e i modelli di agrobusiness. Molti migranti ospiti dei centri di accoglienza sono entrati a far parte in maniera più o meno stabile dei sistemi agricoli locali e si è verificato un processo di “inclusione differenziale” di questi migranti, a vantaggio degli imprenditori agricoli locali. L’iter burocratico dei processi di riconoscimento della protezione internazionale da parte delle commissioni territoriali ha lasciato infatti in un limbo giuridico protratto anche per anni gli ospiti dei centri, che nel frattempo, come era ovvio che accadesse, hanno cercato un impiego nei mercati del lavoro locali. Questo ha innescato così corse al ribasso nei salari, minando i processi di sindacalizzazione in atto tra i braccianti presenti da più tempo sul territorio e creando forti tensioni tra gli stessi lavoratori migranti, nella fattispecie tra chi era in accoglienza, spesato di vitto e alloggio, e chi doveva invece destinare parte del salario alle proprie spese quotidiane. Tuttavia, in questi stessi territori sono avvenuti anche processi di segno opposto: il sistema di accoglienza può infatti, a determinate condizioni, costituire un perno di emersione dall’informalità e di ripoliticizzazione della presenza migrante sui territori. In questo senso descriveremo l’esperienza del Centro Sociale Ex-Canapificio, di Caserta, il più grande del Sud Italia e principale animatore del Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta, che è stato in grado di costruire nuove modalità di intendere il rapporto tra migrazioni e spazio locale, anche a partire dall’attività di accoglienza a richiedenti asilo.

Campania: dal sistema di accoglienza allo sfruttamento nei campi

Avallone Gennaro
;
2021-01-01

Abstract

L’articolo che segue propone un’analisi del rapporto tra lavoro in agricoltura e sistemi di accoglienza dei migranti, a partire da due aree campane particolarmente interessate da questo fenomeno: la Piana del Sele, in provincia di Salerno, e l’area di Castel Volturno e dell’Agro Aversano, in provincia di Caserta. Entrambe le aree sono caratterizzate dalla presenza di bracciantato migrante almeno dagli anni Ottanta; negli anni 2010, con l’intensificarsi del flusso di migranti forzati lungo la rotta mediterranea (ciò che dal 2013 in poi è stata definita l’emergenza rifugiati), in entrambe le aree si è verificata una proliferazione di centri di accoglienza per richiedenti asilo. Sia in Piana del Sele che nell’area di Castel Volturno e dell’Agro Aversano si è assistito, seppur con forme diverse, alla costruzione di un legame tra sistema di accoglienza e i modelli di agrobusiness. Molti migranti ospiti dei centri di accoglienza sono entrati a far parte in maniera più o meno stabile dei sistemi agricoli locali e si è verificato un processo di “inclusione differenziale” di questi migranti, a vantaggio degli imprenditori agricoli locali. L’iter burocratico dei processi di riconoscimento della protezione internazionale da parte delle commissioni territoriali ha lasciato infatti in un limbo giuridico protratto anche per anni gli ospiti dei centri, che nel frattempo, come era ovvio che accadesse, hanno cercato un impiego nei mercati del lavoro locali. Questo ha innescato così corse al ribasso nei salari, minando i processi di sindacalizzazione in atto tra i braccianti presenti da più tempo sul territorio e creando forti tensioni tra gli stessi lavoratori migranti, nella fattispecie tra chi era in accoglienza, spesato di vitto e alloggio, e chi doveva invece destinare parte del salario alle proprie spese quotidiane. Tuttavia, in questi stessi territori sono avvenuti anche processi di segno opposto: il sistema di accoglienza può infatti, a determinate condizioni, costituire un perno di emersione dall’informalità e di ripoliticizzazione della presenza migrante sui territori. In questo senso descriveremo l’esperienza del Centro Sociale Ex-Canapificio, di Caserta, il più grande del Sud Italia e principale animatore del Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta, che è stato in grado di costruire nuove modalità di intendere il rapporto tra migrazioni e spazio locale, anche a partire dall’attività di accoglienza a richiedenti asilo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4759610
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